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Dai talenti toscani dodici idee per il 2012 - Il Tirreno Primo Piano lunedì 2 gennaio 2011

 

E ora dateci più ricerca
 

(INTERVISTE RACCOLTE DA LUDOVICA MONARCA)
Un’idea per la Toscana. Il Tirreno ha deciso di chiedere a dodici giovani «cervelli» toscani una ricetta per favorire il rilancio della nostra regione in questo avvio di 2012 che si preannuncia carico di incertezze. Il filo rosso che tiene insieme le risposte dei dodici toscani eccellenti che abbiamo interpellato è la ricerca e l’innovazione quali chiavi indispensabili e irrinunciabili per poter garantire non solo uno sviluppo immediato, ma anche un orizzonte positivo per la Toscana.  Le ricette dei nostri dodici interlocutori variano, ma ruotano sempre e comunque ai temi della formazione, della ricerca, alla necessità di un efficace collegamento tra mondo universitario, istituzioni e universo del lavoro. Un modo, in definitiva, per tenere insieme il destino di un territorio come il nostro, da sempre ricco di intelligenze, e quello delle giovani generazioni che rischiano di veder disperso il loro talento e di non esprimere «in casa propria» tutte le loro potenzialità. Un messaggio indiretto non certo trascurabile giunge dal come e dal dove abbiamo raggiunto questi nostri dodici cervelli: quasi tutti abitano all’estero, quasi tutti - purtroppo - non manifestano alcuna intenzione di tornare in Toscana e quasi tutti sono stati contattati tramite Skype, il programma di comunicazione telefonica che utilizza il web. Un segnale anche questo che la Toscana deve modernizzarsi in fretta se vuole mantenere le proprie eccellenze.

Un fondo per formare i giovani Come in Svizzera
 
 
 
 


 UNA ricetta svizzera per la Toscana. E’ quello che propone Gianni Pertici, 35 anni, di Ponsacco. Ingegnere chimico dei materiali, vive in Svizzera e insegna a Lugano alla Supsi. «La mia esperienza in Svizzera - dice - mi ha mostrato quanto sia importante creare una collaborazione tra governo, università e imprese. Una rete che mi piacerebbe vedere nascere anche in Italia. Il governo attraverso un ente di finanziamento nazionale sostiene le università, le aziende investono dunque in progetti di ricerca innovativi all’interno delle scuole che vengono però controllati a livello nazionale dal governo. Se un progetto non rispetta i tempi stabiliti, il fondo viene subito chiuso e destinato a un’altra ricerca. E’ un metodo che funziona e permette alle migliori idee innovative di prendere forma. Non solo. Il 99 per cento degli studenti che partecipano a questi progetti vengono in seguito assunti dall’impresa coinvolta nel progetto».

L’orientamento per scegliere cosa farò da grande
 
 
 
 


 UNA GRANDE iniziativa per l’orientamento al lavoro dei giovani che escono dalla scuola. E’ l’idea lanciata da Veronica Bindi, 35 anni, di Grosseto. Ricercatrice presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, vive a Ginevra e collabora con il Cern da 5 anni sull’esperimento per la ricerca dell’ antimateria nello spazio, è anche professore presso il dipartimento di fisica dell’Università delle Hawaii. «In un periodo in cui è così difficile per i giovani trovare un’occupazione, mi chiedo se la difficoltà non sia accentuata anche dai dubbi che tutti noi ci troviamo ad affrontare quando siamo posti di fronte ad una scelta così importante. Credo che un’iniziativa di orientamento al lavoro rivolta agli studenti delle scuole medie superiori e dell’Università per agevolarne le scelte future possa essere molto utile». La proposta è di «realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro per facilitare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro, con tirocini pratici e stage a partire dal terzo anno di superiori».

Apriamo le porte dei laboratori: come fossero musei
 
 
 
 


 APRIAMO al pubblico i laboratori, anche un giorno la settimana, come se fossero musei. Mariaelena Fedi, 35 anni, pratese, vorrebbe che si sfatasse il luogo comune di una ricerca scientifica inutile, dispendiosa. «Credo che - dice la fisica, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), dove si occupa principalmente di datazione con radiocarbonio - uno dei problemi attuali sia che le persone tendono a pensare che l’innovazione e la ricerca siano qualcosa di cui potere fare a meno. Un atteggiamento comune - dice Mariaelena Fedi - che dimostra quanta poca conoscenza e molto disinteresse, se non addirittura diffidenza, ci sia per la scienza e per la fisica in particolare. Penso davvero che in futuro sia importante riuscire a cambiare questo senso comune e per questo vorrei che fossero investite delle risorse per poter aprire i laboratori come se fossero dei musei, un giorno la settimana, magari durante il fine settimana, per non interferire troppo con la naturale attività di ricerca».

