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Il Tirreno Elba - Uscita soft: ci sono state troppe polemiche, ma è inutile guardare al passato
LUCA CENTINI
PORTOFERRAIO. Non si può dire che sia passato inosservato. Mario Tozzi, nei suoi cinque anni di presidenza del Parco dell’Arcipelago, ha avuto un rapporto vivace - persino troppo - con l’Elba e soprattutto con gli elbani. Ma, di fatto, l’amore non è mai sbocciato fino in fondo. Ieri il geologo ha salutato l’isola nell’ultimo consiglio del Parco prima della scadenza del suo mandato (il 28 dicembre).
E per una volta le polemiche hanno lasciato spazio alla distensione, alla riconoscenza per coloro che hanno lavorato a stretto contatto con lui per risollevare un Parco che cinque anni fa navigava nelle sabbie mobili del commissariamento. Ma c’è una parte di isola che, al contrario, lo ha sempre guardato con sospetto, come lo “straniero” sempre pronto a bacchettare gli elbani e a puntare il dito contro i cementificatori. «Mi ricordo bene la diffidenza quando sono arrivato sull’isola - racconta Tozzi - succede sempre così. Nei luoghi dove ci sono tanti interessi economici e molte persone far rispettare un valore comune come la natura è complicato».
Mario Tozzi se ne va, dunque. Senza sbattere la porta, ma con la convinzione di aver lavorato, pur tra mille incomprensioni, per il bene dell’Elba. «Ho preso un parco in stato di commissariamento - spiega - lo lascio con una sede rinnovata, con un’operatività a pieno regime e persino con un bilancio in attivo. Chi verrà al mio posto potrà fare ancora meglio di me, visto che potrà lavorare su una base consolidata, anche se dovrà fare i conti con la ristrettezza dei finanaziamenti con cui ho dovuto lottare anche io. All’Elba ho fatto un’esperienza positiva, ho trovato sulla mia strada tante persone valide. L’unico grande rimpianto che ho è non essere riuscito a trasformare il mare dell’Elba in un’unica area marina protetta». Nel corso del consiglio del Parco Tozzi e il direttore Franca Zanichelli hanno ripercorso, passo dopo passo, gli obiettivi raggiunti negli anni di mandato del presidente. Cinque anni in cui si è lavorato anche per modificare il rapporto tra il Parco e gli elbani. «Se è cambiata la percezione dell’ente? Tutto è relativo - dice Tozzi - ma è chiaro che in alcuni casi c’è poco da fare. Guardate gli albergatori che hanno dato la colpa dell’alluvione ai fossi, facendo solo la parte degli ignoranti. Tutti sanno che il cemento è la vera causa. La polemiche ci sono state, è inutile tornarci sopra, ma in questi anni ho trovato anche tante persone, a partire da alcuni amministratori, fino a parecchi elbani e tutristi che mi hanno solo incoraggiato».
Il presidente se ne andrà il prossimo 28 dicembre
E’ già corsa alla successione ma si rischia il commissariamento
PORTOFERRAIO. Tozzi non se n’è ancora andato, ma da mesi all’Elba si susseguono i rumors sulla sua successione alla guida del Parco nazionale dell’Arcipelago. Il passaggio di testimone - è evidente - si verificherà entro i tempi fissati dal ministero dell’Ambiente. Il 28 dicembre scadrà la proroga al mandato di Mario Tozzi.
La guida del parco, a quel punto, passerebbe in automoatico al vicepresidente Angelo Banfi che sarebbe quindi chiamato a gestire la transizione in attesa della nomina del nuovo presidente. Ma non è scontato che questo passaggio si verifichi, dal momento che Banfi potrebbe non disporre del numero legale di consiglieri. Dalla rosa di 12 nomi siamo passati a 10, con l’uscita di Luigi Romano e le dimissioni - annunciate ieri - di Cristina Nati. E’ nell’aria che a questi nomi se ne aggiungano altri nei prossimi giorni, ovvero i consiglieri più legati a Tozzi. Così facendo la transizione di Banfi non sarà possibile e il ministero avrà due strade: la nomina in tempi rapidi di un presidente o il commissariamento. La partita sulla presidenza dovrà giocarsi in tempi più stretti del previsto, mentre l’isola si è già spaccata tra chi chiede una scelta votata all’ “elbanità” e chi preferisce una figura di respiro nazionale.
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