Confindustria Livorno Massa Carrara
News
Formazione
Login
Esci

CASO-LIMONCINO LA RIVELAZIONE DEL CONSIGLIERE PROVINCIALE CORSINOVI - La Nazione Livorno

 


«Nella diffida fatta a Kutufà pesano le garanzie finanziarie»
— LIVORNO —
«C’È ANCHE il problema delle garanzie fidejussorie. Una ulteriore “zeppa” messa a Kutufà e alla Provincia nella diffida a rilasciare l’autorizzazione all’avvio dell’impianto. E lo stress test non è affatto sufficiente, nè sostitutivo del sopraluogo». Il consigliere provinciale del Pdl Alessandro Corsinovi scopre ora che nella «diffida» fatta a Kutufà da alcuni cittadini residenti e proprietari di immobili della zona del Limoncino, «oltre al riferimento alla normativa regionale che impone che prima della messa in esercizio delle attività e dopo il collaudo, l’ente che ha rilasciato le autorizzazioni effettui un sopraluogo di verifica, (cosa che non è avvenuta) c’è anche un altro elemento importante. Si tratta di una norma di legge, questa volta nazionale, l’articolo 10, comma 3 del decreto legislativo n.36 del 13 gennaio 2003, che impone che l’avvio delle attività di un impianto di discarica deve essere subordinato anche alla formale accettazione da parte della Regione delle garanzie Finanziarie (e cioè le fidejussioni) che il proprietario presenta alla Provincia e che la Provincia deve trasmettere alla Regione». Un particolare sul quale Corsinovi vuole fare chiarezza: «Nella diffida a Kutufà viene citato esplicitamente anche l’articolo 10 del legge del 2003 dove si precisa appunto che l’avvio delle attività dell’impianto è subordinato alla accettazione delle garanzie finanziarie».
SEMPRE CORSINOVI fa anche rilevare che da quanto si legge nell’esposto dei cittadini del Limoncino, e cioè che lo «stress test» non è affatto pertinente nè sostitutivo del sopralluogo o alla verifica successiva al collaudo che, come scritto nella diffida consegnata a Kutufà, «deve accertare — scrive Corsinovi — non tanto le conseguenze di gravi eventi naturali come terremoti, uragani, bombe d’acqua, ma anche e soprattutto che non vi siano difformità tra il progetto e le opere realizzate e se siano state o meno rispettate tutte le prescrizioni impartite dai vari enti e organismi amministrativi nelle procedure di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale».

Caso-Limoncino Tensione all’udienza al tribunale civile
ANIMI surriscaldati ieri al tribunale civile, a palazzo di via De Lardarel, davanti ai giudici Luigi De Franco, Azzurra Fodra e Franco Pastorelli per la discussione del reclamo presentato dall’avvocato Patrizio Rossi, che assiste i residenti del Limoncino. Il reclamo era stato presentato dall’avvocato Rossi dopo che il giudice Emilia Grassi aveva respinto il ricorso di urgenza presentato in primavera. Ricorso d’urgenza nel quale l’avvocato chiedeva la sospensione dei lavori per la realizzazione della discarica, impianto che dal 20 ottobre è sotto sequestro disposto dal giudice Beatrice Dani e che sarebbe entrato in funzione il 7 novembre.
IERI MATTINA davanti al collegio hanno
parlato gli avvocati Patrizio Rossi per i residenti e Giovanni D’Abramo per l’azienda Bellabarba. I giudici al termine di una discussione che si è protratta per oltre 40 minuti, un tempo inconsueto per le udienze civili, si sono riservati di decidere. Un altro capitolo giudiziario civile delicato che fa parte di una vicenda balzata agli onori delle cronaca nell’agosto del 2010. La decisione dei giudici potrebbe riservare ulteriori sorprese.
m. n.

CASO-LIMONCINO IL COMITATO ALL’ASSESSORE PROVINCIALE . ACCUSE ANCHE A VALTRIANI
«Nista incapace di amministrare»
IL COMITATO del Limoncino, in relazione alla presa di posizione dell’assessore dell’ambiente della Provincia, Nicola Nista, che ha definita «corretta la procedura per il rilascio dell’autorizzazioni amministrative alla società Bellabarba per la discarica di Monte La Poggia» e del direttore della «Cna», Marco Valtriani, afferma: «1) La procedura amministrativa per il rilascio della valutazione di impatto ambientale è infarcita di vizi e irregolarità continue, a cominciare dalla loro inusitata segretezza segno evidente che c’era qualcosa da “nascondere”. In ogni caso la prescrizioni impartite dai vari organi ed enti che hanno partecipato (Arpat, Soprintendenza ai beni culturali, Forestale) sono rimaste in larga misura inascoltate. Quindi, assessore Nista, è inutile che lei sia più realista del re: forse è il caso che si documenti prima di dire cose senza senso, come quando all’inizio affermò in commissione ambiente provinciale che sul Monte La Poggia non c’era acqua diversa da quella piovana! Un’affermazione che in un amministrazione seria avrebbe provocato il suo immediato allontanamento per inadeguatezza rispetto alla funzione».
E ANCORA: «Il direttore della “Cna” persiste nel suo comportamento tetragono: evoca scenari apocalittici ben sapendo che gli impiegati in discarica dovrebbero essere 9 e non 900. Forse chi ha ottenuto le autorizzazioni dovrebbe prendersela con i propri tecnici che hanno indicato un sito non idoneo per la discarica, probabilmente pensando che gli abitanti ed i proprietari del Limoncino avessero l’anello al naso e che tanto a Livorno “non succede mai niente”. Questo tanto per restare a ciò che risulta — per ora — dall’indagine, perché se emergeranno altre “verità nascoste “ il discorso sarebbe ancora più scottante. 3) In ogni caso crediamo che il gip abbia con una frase fotografato la situazione “Un beneficio per pochi ed un danno per molti”. 4) O forse, caro Valtriani, lei pensa che il profitto di un gruppo debba prevalere sul diritto alla salute dei cittadini ad ogni costo?».


Argomenti
Condividi

Altri articoli di Formazione

News Correlate

Scopri anche...

Aziende che si occupano di

Infrastrutture

    

Network di Sistema

Ance Massa
Disponibile su:
UP