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Landini: «I problemi delle acciaierie sono d'interesse nazionale» - Il Tirreno Piombino

 

Il segretario nazionale Fiom alle assemblee di Magona e Lucchini sul contratto unitario
 
Rinunciare alla siderurgia significa diventare dipendenti da altri Paesi. È necessario un rilancio
 
LUCA CENTINI
PIOMBINO. «Siamo qua per ribadire che il polo siderurgico di Piombino è una questione nazionale». E’ un concetto chiaro, quello del segretario nazionale Fiom, Maurizio Landini, che ieri mattina ha partecipato alle assemblee dei lavoratori della Magona e della Lucchini. Un’occasione per anche per incontrare la realtà del territorio.
 Un incontro per parlare del contratto dei metalmeccanici ma, in una fase in cui il polo siderurgico vacilla tra cali produttivi e incertezze sul futuro, per toccare con mano ciò che stanno vivendo i lavoratori dei due siti produttivi piombinesi.«Sappiamo che ci sono delle difficoltà pesanti - ha commentato il segretario Fiom davati all’ingresso dello stabilimento Magona - basta guardare Arcelor che ha appena chiuso un altro altoforno in Europa. Ma in Italia ci sono anche altri problemi seri. Manca una strategia chiara per la siderurgia del nostro Paese e il governo, nonostante tutto, resta immobile». In questi giorni la siderurgia locale, come se ne avesse avuto bisogno, ha subito un altro colpo duro. Gli impianti in Magona chiuderanno dal 31 ottobre al 6 novembre, con il ricorso agli ammortizzatori sociali per circa 570 addetti. Il motivo? Ordinativi a rilento. Così anche Magona è entrata ufficialmente in crisi. Una situazione che Lucchini conosce da mesi, almeno da quando Mordashov è evaporato e i lavoratori hanno iniziato un’attesa interminabile per la definizione dell’accordo sul debito con le banche. E per l’arrivo di un acquirente che, nonostante le tante indiscrezioni, non si è mai manifestato. Ma il segretario Maurizio Landini non ha dubbi nel ritenere ancora fondamentale un rilancio del settore siderurgico. Lo stesso rilancio che dovrebbe essere una priorità anche per il governo. «Ogni Stato che si definisce industriale non può rinunciare al comparto siderurgico - ha detto - rinunciare alla siderurgia significherebbe acquistare prodotti da altri e, quindi, dipendere da altri paesi». Per il segretario Fiom il polo piombinese, con le principali aziende in mano a multinazionali dell’acciaio, è un caso emblematico di cosa sta accadendo alla grande industria. «Fiom denuncia da tempo un’assoluta mancanza di democrazia nei confronti dei lavoratori - spiega Landini - sono aggrappati alle fabbriche, mentre le decisioni su come produrre e cosa produrre vengono prese da tutt’altra parte, in pochi centri di potere che con le produzioni hanno poco a che fare».


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