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«Utilizzati materiali scadenti» - Il Tirreno Livorno
La Procura: fatture per quasi 5 milioni, ma l’impianto ne vale 2,5
LARA LORETI
COLLESALVETTI. Impianto incompleto, costruito con un importo inferiore a quello chiesto e ottenuto, e realizzato con materiali scadenti. Secondo gli investigatori che indagano sulle piscine di Colle, la struttura sarebbe stata messa su non solo con un budget di 1.5 milioni più basso, ma addirittura usando prodotti di seconda scelta.
E con un risultato finale di bassa qualità. È una delle contestazioni contenute del decreto di perquisizione e sequestro notificato agli otto indagati per truffa, nell’ambito dell’inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo, coordinati dal capitano Luigi Perri e dal pm Giuseppe Rizzo. Il materiale scadente si riferisce sia ai prodotti utilizzati sia agli impianti quali le pompe di aspirazione dell’acqua e l’impianto idraulico, che hanno un ruolo fondamentale in una piscina.
Sul registro degli indagati sono finite dieci persone: l’ex sindaco Nicola Nista, attuale assessore provinciale ad ambiente ed energia, e l’ex segretario comunale Riccardo Alonzo (ai due è contestato l’abuso d’ufficio), più otto imprenditori tra cui i vertici della Cna (accusati di truffa). Tra lunedì e martedì i carabinieri hanno eseguito le perquisizioni a casa degli indagati, in provincia e nella Cna e hanno portato via carrelli pieni di carte.
I fatti su cui si indaga risalgono al 2004. E una volta terminato il cantiere, la piscina è stata aperta per pochissimo tempo a causa di una gestione in affanno economico. Tanto che nell’aprile 2009 il privato è stato costretto a chiudere i battenti: da allora l’impianto è bloccato. Ora è in custodia giudiziale da parte del giudice fallimentare. E l’attuale amministrazione, guidata dal sindaco Lorenzo Bacci, ha avviato la procedura cosiddetta del dialogo competitivo per la gara di affidamento del progetto di rilancio.
Il pool di imprenditori nel mirino della magistratura, giravano intorno sostanzialmente da tre società: la Ceal, il consorzio che ha costruito la struttura; la Sesport, che aveva avuto l’affidamento dal Comune dei lavori, e la Gis, società ad hoc tramite cui Sesport aveva ottenuto la gestione della cosa. Secondo l’accusa, gli otto imprenditori in concorso fra loro, “con artifizi e raggiri consistiti nel farsi assegnare i lavori per la realizzazione delle piscine comunali di Collesalvetti” si sarebbero fatti concedere un finanziamento di circa 4 milioni di euro, garantiti tramite fidejussione dal Comune, e poi avrebbero realizzato “un impianto incompleto con materiali scadenti del valore effettivo di circa 2.5 milioni euro”. Questa condotta, secondo il magistrato, avrebbe determinato “un ingiusto profitto di circa 1.500.000 di euro trattenuti illegittimamente e con grave danno per l’amministrazione comunale di Collesalvetti”.
Questo meccanismo sarebbe stato realizzato dagli imprenditori coinvolti nell’inchiesta attraverso una sovrafatturazione: le società, secondo l’accusa, avrebbero infatti prodotto fatture per importi superiori anche ai 4 milioni, che sfiorano i 5. Ma gli investigatori non ritengono possibile una spesa di quell’importo, anche in base a una perizia effettuata dai tecnici del Comune secondo la quale quell’impianto vale appunto 2.5 milioni di euro.
Un meccanismo che sarebbe stato favorito da due figure chiave all’interno del Comune colligiano, ovvero l’ex sindaco Nicola Nista e il segretario comunale Riccardo Alonzo. Secondo l’accusa, l’allora primo cittadino ha assegnato alle società Sesport-Gis-Ceal la realizzazione del complesso sportivo delle piscine di Collesalvetti (con le delibere n. 72 e 73 del 16-04-2004) senza procedere gara d’appalto di evidenza pubblica. Nel mirino anche la ormai famosa la fidejussione bancaria di 4 milioni. Così facendo, secondo gli inquirenti, Nista avrebbe procurato “intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale alla società Sesport-Gis-Ceal”.
In Sesport, Gis e Ceal
Gli indagati e l’intreccio degli incarichi
Dai vertici della Cna a imprenditori del settore edile e degli impianti, ciascuno - secondo gli inquirenti - con una carica, rivestita all’epoca dei fatti contestati, nelle tre principali società coinvolte nell’inchiesta della Procura: Ceal, Gis e Sesport. Le posizioni degli otto imprenditori indagati e le cariche da loro rivestite nelle varie società sono oggetto di studio da parte dei carabinieri.
