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Bellabarba rinuncia al riesame e ingaggia un «pool» di esperti - La Nazione Livorno
Ennesimo colpo di scena: l’audizione per il dissequestro era per stamani
— LIVORNO —
UN ALTRO colpo di scena nella vicenda della discarica del Limoncino: la ditta Bellabarba, infatti, in merito al provvedimento di sequestro dell’ex cava di Monte La Poggia, ha deciso di rinunciare — su indicazione dei propri legali — al riesame che era previsto per questa mattina. «La quantità di atti ed elaborati tecnici depositati dal pubblico ministero — si afferma in una nota dell’azienda — è tale che, al fine di dimostrare ogni estraneità alle accuse che ci vengono mosse, è necessario prendersi un tempo sufficiente per costituire un team di professionisti in grado di confutare la documentazione prodotta dal Cnr in molti mesi di lavoro, cosa che non si ritiene possibile realizzare in pochissimi giorni».
LA SOCIETà Bellabarba si prende quindi più tempo «essendo certa in questo modo — afferma ancora — di poter dimostrare la linearità e la trasparenza della procedura seguita». Il fax di rinuncia al riesame è stato inviato nell’ultimo giorno utile, cioè lunedì, essendo ieri festivo, ma la notizia è stata diramata solo nel pomeriggio. Dopo il sequestro preventivo del 20 ottobre, disposto dal giudice per le indagini preliminari Beatrice Dani, la Bellabarba — tramite l’avvocato Anna Francini — aveva immediatamente presentato ricorso per il riesame. Ovviamente c’era da analizzare e studiare la corposa documentazione prodotta dal Cnr (si parla di migliaia di pagine che poi avevano prodotto le trenta con le quali il gip motivava il sequestro) ma i faldoni sono arrivati, per gli ovvi tempi tecnici, solo venerdì scorso.
A QUEL PUNTO era impossibile per la la Bellabarba presentare una controdocumentazione che avesse qualche speranza di successo. Materia delicata e da approfondire: anche perchè l’intendimento dell’azienda è quello di dimostrare — oltre alla correttezza del proprio agire — che non esiste il rischio di dissesto idrogeologico che, come è facile intuire, costituisce lo scoglio maggiore. Ma in sostanza che ha intenzione di fare la Bellabarba? In poche parole, di costituire un «pool» di professionisti (ancora da individuare, per quanto se ne sa) ai quali affidare il ponderoso studio e in grado di redigere una relazione in grado di «convincere» il gip dell’insussistenza dei paventati rischi. Un lavoro enorme per il quale occorre del tempo: alcune settimane nella migliore delle ipotesi, alcuni mesi in quella opeggiore. Nell’uno e nell’altro caso è chiaro che si si andrà ad anno nuovo.
«GLI ESPERTI del Cnr hanno lavorato per otto mesi — fanno sapere dall’azienda — ed è chiaro che per smontare le loro osservazioni, a nostro giudizio infondate, ci vuole del tempo». A conclusione del contro-rappoprto, l’avvocato Anna Francini, è presumibile, presenterà un rapporto diretto al gip Beatrice Dani, e da lì occorrerà ovviamente altro tempo per avere risposta. Come si vede, non è azzardato dire che si va verso la primevera.
A QUEL PUNTO che accadrà? Se ci sarà il dissequestro la Bellabarba andrà avanto per l’apertura del sito, salvo altri «inciampi» dovuti a qualcuno dei numerosi esposti-denuncia del Comitato del Limoncino; altrimenti— in sostanza — calerà il sipario e a quel punto l’azienda dovrà prendere le decisioni definitive: al momento, per quanto risulta, se tutto dovesse andare a carte quarantotto prevale l’idea di rivalersi sugli enti locali, Comune e Provincia, che hanno dato le autorizzazioni. E sarebbe un contenzioso da milioni di euro: solo di investimenti, per ora Bellarba ha speso circa sei milioni di euro. Ai quali andrebbero aggiunti danni di ogni tipo. Una strada ancora lunga per questa storia, e dai contorni che restano da definire.
I LAVORATORI
E intanto torna lo spauracchio della cassa integrazione
CI VORRANNO mesi per avere la risposta definitiva e sapere se la discarica di Monte La Poggia potrà aprire o no. E nel frattempo i lavoratori che faranno? Anche questo è motivo di forte preoccupazione, non solo per i dipendenti (decine) ma per la stessa azienda. Nessuno pronuncia le parole «cassa integrazione». Anzi, si sostiene che parlare di una ipotesi del genere è del «tutto prematuro», ma si aggiunge anche che «certamente occorre fare i conti». Insomma, i rischi ci sono, c’è poco da girarci intorno. La Bellabarba sta lavorando nei settori «storici« (strade, urbanistica...) ma non più di altre ditte o non di più rispetto al passato: il periodo è quello che èe la crisi investe un po’ tutti. La discaruica costituirebbe anche una importante diversificazione. Certo, prima di arrivare a una soluzione come la cassa integrazione la Bellabarba ci penserà più di una volta, anche perchè è chiaro che non vuole usare questo spauracchio come leva per forzare la situazione.
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