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Comune unico, un coro di sì - Il Tirreno Elba domenica 20 novembre

 


 
Raccolte in due giorni 800 firme, raggiunta quota 1600
 
 
 
Banchetti aperti davanti ai mercati ambulanti e alla Coop e Conad di Portoferraio Ora il raggio di azione si sposta in tutti i centri
 
ANTONELLA DANESI
 PORTOFERRAIO. Sono quasi novecento le firme raccolte in due giorni dai promotori del Comitato per il Comune Unico all’Isola d’Elba. Inziata qualche settimana fa, la sottoscrizione si era fermata a 700 adesioni, raccolte nelle sedi degli otto comuni elbani. In due giorni si è verificata la svolta.
 I promotori, infatti, hanno deciso di andare tra la gente e mettere banchetti ai mercati settimanali dei paesi elbani e presso i supermercati. Una decisione che ha portato risultati superiori ad ogni aspettativa.
 Sono state infatti 330 le firme raccolte al mercato del venerdì a Portoferraio e ben 550 quelle di ieri, ricevute dalle postazioni piazzate nei pressi dei supermercati Coop Tirreno e Conad di Portoferraio.
 In tutto 880 firme che insieme alle altre 700 porta quasi a quota 1600 le adesioni che, come ci tiene a specificare il comitato non sono per decidere se avere o meno il Comune unico ma per aprire la strada al referedum, quindi alla consultazione dei cittadini elbani.
 «I cittadini potranno esprimere all’interno delle urne elettorali il loro assenso o meno al Comune unico - affermano dal comitato - siamo convinti che ci sia la necessità di una semplificazione istituzioanle, ma sarà la consultazione a dare indicazioni in questo senso».
 É eterogeneo il pubblico che si è fermato ai banchi dei promotori del comune unico.
 Molte le persone provenienti dagli altri paesi elbani che alla fine hanno deciso di firmare, per dare almeno la possibilità a tutti di esprimersi sulla questione.
 E tra questi numerosi quelli che ritengono utile la semplificazione istituzionale per iniziare a ridurre le spese della politica e per dare all’Elba la possiblità di parlare un’unica voce.
 «Mettere insieme otto sindaci e otto amministrazioni è difficile - ha sottolineato uno dei firmatari - per fare le cose bisogna che sia uno a decidere, senza correre il rischio che ogni comune blocchi l’altro».
 É la motivazione che ha mosso le associazioni di categoria a promuovere il comune unico all’Elba.
 «La gente ha capito che, se otteremo le firme necessarie, il referendum consentirà di votare a favore o contro questa ipotesi - ha sottolineato Carlo Rizzoli, presente alla raccolta delle firme al mercato di venerdì scorso - e questo rappresenta un vantaggio per tutto il territorio».
 Una rassicurazione deriva dal fatto che, come prevede la legge regionale, se dovesse passare l’ipotesi del Comune unico, resteranno gli otto municipi per i servizi alle persone. «Allo stesso tempo - specifica - verranno concentrate le spese, ottenendo risparmi con le economie di scala. E’ stato anche compreso che, parlando con una sola voce, l’Elba potrà contare di più».
 Il tentativo del comitato ora è di essere presente in tutti i paesi elbani e in ogni occasione pubblica, dai mercati settimanali ad eventi.
 «I numeri di questi giorni - terminano dal comitato - dimostrano che se andiamo tra la gente, possiamo avere la possibilità di raggiungere l’obiettivo del referendum».

«Una gestione associata di tutti i servizi»
 
Per Bosi è la soluzione: una sola amministrazione non serve
 
 
 
 
 PORTOFERRAIO. Un no secco al Comune unico. Non ci sono tentennamenti da parte di Francesco Bosi, ex sindaco di Rio Marina, parlamentare dell’Udc, nel respingere al mittente, come dire il Comitato per il Comune Unico, le motivazioni.
 Il perchè? Secondo Bosi le motivazioni «sono talvolta contraddittorie e lacunose». Intanto l’efficienza. Sottolinea Bosi: «Si afferma che per una migliore efficienza, ad esempio nella Protezione Civile e nella difesa del suolo, meglio sarebbe avere un’unica gestione. Su questo possiamo anche concordare; ma cosa lo vieta se permangono otto Comuni?» Poi le gestioni uniche di funzioni in numero sempre maggiore. Bosi non ha dubbi: «Se ciò è considerato positivamente che senso ha fondere gli otto Comuni? Si citano anche il federalismo fiscale ed il patto di stabilità che, tuttavia, risultano ininfluenti sulla dimensione dei Comuni. E’ giusto che le diseconomie per i piccoli Comuni vadano eliminate ma vanno ricercate su parametri certi di valutazione». Ma non basta. Il rapporto fra il totale della spesa corrente ed il costo del personale. Rimarca Bosi: «E’ evidente che un piccolo comune, non turistico,, con entrate modeste, spenderà una cifra troppo alta per il personale tanto da giustificare gli accorpamenti. Si considera che questo rapporto non debba superare il 40% per i Comuni virtuosi. Si sappia che i Comuni elbani non soffrono di questa patologia ma anzi si collocano fra i comuni virtuosi». La strada da percorrere? Dice Bosi: «Assai meglio per tutti è che gli otto Comuni avviino un processo virtuoso di coordinamento e gestione comune dei servizi come già avviene per i rifiuti, acqua, bonifiche, trasporti e tante altre funzioni. Spero che non ci si appigli al tormentone del costo dei Consiglieri e dei Sindaci che è davvero risibile: circa lo 02% della spesa globale. Il problema non è quanto costano ma, semmai, quanto rendono».


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