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Il Tirreno Attualità - Italia in recessione: crolla l'occupazione
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ROMA. Crollo del Pil e dell’occupazione. L’inverno della recessione colpisce in pieno l’Italia. Se il 2011 è stato pesante, l’anno che sta per cominciare si prevede drammatico almeno nella prima metà.
L’ufficio studi della Confindustria certifica la recessione - ottenendo l’autorevole conferma del ministro Passera - stimando un crollo del Pil di due punti tra la scorsa estate e la prossima primavera. Viale Astronomia taglia infatti le stime 2012 dal +0,2% al - 1,6% e, per quest’anno, dal +0,7% al +0,5%.
Le ripercussioni sull’economia reale saranno pesantissime, a partire dall’occupazione che potrebbe vedere la scomparsa di 800 mila posti di lavoro. Confindustria giudica, infatti, «molto probabile» che l’attenuarsi della cassa integrazione con la conseguente crescita dei licenziamenti determini un’impennata del tasso di disoccupazione. Una crescita rapida fino a raggiungere il 9% a fine 2012.
Le stime dell’ufficio studi indicano nel 2013 la possibilità di un miglioramento che potrebbe evidenziarsi a fine primavera del prossimo anno. I dati però non sono brillanti: i consumi delle famiglie aumenteranno dello 0,6% quest’anno, caleranno di un punto nel 2012 e torneranno a crescere dello 0,4% nel 2013. I prezzi al consumo dovrebbero attestarsi tra due anni al 2,1% e il debito pubblico scendere dal 120,3% sul Pil al 118%.
Anche la pressione fiscale raggiungerà livelli record. Confindustria stima tra due anni il tetto del 45,5%, inclusi i tagli alle agevolazioni fiscali che dovranno scattare a partire dall’ultima parte del 2012. «La pressione effettiva, che esclude il sommerso dal denominatore, però supera abbondantemente il 54%». Si tratta, dice Confindustria, di livelli «insostenibili» già da quest’anno con il 51,3%. Ma è l’occupazione a pagare il prezzo più elevato. Il lavoro torna in calo e si fa più difficile il reintegro dopo la cassa integrazione. E’ in arrivo un’ondata di licenziamenti.
Se si dimostreranno efficaci le misure varate in Italia, dice l’ufficio studi degli industriali, «si imbocca il rientro in tempi sufficientemente rapidi dalle eccessive e insostenibili tensioni sui titoli sovrani». La presidente Marcegaglia promuove in pratica la manovra definita «un primo passo nella direzione della crescita». Ma non basterà: bisogna proseguire «sul mercato del lavoro, ammortizzatori sociali, infrastrutture, costi della politica». Nel decreto del governo comunque «una patrimoniale c’è, è chiara, evidente, di una certa dimensione». Per Marcegaglia «si è fatto finta di non vederlo» ma la manovra «porta sacrifici a tutti ed è giusto che sia così».
Finalmente da Confindustria «arriva un grido d’allarme», commenta Fulvio Fammoni segretario confederale della Cgil, in particolare su cassa integrazione e occupazione in calo. Nel mirino Cgil «una manovra a senso unico è una medicina che rischia di uccidere l’ammalato».
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