Marco Valtriani, 56 anni, (direttore) della Cna: sindaco effettivo della Ceal.
Claudio Martelli (vicepresidente Cna): consigliere Gis e vicepresidente del cda della Ceal.
Luca Bernini (presidente della Cna comunale e imprenditore del settore impianti, socio della Lu.Mar. Impianti srl): presidente Gis ed ex presidente del cda Sesport, fino 2007.
Daniele Giusti (ex presidente provinciale dell’organizzazione degli artigiani e imprenditore edile): presidente Sesport.
Marco Poles (imprenditore): consigliere della Sesport e amministratore unico della srl società sportiva dilettantistica Nuovo Colle.
Cristina Bronchi (imprenditrice): ha quote nella Sesport, nella Nuoto Colle e nella Onda Blu.
Marcello Galligani (imprenditore nel settore termoidraulico): consigliere Gis e consigliere Sesport.
Domenico Berti (costruttore): presidente Cda Ceal e consigliere Gis.
Ora si tratta col gruppo Cepa
Bacci in consiglio: avanti con la gara per riaprire le piscine
JUNA GOTI
LIVORNO. È con il gruppo Cepa di Pontassieve che l’amministrazione colligiana guidata da Lorenzo Bacci sta trattando per riaprire le piscine di Collesalvetti.
Il dialogo competitivo avviato un anno fa (una sorta di gara aperta, senza limiti di tempo) sta andando avanti e sul tavolo della commissione incaricata di passare al setaccio le operazioni c’è una bozza di proposta definitiva.
A riferirlo è stato Bacci che ieri pomeriggio, dopo il terremoto giudiziario che ha portato all’iscrizione di dieci persone nel registro degli indagati, ha aperto il consiglio comunale con una comunicazione sul caso-piscine. «Ho piena fiducia nella magistratura - ripete - appena gli atti saranno accessibili sarà mia cura tenere informato il consiglio».
È stato proprio il sindaco trentenne a correre in Procura subito dopo l’elezione, nell’estate del 2009. Bacci arriva a sorpresa sulla poltrona di sindaco, battendo alle primarie candidati ben più sponsorizzati. Ma non è un alieno in municipio: dopo una prima esperienza politica nella frazione di Guasticce (fino al 2004), entra in consiglio da indipendente, nelle file dei Ds. Ci resta fino al 2009, con una breve parentesi da capogruppo quando c’è da gestire il passaggio al Pd.
I conti in rosso dell’impianto mai finito e il macigno da 4 milioni di euro finito sulle spalle del Comune sono la prima grana che deve affrontare. Presenta un esposto e mentre partono le indagini il Comune cerca una via d’uscita per riaprire le piscine: dialogo competitivo e trattativa con il gruppo Cepa, che per livornesi al di qua di Stagno non è uno sconosciuto. È lo stesso che ha realizzato il centro commerciale e direzionale di Porta a Terra, ovvero la torre della Cgil e l’Ac Hotel.
Ieri Bacci ha ripetuto che «la commissione di gara ha portato avanti tutte le verifiche necessarie sui requisiti di partecipazione, i contenuti della proposta progettuale e il piano economico finanziario. Nei vari incontri tra i commissari e i proponenti sono state concordate una serie di modifiche rispetto al progetto iniziale e ormai la proposta definitiva è stata individuata nei suoi elementi essenziali». «Nell’ultima sessione - chiude - sono stati richiesti documenti integrativi».
Se la trattativa andrà in porto, il consiglio sarà chiamato a votare una variante urbanistica, perché per tenere in piedi il piano finanziario è ipotizzato un aumento dell’area destinata ad attività commerciali.
È chiaro che chi subentrerà dovrà accollarsi la fidejussione che sta strozzando il municipio. «Fino a giugno - chiude il sindaco - il Comune ha pagato 1.088.000 euro. Abbiamo chiesto alla banca una sospensiva fino alla conclusione della gara e l’individuazione dell’aggiudicatario che subentrerà nei pagamenti delle rate del mutuo». È stata accordata fino al prossimo febbraio, «a breve incontreremo gli istituti di credito per chiedere una ulteriore dilazione dei pagamenti».
In consiglio, dopo boom giudiziario e comunicazione di Bacci, non si muove una foglia. Né a destra né a sinistra. L’unico a intervenire è Emiliano Baggiani (gruppo misto), ma solo per ritirare l’interpellanza presentata poche ore prima. «Il sindaco è stato puntuale e trasparente - dice - ora speriamo che la magistratura risolva questa strana situazione, per usare un eufemismo. Dove sono finiti i soldi finanziati che mancano all’appello?».