Un programma tv per tutti sulla scienza
 
 
 
 


 DIFFONDERE la ricerca scientifica attraverso la tv, con un programma semplice e intellegibile a tutti. E’ l’idea che lancia uno dei giovani “cervelli” toscani, Dario Martelli 38 anni, livornese. Laureato alla Normale, vive a Londra dove ha una cattedra di fisica teorica al King’s College. Grazie ai lavori sulla teoria delle stringhe si è aggiudicato il premio Sigrav 2010. «Credo che in un momento di crisi come questo sia fondamentale puntare sulla ricerca. In Italia il livello educativo è ottimo ma manca una politica vera che riesca a diffondere la cultura della ricerca. Non basta formare grandi cervelli, bisogna creare il contesto giusto in cui possano operare e contribuire così alla crescita del Paese. E bisogna partire dalla comunicazione. E’ difficile capire l’importanza di qualcosa se la non si conosce. Per questo creerei un programma televisivo, dal linguaggio semplice, che spieghi le ricerche di base migliori italiane e ciò che i risultati hanno comportato per lo sviluppo della società».

Lezioni con il Lego per stimolare l’inventiva
 
 
 
 


 Daniele Benedettini, 27 anni, di Grosseto, è laureato in ingegneria informatica vive a Grosseto e insegna nelle scuole superiori.
 Spopolò al festival della creatività di Firenze inventando un robot che risolve il cubo di Rubik in un minuto.
 «Bisogna investire sui giovani e non investire i giovani - dice, giocando con le parole - Le nuove generazione rappresentano il futuro e dobbiamo aiutarli a formarsi e sfruttare le proprie capacità. Insegnando mi sono reso conto di come i giovani liceali abbiamo bisogno di stimoli, manca la curiosità». Ed ecco l’idea che spiazza, da inventore: «Mi piacerebbe poter inserire nel percorso scolastico, dalle elementari al liceo, magari nel dopo scuola, dei corsi con il Lego. Dai più viene visto solo come un gioco, ma i dati dimostrano quanto aiuti nell’apprendimento. I ragazzi imparano senza accorgersene, vengono incuriositi senza spaventarsi».
 Il Lego, dice Benedettini, «è un modo divertente per abituarsi a pensare, svegliare la mente e risolvere problemi concreti. All’estero è già stato inserito in molte scuole e i risultati sono ottimi. Perchè non proviamo a fare altrettanto in Toscana?». Intanto progetta nuove invenzioni, magari per il prossimo festival della creatività.

Un nuovo welfare e un salario minimo garantito
 
 
 
 


 UN NUOVO welfare che punti sul volontariato per attutire i colpi della crisi. E’ la proposta di Donatella Turri, 33 anni, lucchese, direttrice della Caritas di Lucca, reduce da un’esperienza di 2 anni in Ruanda. «Se potessi decidere scommetterei subito sul welfare d’iniziativa». Di cosa si tratta? «Osservare le debolezze della società prima che si trasformino in povertà conclamate. Le stesse comunità, dal buon vicinato alle reti di volontariato, verrebbero utilizzare come risorse. Non solo, deciderei come allocare le risorse al sociale in sedi collegiali in cui quello che viene chiamato il terzo settore avrebbe facoltà di voto. In questo momento di crisi, valuterei anche la possibilità di istituire il reddito minimo garantito».

Portiamo i cervelli a produrre dentro le imprese
 
 
 
Abbiamo chiesto ai giovani talenti una ricetta per l’anno nuovo. E da tutti è venuta un’indicazione: l’innovazione
 


 ELISABETTA Rosellini, 30 anni, di S. Maria a Monte, laureata in chimica, lavora all’interno del dipartimento d’ingegneria e guida una ricerca europea per riparare il miocardio. «Credo che la ricerca abbia un ruolo fondamentale nella crescita di un Paese. Per risollevarci abbiamo bisogno di nuove idee, di puntare sulla volontà d’innovazione. Se potessi renderei la ricerca più competitiva giocando sul rafforzare il legame tra centri di ricerca e imprese. Ci sono moltissimi fondi stanziati dall’Unione Europea a riguardo che andrebbero utilizzati. I nostri migliori cervelli trasformerebbero idee in realtà e le imprese le aiuterebbero a commercializzare le più innovative».

