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I soldi non arrivano e l'Afo si ferma Esplode la protesta: bloccata la «398» - La Nazione Piombino
PIOMBINO CRISI LUCCHINI: DUE CORTEI IERI MATTINA IN CITTà CON MIGLIAIA DI ADESIONI
— PIOMBINO —
LA CITTà è stata bloccata per oltre mezz’ora dalla manifestazione degli operai Lucchini. La Cna della Val di Cornia lancia l’allarme per le aziende dell’indotto e fornitrici, che sono ormai allo stremo. E ieri è arrivata la convocazione dei sindacati dal Prefetto di Livorno. I due cortei, uno proveniente da Ischia di Crociano, l’altro dalla portineria centrale e che si sono incontrati al Gagno prima di finire in piazza Gramsci, ai quali hanno partecipato duemila operai, hanno creato forti disagi alla città bloccando il traffico. I sindacati hanno ribadito come la fermata dell’altoforno, decisa dall’azienda per circa tre settimane a partire dal giorno della vigilia di Natale, “rischia di mettere in pericolo il futuro dello stabilimento”.
L’ACCORDO con le banche e l’ok del tribunale restano, per le organizzazioni sindacali, le premesse per ottenere un incontro al ministero dello Sviluppo Economico. Intanto lunedì è previsto un incontro con il prefetto di Livorno Domenico Mannino. «Il nostro obiettivo resta la salvaguardia del ciclo integrale – ribadisce Mirko Lami Rsu Fiom Lucchini – questo stabilimento è destinato a fare qualità e quantità, deve continuare a vivere, è la vita della città non si può pensare di trovare soluzione attraverso una riduzione della produzione e di conseguenza di personale. Così come l’Afo per forza deve essere portato ad alta produzione. Ci stanno dicendo che il piano è slittato, francamente è diventata la novella dello stento.
E TUTTO questo va solo a discapito della fabbrica. Una fabbrica – continua Lami - che ha grosse potenzialità e che è posizionata strategicamente. Mi chiedo come sia possibile che nessuno voglia investirci. Marciando ad alti ritmi si riesce a guadagnare tanti soldi, e siamo capaci a fare prodotti di qualità». Intanto la Cna della Val di Cornia lancia l’allarme per le aziende dell’indotto e fornitrici della Lucchini. «Fino ad oggi hanno sopportato questa grave situazione come più volte nel passato, nella speranza che la crisi come ogni volta trovasse uno sbocco positivo.
DA MESI le nostre aziende aspettano che l’accordo per la ristrutturazione del debito superi l’asseveramento, e si sblocchino le risorse derivanti dalla vendita di Ascometal, che potrebbero almeno in parte alleggerire la situazione delle aziende fornitrici di Lucchini, e dopo varie promesse ad oggi non c’è ancora certezza sulla data di presentazione del piano al Tribunale. Questa è la nostra priorità, riscuotere i nostri crediti. Senza questa certezza le nostre imprese non sono in grado di affrontare i prossimi mesi, le prossime scadenze a partire dal pagamento degli stipendi, fino ad oggi garantiti grazie alle risorse personali degli imprenditori e soprattutto con il ricorso al credito. La mancanza della riscossione rischierebbe di far precipitare tante delle nostre piccole e medie imprese verso un declino disastroso, che lascerebbe sul territorio oltre mille disoccupati, oltre gli stessi imprenditori, uniti nello stesso destino».
Maila Papi
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