E’ Poles il regista dell’operazione Cittadella
Al crocevia fra il progetto iniziale, la società realizzatrice e la gestione delle piscine
I conti iniziano presto a traballare. La parentela con Giusti: prima l’alleanza, poi un duro scontro
COLLESALVETTI. «Che bei momenti, adesso le gare le fanno i ranocchi». Viaggia su Facebook l’amarezza di un cittadino deluso per la fine che hanno fatto le piscine: chiuse mentre il degrado le divora. Ma a postare la frase non è uno qualsiasi: è Marco Poles, uno dei 10 indagati nel ciclone che ha travolto la Cittadella dello sport a Colle.
Nello strano “affaire” delle piscine-boomerang che rischiano di rovinare i conti del municipio colligiano, il nome più noto è senz’altro quello dell’assessore provinciale Nicola Nista, ex sindaco colligiano. E’ un illecito relativo alle procedure forse un po’ casarecce, forse parecchio arruffate: niente però a che vedere con corruzione o concussione, neanche a carico degli imprenditori - molti dei quali ben noti anch’essi - si immagina qualcosa del genere. Ma è sul ruolo di Poles che si concentra l’attenzione degli inquirenti. Nelle carte lo troviamo tanto nella Sesport quanto nella società sportiva dilettantistica Nuoto Collesalvetti.
Della Sesport figura come consigliere: è la società - di cui la moglie Cristina Bronchi è proprietaria per un decimo - finita nel mirino degli inquirenti insieme alla Gis srl (che ne ha l’altro 90% delle quote e della quale a sua volta essa possiede il 5%). Della Nuoto Colle è amministratore unico ma anche proprietario al 90% (il resto è nelle mani della moglie).
La prima è la società che realizza l’impianto, la seconda è la società che lo gestisce operativamente. Ma Poles viene visto nell’indagine anche come qualcosa di più: l’anello di congiunzione con le imprese della galassia Cna. E questo, sembra di poter ricostruire, in virtù del legame di parentela con l’imprenditore edile Daniele Giusti, l’ex presidente della Cna provinciale che dall’autunno 2007 è presidente della Sesport e in precedenza, a partire dal giugno 2004, è presidente della Gis (che come detto controlla la Sesport).
Non è detto però che all’interno della compagine societaria sia sempre stato tutto un feeling d’amorosi sensi. Fin dall’inizio: basti dire che il 6 agosto 2007, negli uffici del consorzio degli artigiani Ceal, l’assemblea generale ordinaria per l’approvazione del bilancio 2006 - il primo dopo che i vari organismi Uisp hanno venduto la Sesport - fa finire nero su bianco nel verbale lo scontro fra i due proprietari, la socia Bronchi e la società Gis srl. Lei dà forfait contestando il fatto che bisogna approfondire «la cessione alla società Gis srl della realizzazione e gestione del complesso Cittadella dello Sport». Rimostranza respinta dal consiglio d’amministrazione presieduto da Luca Bernini anche in rappresentanza appunto del socio Gis.
Non basta: nell’agosto 2009, nei giorni caldi in cui esplode il bubbone in Comune a Colle, la società di Daniele Giusti va all’attacco non solo del municipio ma anche di Marco Poles indicandolo come «intermediario sin dal 2002», in qualità di «tramite tra il Comune e la Uisp regionale del quale era collaboratore esterno»: in pratica, «ha concorso a partorire l’operazione Cittadella dello Sport di Collesalvetti seguendo anche le varie fasi sia di progettazione che realizzative, ricevendone allo scopo compensi, prima di proporsi quale gestore del parco acquatico a seguito della rinuncia preventiva di un iniziale utente da lui stesso precedentemente individuato». Il motivo dello scontro frontale? Il fatto che il gestore ha incassato le quote dei nuotatori ma non ha pagato se non per pochi mesi iniziali l’affitto (132mila euro annuo) e ha lasciato l’impianto «solo a marzo 2009 nel momento in cui le aziende di servizio gli hanno tagliato le utenze, e solo dopo aver incassato le rette dagli utenti».
In quegli stessi giorni Poles se l’era presa con Asa e Asatrade: il debito era sotto i 300mila euro (e si era in pari con la rateizzazione ottenuta); la chiusura di acqua e gas è arrivata appena la società aveva trovato fornitori più convenienti; le piscine sono state danneggiate dall’acqua sporca di Asa che ha mandato in tilt i filtri.
In realtà, i conti hanno cominciato a quadrare poco fin da subito: per riuscirci i corsi di nuoto avrebbero dovuto avere il triplo degli iscritti (peraltro circa 800, moltissimi in un Comune da 17mila anime). E quando le piscine sono state coperte con il “pallone” per nuotare anche d’inverno, il conto del gas è entrato in orbita (21mila euro al mese), idem quelli di elettricità e acqua (5mila a testa).
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