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La Nazione Livorno - Del Monte dice sì al terminal Reefer

 

di ANTONIO FULVI
— LIVORNO —
SPARITA o quasi dal nostro porto la multinazionale della frutta esotica Dole — cliente pluriennale da oltre 50 mila tonnellate/anno — arriva adesso l’altrettanto importante multinazionale Del Monte. Che potrebbe rappresentare la boccata d’ossigeno mancante al «Livorno Reefer» di recente inaugurato dai portuali. Il primo arrivo della frutta esotica della Del Monte è atteso entro una decina di giorni, con una nave portacontainers che sbarcherà in Darsena Toscana i «reefer», trasferendoli poi al terminal di viale Da Vinci dove i contenitori refrigerati saranno svuotati e «lavorati». Saranno intorno a 50 pezzi. Si tratta di una prima partita sperimentale, confermano alla «Livorno Reefer», sulla base della quale la Del Monte potrà poi decidere quando e quante spedizioni opereranno su Livorno. Come noto la compagnia non lavora su navi refrigerate — peraltro sistema che stanno abbandonando un po’ tutti i principali operatori logistici del comparto marittimo — ma con contenitori frigo che vengono alloggiati su navi containers tradizionali dotate di apposite prese elettriche. Per far fronte a questo sistema di trasporto navale, assai più elastico di quello delle navi a stive refrigerate, i principali terminal livornesi si sono dotati di aree di sosta dei Teu con colonnine arricchite delle prese elettriche. Anche il «Livorno Reefer» opera con questa modalità e potrà quindi rispondere — si augurano i dirigenti del complesso — alle richieste di Del Monte e di altri eventuali clienti. L’arrivo dei primi containers della multinazionale Del Monte sarà importante non solo per valutare il ciclo di lavoro e quindi l’appetibilità della «location» livornese, ma anche le prospettive quantitative dell’eventuale traffico. Sul piano dell’importanza, la multinazionale Del Monte vale quanto la Dole. Sul piano delle speranze per Livorno, la Del Monte ha di recente «divorziato» dallo storico terminal di Savona ed è oggi impegnata a testare altri porti, tra cui quello di Livorno, per le sue importanzioni.
IL «LIVORNO REEFER» si può proporre anche come soggetto adatto alle lavorazioni post-sbarco, fino all’eventualità dello scatolamento e della distribuzione in Italia centrale. Operazioni di lavorazione dell’ortofrutta sono già in corso al «Vespucci» dove i traffici di questo comparto stanno crescendo. E lo stesso «Vespucci» punta a incrementare anch’esso la filiera in questione, con programmi che coinvolgeranno anche uno dei produttori mediterranei attualmente in stand-by, quell’Egitto che alla vigilia della «primavera araba» aveva già preso contatti per far arrivare a Livorno la propria produzione. Al momento l’import di ortofrutticoli viene in particolare dall’America centrale e meridionale, ma ci sono promettenti possibilità anche dall’Africa occidentale atlantica in particolare per quello che riguarda la frutta esotica più gradita dal mercato italiano. Tutti mercati, questi di import, che indirigenti del «Livorno Reefer» stanno battendo da mesi, dopo aver partecipato ai saloni specializzati del Nord Europa, alla ricerca di quel breack-even che è stato calcolato intorno alle 200 mila tonnellate/anno; e che oggi, con la perdita delle banane della Dole, è ancora ben lontano dall’essere raggiunto.


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