Ho vinto tutto, eppure mi consolano
 
Edoardo Nesi, il Toscano dell’Anno: un grazie alla mia gente
 
 
 
 
 Ancora oggi mi è difficile abituarmi a quest’idea, e devo confessare di non riuscire a non erompere silenziosamente in un’incontenibile esultanza interiore ogni volta che sento dire, o che leggo, che ho vinto il Premio Strega. So bene che sarebbe più elegante, più signorile tacere delle proprie vittorie. Ma io tanto signorile non sono mai stato, e la mia vittoria non è solo mia.
 Ogni scrittore deve qualcosa a qualcuno. Spesso a molti, e a molte, e io non faccio eccezione. Mia moglie Carlotta, Sandro Veronesi, Sergio Perroni, e soprattutto Elisabetta Sgarbi, che pubblica e pubblicherà sempre - certo, finchè vorrà - i miei libri, sono le persone che più mi hanno aiutato e incoraggiato e sostenuto, in tutti questi anni di scrittura - non tutti facili, nessuno nemmeno lontanamente avvicinabile a questo incredibile 2011.
 Sono felice di dovere alla mia gente la vittoria di Storia della mia gente. Alla mia gente che in questi mesi ha bombardato d’affetto la mia pagina Facebook. Che mi ha scritto lettere ed email dolorose e bellissime. Che mi ha telefonato con la voce piena d’emozione. Che mi ha fermato in strada per congratularsi e stringermi la mano. Moltissimi raccontavano d’aver vissuto una storia come la mia: d’essersi ritrovati di colpo a galleggiare in un mare in tempesta a bordo della navicella che era la loro piccola azienda o quella in cui lavoravano, ogni loro certezza sgretolata dall’avanzare di un presente improvvisamente fattosi difficilissimo, aspro, persino crudele.
 Erano, e sono, artigiani e piccoli e piccolissimi imprenditori d’ogni parte d’Italia, studentesse e studenti universitari che più si avvicinano alla laurea e più smarriti sono, liceali e bancari e banchieri e pensionate e pensionati e sindacalisti e grandi industriali e docenti e finanzieri e ufficiali della Guardia di Finanza e consigli di fabbriche occupate. Tanti erano, e sono, i tessili, i miei tessili. Tantissimi gli operai in cassa integrazione o in mobilità. Avvertire così forte la loro partecipazione e i loro ringraziamenti per aver raccontato quella che sentivano essere anche la loro storia mi sorprendeva e mi inorgogliva e mi commuoveva profondamente. Molte volte durante la scrittura del libro mi ero chiesto se quello della mia vita non fosse un racconto troppo parziale, troppo privilegiato, troppo difficile da condividere, dopotutto l’azienda di famiglia mi era stata graziosamente

REGALATA, NON L’AVEVO CERTO FONDATA IO, E VENDENDOLA M’ERO ARRESO QUASI SUBITO DI FRONTE ALLE ...
 
 
 
 
EDOARDO NESI
regalata, non l’avevo certo fondata io, e vendendola m’ero arreso quasi subito di fronte alle stesse difficoltà contro le quali loro si trovavano a lottare ogni maledetto giorno. L’ultima cosa che mi aspettavo era di ritrovarmi a essere consolato da persone che hanno sempre avuto e hanno oggi molto meno di me, e però non mi facevano di questo una colpa. Anzi pensavano che a seguito di questo incredibile, impensabile rovescio di fortuna che è per un italiano l’avvento della globalizzazione avessi perso molto più io di loro, che l’azienda, seppur malandata, l’avevano ancora. E si sentivano di ringraziarmi per essere stato onesto e aver avuto il coraggio di raccontare le mie sconfitte e incapacità. Questa è la mia gente, e ogni giorno mi commuove, e oggi mi ha anche fatto diventare il Toscano dell’Anno del Tirreno, di fronte a tanti nomi più noti e illustri del mio. Grazie, grazie, grazie.

