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Il Tirreno - Bagni: bandi regionali per dare le concessioni
Annuncio a sorpresa del ministro Gnudi, nessun commento degli operatori da mesi in lotta contro il pressing Ue: un incontro a fine febbraio
ROMA I concessionari balneari verranno scelti «sulla base di appositi bandi regionali»: poche parole, pronunciate ieridal ministro per i Rapporti con le Regioni, Piero Gnudi - che ha parlato nel corso di una audizione davanti alla Commissione Affari costituzionali alla Camera - sono bastate per gelare speranze e aspettative dei balneari che da tempo sono in lotta contro la direttiva Bolkestein e chiedono al Governo di attivarsi nei confronti dell’Unione Europea per far uscire il demanio marittimo turistico dalla Direttiva Servizi. «Il tema della concorrenza è centrale e ineludibile - ha detto il ministro - così come lo la necessità di incentivare e regolare le potenzialità economiche e reddituali connesse a questi importanti tasselli dell’offerta turistica nazionale». Gnudi ha anche sottolineato che la questione è «di grande urgenza» in quanto «è tuttora pendente una procedura d’infrazione comunitaria riguardante la sussistenza di meccanismi anticoncorrenziali nell’assegnazione delle concessioni» e che per assicurare lo standard qualitativo del servizio, «bisognerà che la durata delle concessioni garantisca la remunerazione dell’investimento previsto», durata che sarà presumibilmente compresa tra i 6 e i 20 anni. È stato fermo però su un punto: su sollecitazione dell’Unione Europea, Š stato eliminato il «diritto d’insistenza», ossia il criterio di preferenza per il concessionario uscente nel riaffidamento delle concessioni. E dunque «in vista della scadenza delle concessioni in atto, bisogna porre in essere - ha concluso - un rinnovato meccanismo che garantisca la possibilità di far muovere il settore anche sotto il profilo imprenditoriale». I balneari, che si erano detti soddisfatti per la posizione assunta dagli assessori regionali al Turismo che martedì, nel corso di una riunione della commissione, avevano chiesto, con un documento, al Governo se intendesse assumere iniziative presso l’Ue per escludere il settore del demanio marittimo turistico dalla Direttiva Servizi, ieri sono rimasti gelati e hanno preferito tacere. Attendono il 23 febbraio quando avranno un incontro, programmato da tempo, con il ministro Gnudi. Intanto il ministro, che stamane ha partecipato ad un convegno sulle ’Politiche per la crescita del turismo promosso dall’Osservatorio parlamentare per il turismo, ha detto che il contributo complessivo del turismo al Pil italiano è stato nel 2010 pari ad oltre il 13%. «Ma se riuscissimo ad intercettare anche solo una parte dei flussi che porteranno nei prossimi 10 anni il giro d’affari mondiale a circa 1.400 miliardi di dollari - ha spiegato - potremmo elevare il contributo del turismo al PIL italiano fino al 18 per cento al 2020, con 1,6 milioni di nuovi posti di lavoro». «Il turismo ha beneficiato della globalizzazione - ha aggiunto - che invece ha danneggiato tutti gli altri settori: la dimensione del mercato mondiale è quasi raddoppiata negli ultimi 10 anni e nel 2009 valeva circa 851 miliardi di dollari, circa la metà dell’intero PIL italiano. L’Italia è ancora uno dei Paesi protagonisti, il quinto al mondo per presenze di turisti stranieri».
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