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La crisi Lucchini arriva sul tavolo del presidente del Consiglio - La Nazione Piombino domenica 20 novembre
PIOMBINO E L’ITALIA DEI VALORI DOMANI PRESENTERà UN’INTERROGAZIONE
— PIOMBINO —
C’È FORTE preoccupazione in città per la fermata dell’altoforno Lucchini. Il Pd ha chiesto subito un incontro con il nuovo ministro. L’Idv ha annunciato che domani presenterà a Montecitorio un’interrogazione urgente al presidente del Consiglio Mario Monti e al ministro dello sviluppo economico Corrado Passera. Un ministro che dovrebbe conoscere bene la situazione Lucchini, visto che dal 2002 ad oggi è stato amministratore delegato di Banca Intesa, il secondo istituto di credito più esposto finanziariamente con Lucchini. Un ministro che oltre ad essere un banchiere, come troppo superficialmente in tanti lo definiscono, è anche un manager dotato di grandi capacità. «Siamo molto preoccupati per l’aggravarsi della situazione dell’azienda. La cassa integrazione per 2200 lavoratori è un duro colpo per tutta la val di Cornia e la Toscana». A dichiararlo sono il segretario del Pd toscano Andrea Manciulli, il responsabile lavoro Ivan Ferrucci, e il consigliere regionale Matteo Tortolini. «Auspichiamo che quanto prima - continuano - il nuovo ministro incontri i vertici dell’azienda, le rappresentanze sindacali e le istituzioni, e apra subito il Tavolo nazionale sulla siderurgia come chiesto dall’assessore regionale Simoncini. La Lucchini e le acciaierie di Piombino sono il secondo principale polo siderurgico del Paese e come tale la questione è nazionale: è una realtà industriale determinante per il tessuto economico non solo piombinese e toscano ma anche per quello italiano».
E L’IDV HA annunciato per domani un’interrogazione parlamentare che va ad aggiungersi a quella presentata dal Partito democratico a firma dei senatori Achille Passoni e Vannino Chiti.
«Un’interrogazione urgente affinché l’esecutivo si attivi subito in difesa del futuro industriale e occupazionale delle Acciaierie Lucchini di Piombino e, più in generale, garantisca prospettive di sviluppo certe a tutto il comparto della siderurgia italiana». Ha dichiarato il segretario Idv Toscana, Fabio Evangelisti. «La fermata dell’altoforno – aggiunge Roberto Rizzo, responsabile del dipartimento lavoro-welfare Idv Toscana – è una notizia preoccupante non soltanto per i duemiladuecento dipendenti dell’azienda, che vedono messo a rischio il salario a causa del ricorso alla cassa integrazione e il loro stesso futuro lavorativo, ma rappresenta anche un serio rischio di impoverimento di tutto il tessuto economico e sociale della Val di Cornia. Tutto ciò - conclude Rizzo – rischia di innescare una vera propria bomba sociale e occupazionale per Piombino e per tutta l’indotto che ruota intorno alle acciaierie. Per questo continuiamo a sostenere, in sede parlamentare e regionale, la necessità di accelerare tutte le procedure per tradurre in concreto l’accordo finalmente raggiunto con le banche, che può garantire salario per i lavoratori, ripresa produttiva esopravvivenza per l’indotto».
m. p.
PIOMBINO IN CITTà C’È GRANDE PREOCCUPAZIONE PER IL FUTURO
«La fermata dell’altoforno rappresenta un dramma per l’intero comprensorio»
— PIOMBINO —
«PROPRIO un bel Natale». È il commento ricorrente alle notizie di ieri sulla fermata dell’altoforno Lucchini dal 24 dicembre al 18 gennaio. Basta fermarsi in piazza a Piombino, non si parla d’altro. C’è preoccupazione, c’è la consapevolezza che questa volta la crisi è ancora più grave e il pericolo è quello della ripartenza a metà gennaio. Non ci sono ordini, ma soprattutto non ci solo soldi. Si spera pure che il rottame per l’altoforno sia sufficiente per arrivare al 24 dicembre, altrimenti la fermata potrebbe anche essere anticipata. Fermata che non vuol dire che l’afo viene spento. L’altoforno quando lo si spegne, lo si fa per ricostruirlo interamente o parzialmente. Mentre la fermata vuol dire che o lo si mantiene acceso a bassa temperatura, o si carica in bianco, cioè con il coke, oppure si svuota la salamandra. «Questo è un dramma per l’intero comprensorio – ci dice un pensionato in piazza Gramsci – a caduta si avranno ripercussioni su tutto». La fermata dell’Afo vuol dire pure difficoltà per Sol e Cave. Senza parlare delle ditte di appalto già alle prese con i pagamenti in forte ritardo e con difficoltà economiche da affrontare ogni giorno. Un cane che si morde la coda e che rischia di dare un duro colpo all’economia. Martedì ci saranno gli incontri in Confindustria per le ditte d’appalto e in Regione con l’assessore Simoncini. Ma la vera partita, non più rimandabile, la si dovrebbe giocare a Roma, al tavolo del ministero, quel tavolo chiesto a gran voce da troppo tempo dalle organizzazioni sindacali. Domani intanto si terrà un consiglio di fabbrica straordinario, le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici spiegheranno ai lavoratori la situazione comunicata dall’azienda a Fim, Fiom e Uilm e Rsu.
Gasperini: «C’è in gioco il futuro dei nostri figli»
— PIOMBINO —
«LA CRISI delle acciaierie non colpisce solo Piombino». Lo sostiene l’ex sindaco di Suvereto Walter Gasperini. «La bella manifestazione di martedì scorso, a Piombino, ha posto in evidenza quanto questa zona sia sensibile verso le esigenze di un futuro che vorremmo, tutti, meno nebuloso. Purtroppo però siamo in piena crisi e con tanti rischi che pendono sulle teste delle famiglie della Val di Cornia e non solo. Settimane orsono erano state avanzate proposte che vedessero coinvolto tutto il territorio della Val di Cornia, con una mobilitazione importante al fianco dei lavoratori per sostenere e rivendicare un giusto futuro. Purtroppo – continua Gasperini - non riesco a comprendere quale motivazione abbia impedito di coinvolgere il territorio, la nostra area, che da circa quaranta anni si governa in maniera unitaria. Mi sembra un passo indietro, sul piano politico, sociale e amministrativo che non aiuta davvero la necessità di compattezza che invece è sempre stata presente e attiva».
«CERTAMENTE sappiamo bene che il futuro dei nostri giovani non potrà essere la grande industria siderurgica di Piombino, ma nemmeno possiamo permetterci di pensare che ad un tratto si chiude e saluti a chi rimane. Uno scenario catastrofico che tutti insieme dobbiamo impegnarci affinché non avvenga. La Val di Cornia è area omogenea, tutto ciò che comprende appartiene a tutti e tutti dobbiamo essere coinvolti per costruire un domani che possa guardare avanti per dare un futuro di cambiamento che rappresenti uno sviluppo, nella diversificazione produttiva e nella sostenibilità ambientale, per un domani con meno nubi».
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