Noi deboli sui brevetti I cervelli non mancano ma li sfruttano gli altri
 
 
 
Enrico Rossi «I giovani talenti indicano la strada giusta. Dalla Regione 500 milioni per sostenere la ricerca»
 
CARLO BARTOLI

I cervelli non mancano - come provano queste pagine - le idee neppure, ma siamo ancora carenti sul versante della brevettazione e dello sviluppo delle intuizioni in progetti industriali. Il presidente della Regione Enrico Rossi vuole interloquire con i giovani talenti intevistati dal Tirreno. E si dice moderatamente ottimista sullo stato della ricerca e dell’innovazione in Toscana: i soldi ci sono, anche se non sono mai abbastanza, i talenti continuano a sbocciare, ma ha un cruccio. A sfruttare il giacimento sono altri. «Mi ha molto colpito l’espressione che hanno usato - racconta - a proposito della ricerca alcuni rappresentanti di una società di capital venture venuti recentemente in visita in Toscana. Mi hanno detto che noi siamo una miniera cash free, ossia una specie di fucina di innovazioni a basso costo».
 Complice anche il nostro sistema universitario che basa moltissimo le progressioni di carriera sul numero di pubblicazioni dei ricercatori, c’è troppa poca attenzione alla brevettazione, ossia alla difesa della proprietà intellettuale della scoperta, e al suo sviluppo. «L’altro punto critico - aggiunge - è la scarsa attenzione nei confronti dei giovani: a volte i ricercatori sono tenuti in condizioni subordinate, sono pagati peggio dei loro coetanei europei e le loro ricerche talvolta vengono utilizzate dai professori più anziani». Per sconfiggere questa pessima abitudine che fa fuggire tanti giovani cervelli, Rossi ha intenzione di utilizzare due accorgimenti: «Abbiamo deciso - spiega - di finanziare altre duecento borse di studio biennali per un importo complessivo di sei milioni di euro. In secondo luogo, siamo intenzionati a riservare ai giovani una fetta importante, tra il 10 e il 20%, delle risorse messe a disposizione con i prossimi bandi per evitare che accaparrarsi tutti i progetti siano solo i docenti più anziani».
 Certo, rimane il problema di rafforzare il raccordo tra centri di ricerca e impresa. «Un problema - ammette Rossi - sul quale mi sono confrontato con il presidente del Cnr Francesco Profumo giusto il giorno prima che fosse nominato ministro per l’Istruzione». La Regione, sostiene Rossi, gioca un ruolo importante nel sostegno della ricerca: «Sommando tutti i bandi, sia quelli per la ricerca fondamentale, che per quella sperimentale e per l’imovazione, in cinque anni la Regione impiegherà, tra fondi propri e fondi europei 509 milioni di euro, quasi la metà dei quali saranno dedicati allo sviluppo dell’alta tecnologia e il 17% dedicati all’innovazione in campo sanitario». Sempre più, comunque, bisognerà guardare all’Europa per sostenere l’innovazione: «Per questo - afferma - abbiamo dedicato un funzionario a Bruxelles per svolgere un ruolo di collegamento con università e ricercatori».

Il vuoto a rendere per risparmiare energia
 
 
 
 


 UN GRANDE progetto: l’autosufficienza energetica. Che parte da una piccola idea: perchè non ripristiniamo il vuoto a rendere nei negozi di antica memoria? Eccolo Eugenio Simoncini, 28 anni, di Castelfiorentino, laureato in chimica nel 2006 con 110 e lode e il premio come miglior elaborato dell’anno della Società chimica italia. Dal marzo scorso lavora al Max Planck Institute di Jena in Germania. «Credo - dice - che la priorità assoluta in questo momento, per tutti, sia riuscire a trovare una soluzione al problema energetico. Le risorse scarseggiano e gli sprechi sono tanti, troppi. Se potessi occuparmene, creerei subito una commissione di esperti che studino le soluzioni. Non solo scienziati, ma specialisti di tutti i settori, dai fisici agli operatori sociali, in modo da poter costruire un programma politico capace di rispondere a tutti gli aspetti del problema. Dalla scienza all’educazione della società, troppo irrispettosa dell’ambiente.
 Le cose da fare a riguardosarebbero tantissime, alcune davvero di semplice attuazione. Mi chiedo ad esempio perché non si possa rendere obbligatorio il vuoto a rendere (la resa dei contenitori vuoti per il loro riutilizzo) nei supermercati. Una piccola idea, può portare grandi risultati».

Il nucleare sì ma quello sicuro: a bassa energia
 
 
 
 


