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L'imprenditore Marco Mantovani, patron della Locman: quei confini non hanno più senso - Il Tirreno Primo Piano

 


 
Finalmente, il campanilismo ci ha frenato
 
 
«Così potremo lavorare meglio su collegamenti e servizi per il turismo»
 
 MARINA DI CAMPO. «L’Elba si unisce? Finalmente. Il campanilismo è stato, almeno negli ultimi dieci anni, il freno all’espansione dell’isola». Chi parla è Marco Mantovani, il patron della Locman, una delle più note aziende italiane di orologi. Mantovani, nato 50 anni fa all’Elba, si è poi trasferito a Milano, e solo dal 1988 abita stabilmente nell’isola. Il suo è uno sguardo che unisce il pragmatismo meneghino all’amore per l’Elba.
 Dice Mantovani: «I confini dell’Elba sono il mare. Per il resto l’isola è una realtà unica, omogenea».
 Ma i Comuni non sono un’invenzione divina.
 «No, però sono espressione di un’Elba in cui dominava una cultura agropastorale. Allora l’isola aveva interessi molto locali. Il business dell’isola è il turismo, e i confini comunali non hanno più senso».
 Effetti negativi di questa divisione?
 «Moltissimi. Basti pensare che l’aeroporto è a Marina di Campo, ma interessa tutta l’isola. Abbiamo un ospedale a Portoferraio dove si ricoverano tutti gli elbani. E così via. Inoltre dobbiamo valorizzare un solo marchio e si chiama Elba».
 La scintilla che ha portato alla richiesta di fusione?
 «Economica. Nel passaggio dai pastori e dai minatori agli operatori turistici si è capito che la divisione in otto comuni è obsoleta e dannosa per lo sviluppo. Gli attuali sindaci possono diventare assessori delle 8 frazioni. Insomma l’attuale schema non è del tutto sbagliato ma abbiamo bisogno di trasformare l’attuale presidente della conferenza dei sindaci in una figura istituzionale che rappresenti l’Elba nel suo insieme e che si occupi a tempo pieno dei problemi comprensoriali».
 La classe politica elbana è all’altezza della nuova sfida?
 «Ci sono buoni amministratori. Non abbiamo bisogno di geni. Ci bastano amministratori capaci, in grado di recepire i problemi e di farsene interpreti con spirito unitario».
 Tre priorità per il Comune che nascerà?
 «Migliori servizi e collegamenti portuali e aeroportuali. Poi una stagione turistica che duri non 5 mesi ma almeno 8-9 mesi. Infine una valorizzazione ambientale che non ingessi l’arcipelago come è stato fatto col parco nazionale». (M.L.)

L’Elba prova a dare il buon esempio
 
Un Comune unico, invece di otto: da domani le firme per il referendum
 
 
 
Risparmio di 400mila euro l’anno ma cinque sindaci sono contrari
 
VALENTINA LANDUCCI
 PORTOFERRAIO. Poco più di trentamila residenti, otto Comuni con altrettanti sindaci, 44 assessori, 124 consiglieri comunali. Ma soprattutto piani urbanistici, regolamenti edilizi, tasse e tariffe diverse da paese a paese. E continue divisioni su come affrontare i problemi comprensoriali. E’ l’Elba dei campanili. Per alcuni un valore storico e culturale da preservare. Per altri un male da estirpare “democraticamente”, chiedendo agli elbani se vogliono la fusione dei Comuni per risparmiare sui costi della politica ma soprattutto per essere più forti e più uguali, nei diritti e nei doveri.
 Questo il senso della battaglia che il comitato promotore del referendum a sostegno dell’istituzione di un Comune unico dell’Elba si appresta a combattere. Servono almeno 5mila firme, che accompagnino la proposta di legge regionale - di iniziativa popolare - già confezionata allo scopo, per andare alla consultazione referendaria. E domani cominceranno ad essere raccolte.
 Nomi e cognomi, uno dietro l’altro, che lasceranno il segno nella storia di un territorio. Solo Napoleone, e solo per i pochi mesi, riuscì in qualche modo a unificarlo. Ecco perché quella del Comune unico per gli elbani è anzitutto una scommessa culturale.
 Chi non appartiene a questo mondo difficilmente riuscirà a capirlo. Chi trascorre qui qualche giorno di vacanza d’estate torna a casa raccontando quanto è bella l’Elba. Non dice «come si sta bene a Marciana Marina», o «quanto è bella Portoferraio». Ma parla del bello e del buono dell’Elba, declindandolo poi nelle varie località dell’isola ma spesso ignorando che Pomonte ha un sindaco diverso da quello di Fetovaia che si trova lì a cinque minuti di macchina.
 L’idea di un territorio unitario, geograficamente e amministrativamente, è ciò che il comitato nato a sostegno del Comune dell’Elba vorrebbe affermare anche tra chi vive qui e guarda il vicino di casa o il collega di lavoro come lo straniero che viene dall’altra parte dell’isola.
 Le ragioni del sì al Comune unico sono di tipo economico: si risparmierebbero 400mila euro l’anno centralizzando la gestione degli enti. Un unico sindaco, 7 assessori, 24 consiglieri comunali. Ma la spinta alla fusione arriva più dai possibili vantaggi politici e sociali. L’Elba unificata sarebbe il quarto Comune per popolazione a livello provinciale, potrebbe avere maggior peso contrattuale nei confronti di Provincia e Regione, accedere a finanziamenti straordinari a seguito della fusione delle amministrazioni e ancora gestire meglio i servizi: dai rifiuti ai trasporti, dalla sanità al turismo. Le comunità locali, con le loro tradizioni, verrebbero salvaguardate attraverso il mantenimento dei municipi: micro-parlamentini che diventino gli occhi, le orecchie e la voce di chi abita lontano dal Comune. I sostenitori della fusione sono poi convinti che un’unica amministrazione comunale si tradurrebbe in costi e regole uguali per tutti, a favore soprattutto del mondo imprenditoriale.
 Del resto sono proprio le categorie economiche, le associazioni di operatori turistici, commercianti, artigiani, ad aver dato vita al comitato per il referendum sul Comune unico.
 Con gli imprenditori si sono schierati per ora tre sindaci dell’isola, due di centrosinistra e uno di centrodestra. Gli altri cinque (tutti di centrodestra), pur convinti della necessità di una maggiore collaborazione tra le diverse amministrazioni in merito ai problemi di carattere comprensoriale, sono invece contrari.
 Come andrà a finire? Il referendum dovrebbe potersi tenere entro l’anno. E’ presto, però, per dire a quanto stanno le quotazioni del sì e del no. Agli appassionati di scommesse suggeriamo una riflessione. L’unico ente comprensoriale dell’Elba, l’Unione dei Comuni, sta fallendo, sommerso dai debiti e per l’incapacità di aver assolto il proprio ruolo: gestire unitariamente i servizi sull’isola. Un segnale ambiguo. Una dimostrazione che il Comune unico è un’utopia o un monito che impone il cambiamento?


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