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Rischiano di pagare 5 milioni di bonifiche: protesta dei «No trielina» di fronte al tribunale - La Nazione Rosignano

 


Cecina: l’udienza del processo per inquinamento di falda a Poggio Gagliardo
— CECINA —
FUORI, davanti al tribunale, sventola un lenzuolo. «Chi inquina deve pagare». Ecco il saluto portato dal popolo degli indignati di Poggio Gagliardo, una trentina di proprietari di terreni inquinati da anni da trielina e percloro etilene (come l’acqua sottostante), all’udienza del processo a Roberto e Giacomo Massini (dell’ex Conceria omonima chiusa nel 1996) per «avvelenamento di acque destinate all’alimentazione». Ad armare di pennarello la mano dei «No trielina», c’è la recente «sentenza»della Regione (costituitasi parte civile, per l’inquinamento di un’area inquinata che coinvolge due Province, insieme ai proprietari Francesco Barreca ed Enzo Cruciata). Infatti, dietro la stessa costituzione del comitato, c’è la doccia fredda del 29 giugno, quando alla presentazione del progetto regionale di bonifica 33 proprietari scoprono di botto il significato dell’«apposizione di onere reale». In pratica per la normativa ambientale, in assenza di un responsabile dell’inquinamento, (la relazione tecnica del 2004 registrerebbe «picchi da 30mila a 50mila microgrammi per litro di trielina e percloro etilene contro i 10 di tollerabilità fissati dalla legge»), chi possiede terreni da bonificare dovrà spartirsi i 5milioni di euro previsti per la ripulitura. Che saranno, tra l’altro, saldati a suon di espropri.
PER GIACOMO Massini (contemporaneamente proprietario, tramite quella Erre Emme che ha realizzato il centro commerciale sull’area dell’ex conceria e imputato) non c’è niente da aggiungere al lenzuolo. Quei caratteri cubitali sbattuti in faccia all’aula dove avviene l’istruttoria, si commentano da soli. Solidarietà al bucato del Comitato dunque: «Certo. In fondo siamo anche noi proprietari di terre inquinate». L’excursus. Davanti al giudice Antonio Del Forno con Enrico Marinai (legale dei Massini) e Andrea Di Bartolo (per le parti offese) e il pm Carolina Temerani, per sommi capi emerge la vicenda. Risale a fine 2003 la segnalazione di Solvay a Asa a seguito di indagini interne all’azienda sui pozzi. Occorre verificare se esiste un’anomalia nei valori dell’acquedotto. L’Asa come gestore avvia le verifiche del caso a Cecina e Montescudaio prima di passare il testimone ad Arpat, autorità responsabile del controllo dei pozzi in loco. I risultati datati aprile 2004 sono allarmanti: la trielina (Tce) e il percloroetilene (Pce) nell’acqua analizzata sforano la soglia di guardia fino all’«avvelenamento». Nel mirino delle indagini entrano le due attività che a Poggio Gagliardo hanno utilizzato per anni le sostanze incriminate (la Conceria Massini chiusa nel 1996 e la lavanderia La Rapida serrata negli Ottanta). Il Noe (nucleo operativo ecologico), dispone i sequestri dei terreni e fa scattare l’avviso di garanzia per l’ex conceria chiusa da un decennio.
NEL 2004, i 65 fusti di ferro e plastica ritrovati nella proprietà sono il là da cui partono gli interrogativi rimasti in sospeso anche ieri, dopo l’esposizione delle perizie tecniche dei geologi di parte (Russo che refertò la situazione nel 2004 per il sostituto procuratore Mario Profeta e Sani perito della Erre emme sas, amministrata appunto da Giacomo Massini). Per tecnici da soli quei fusti non rispondono: «troppo poca la quantità di trielina ritrovata nei barili stoccati nell’ex conceria e smaltiti nel 2004 per individuarli come la causa primaria di valori così sballati». Su tutto resta l’ultima analisi datata 2008 quando le due pompe posizionate nell’area dalla Regione (il rettangolo del picco è su altrettante proprietà) hanno aspirato dal sottosuolo 3 tonnellate e mezzo di trielina e percloroetilene. Il 15 novembre alle 11 la prossima istruttoria con camera di consiglio.


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