 UN ridimensionamento considerevole delle attività non sostenibili e una politica forte di educazione della popolazione all’uso dell’energia. Matteo Cantiello, astrofisico teorico cecinese di 32 anni, non ha dubbi: «La soluzione al problema energetico è la priorità assoluta, a livello locale, regionale, nazionale e mondiale». Matteo vive e insegna a Santa Barbara, California. Insieme al suo gruppo di ricerca - in cui era l’unico italiano - è salito agli onori della cronaca per aver scoperto e descritto Vfts 102, una stella che ruota su se stessa ad altissima velocità. La sua proposta? Un passaggio graduale a un nuovo sistema di produzione energetica. «Anche se le energie rinnovabili (solare in primis) possono essere utili nel periodo di transizione, credo che queste non possano essere la soluzione definitiva - spiega - Credo che la risposta definitiva al problema energetico verrà dalla ricerca sulle fonti nucleari. Quindi l’idea che rivoluzionerà davvero il futuro sarà l’ingegnerizzazione della fusione nucleare o delle Low Energy Nuclear Reactions (Lenr, reazioni nucleari a bassa energia)». Le reazioni nucleari a bassa energia, secondo l’astrofisico cecinese, se comprese, potrebbero permettere di rivoluzionare completamente il sistema di produzione energetica. «Se fossi a capo di un governo, incentiverei la ricerca in questo capo. La parola nucleare ha assunto negli anni una connotazione molto negativa tra la gente, ma entrambi i processi di cui ho parlato sono molto diversi dalla fissione nucleare, utilizzata nelle centrali nucleari come Fukushima».

Un centro nazionale per il cinema
 
 
 
 


 ROAN Johnson, nato a Londra nel 1974 da padre londinese e madre materana, è cresciuto a Pisa. Nel 1999 si è trasferito a Roma per frequentare la Scuola Nazionale di Cinema. Nel 2011 è uscito il suo primo film da regista “I primi della lista” con protagonista Claudio Santamaria. «Se potessi - dice il giovane regista - realizzerei subito un centro nazionale del cinema in cui la commissione non sia formata da politici ma da esperti del settore. L’incarico avrebbe una durata di sei mesi, da una parte per permettere ai commissari di svolgere il proprio lavoro da artisti, dall’altra per far sì che non siano sempre le stesse persone a decidere come e a chi distribuire i soldi. Anche in Toscana sono state fatte scelte sbagliate: non proteggere i cinema storici, come il Lumiere a Pisa, è una sciocchezza. Con i grandi multisala i film di nicchia rischiano di sparire e l’omologazione della distribuzione di film significa meno cultura per tutti. Difendere i piccoli cinema in città e magari sostenere quelle sale che proiettano film in lingua originale significa promuovere il patrimonio di conoscenze che abbiamo e stimolare il dibattito».

Licenziamenti e assunzioni più facili
 
 
 
 


 LICENZIAMENTI più facili. E anche assunzioni, ovviamente. Più flessibilità nel mercato del lavoro è l’idea che Cristiano Ciuti, 38 anni, pisano, porta al nostro dibattito. Fisico teorico ha lavorato all’École Normale di Parigi. È uno degli autori di una scoperta che ha suscitato grande interesse nella comunità scientifica internazionale: la “luce superfluida”. Attualmente insegna fisica all’ Université Paris Diderot. «Aiutare i giovani, davvero. Credo che questa debba essere la priorità assoluta per chiunque. Come prima cosa renderei più facili i licenziamenti e le assunzioni in modo da creare un mercato del lavoro davvero flessibile. In Italia si chiede ai giovani di dimenticare la concezione di posto di fisso, ma li si lascia precari e sotto pagati. Negli Stati Uniti sono tutti precari, ma cambiare lavoro, essere licenziati e trovarne un altro è la quotidianità. Senza contare che hanno stipendi molto alti. Abbiamo il dovere di agevolare in tutti i modi, anche fiscalmente, le nuove generazioni. Se non affrontiamo subito il problema sarà una tragedia. Una crescita dell’1% è molto più insostenibile del 7% di spread».

Promesse e big in un festival musicale itinerante
 
 
 
 


 ALESSANDRA Renai, detta Alina, 27 anni, livornese, laureata in lingue, è diventata famosa grazie alla sua partecipazione a “X-Factor”. La giovane cantante, insieme alle sue amiche, ha creato il gruppo musicale 5isters. E’ uno dei talenti emersi nel 2011. «La musica non smetterà mai di piacere. Per questo credo che sia importante, specialmente in una regione come la Toscana, puntare su festival di qualità e sviluppare una politica culturale capace di attirare sempre più turisti. Mi piacerebbe che venisse creato un festival itinerante per tutta la regione che dia la possibilità ai talenti emergenti nazionali di esibirsi confrontandosi con talenti emergenti internazionali. Ogni tappa potrebbe dedicarsi a un genere musicale diverso. La nostra regione ha delle potenzialità culturali infinite che spesso non vengono sfruttate e sono fatte gestire sempre dalle stesse persone.
 E’ un errore, gli eventi artistici possono rappresentare una crescita per il nostro territorio se organizzati come si deve».


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