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Porto. Resta il nodo dell'Alto Fondale - La Nazione Livorno
PORTO INTANTO LA NAVE «DIMONIOS» È SEMPRE FERMA
LA COPERTA è troppo corta per i terminalisti ro/ro, quelli dei traghetti merci. E così sembra difficile che anche la Saremar, compagnia regionale della Sardegna che ha chiesto di istituire un servizio Livorno-Porto Torres con il traghetto «Dimonios», possa avere il suo spazio. L’agenzia raccomandataria sta facendo il giro delle sette chiese, ma ad oggi la nave è sempre ferma, ufficialmente ai lavori, all’Andana degli Anelli. I ro/ro non sono l’unico settore in cui si discute. E Gallanti dovrà affrontare prima possibile anche il nodo dell’Alto Fondale, che la «Porto 2000» rivendica per le navi da crociera più grandi e che la Cilp è disposta a condividere, ma senza assolutamente mollare i depositi dell’ex magazzino Taf. Depositi che la «Porto 2000» vuole per una nuova stazione crociere da dedicate alla compagnia Msc e che Cilp invece ha già destinato — dopo averli usati tanti anni per le banane — ai forestali. Sarà il piano regolatore del porto a decidere, ma non c’è tempo per aspettarlo: urgono scelte. Come urgono anche sulle richieste di autoproduzione avanzate da Grimaldi in Sintermar, e che rischiano di scatenare una guerra in banchina. Insomma, Gallanti sembra decisionista e fa bene: ma decidere davvero comporta rompere equilibri su cui il porto ha vivacchiato per anni. Ce la farà ?
A. F.
PORTO FIDUCIOSO IL PRESIDENTE GALLANTI: «C’È IL VIA LIBERA DEI TERMINALISTI»
Primo passo avanti per il progetto dell’unico terminal per i «rotabili»
— LIVORNO —
UN UNICO terminal portuale per i rotabili, da realizzare «possibilmente» entro la fine dell’anno. Dall’incontro di ieri, che aveva preannunciato una settimana fa, il presidente dell’Authority Giuliano Gallanti è uscito dichiarando ottimismo. «C’è via libera al progetto- ha ribadito in una nota ufficiale- da parte dei quattro terminalisti». Quelli che oggi si scannano strappandosi le navi l’un l’altro: Sintermar, Ltm, Seatrag e Unicoop Impresa. Con loro hanno partecipato al vertice i sindacati, Assimprese e Assiterminal. Via libera al progetto comunque non significa che l’accordo sia fatto. Anzi: rimangono sul tappeto- e Gallanti lo riconosce- tutti i problemi che ad oggi alimentano la guera fratricida.Il primo, quello dell’assegnazione degli accosti alla radice della sponda Ovest della Darsena Toscana (ce l’ha per ora Sintermar, ma lo vogliono il Tdt e Seatrag) finirà a gara alla fine dell’anno «ma stiamo lavorando- dce Gallanti- per trovare prima un accordo». Ma il nodo giù difficile da sciogliere è quello del lavoro che manca, e che ha generato ad oggi 900 cassintegrati, più concrete minacce di altri traffici che se ne vanno.
L’UNICA soluzione proposta- e ovviamente condivisa: un tavolo di concertazione non si nega mai- è stata di impegnare le istituzioni, dal Comune alla stessa Regione (Rossi si era reso disponibile) a un confronto ufficiale tra imprenditori, sindacati, categorie e istituzioni stesse «per regole condivise sul tema del lavoro». Gallanti vuole che le intese ci siano entro gennaio, sottoscritte e impegnative per tutti. Gli hanno detto tutti di si, anche se il nodo è davvero gordiano e nessuno sembra avere la spada di Alessando Magno. Fuori dall’ufficialità, gli imprenditori hanno ribadito in particolare che il vero problema è la produttività. Se si riuscirà a portarla in alto- è stato detto- gli imprenditori sono pronti a investire e a rilanciare.
MA OCCORRE che anche il sindacato faccia la sua parte, abbandonando la formula del «lavorare poco per lavorare tutti». Il porto si salva- dicono i terminalisti più sinceri- se «tutti lavoreranno tanto e bene», rinunciando a ruoli di privilegio che non hanno più spazio, dove esiste un chiaro problema, come a Livorno, di eccesso di manodopera ed eccesso del suo costo. La chiamata alle istituzioni è ufficiale, netta e urgente. Se non ci saranno risposte immediate, si è detto ieri, saranno le stesse autorità ad assumersi la responsabilità del declino del porto.
Antonio Fulvi
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