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La base del Pd chiede stabilità dopo gli ultimi sconquassi del partito - La Nazione Livorno

 

Caccia aperta al «sosia» di Yari, graditi Ciampini, Ampola e Bagnoli

— LIVORNO —
RIUNIONI, incontri, assemblee, segreterie, direzioni. Il Partito Democratico cerca di voltare pagina dopo le dimissioni del segretario del territoriale Filippo Di Rocca. Dimissioni che hanno svegliato quella parte del partitone che ora chiede stabilità. E’ la parola che si sente ripetere tra i «compagni», quelli che ora si stringono intorno al segretario del Comunale, Yari De Filicaia e sperano che il temperamento verace ma l’animo nobile del portuale facciano uscire il partito dalle secche. Il nome di De Filicaia circola tra quelli che potrebbero prendere il posto dell’avvocato — andando così verso il superamento della segreteria Comunale — ma c’è chi lo vuole stretto marcatore dell’indomabile sindaco. La preparazione per l’assemblea che incoronerà il prossimo segretario territoriale del Pd è già iniziata, anche se Di Rocca manterrà l’incarico fino al 10 ottobre. Una fase delicata questa perchè le varie fazioni del Pd cercheranno di prevaricare per imporre i propri uomini. «Ci vorrebbe un altro uguale a Yari per sistemare Comunale e Territoriale» diceva qualche tesserato Pd ieri mattina in piazza del Municipio. Ma la ricerca non è semplice anche perché di giovani, nel Pd, ce ne sono diversi, ma dalla certificazione anagrafica alla segreteria di un partito il passo non è così scontato. Tra i possibili candidati non livornesi, resta in sella Samuele Lippi, il segretario di Cecina ma viene indicato anche il consigliere provinciale Fabrizio Bagnoli. «E’ un ragazzo con la testa sulle spalle che mette sempre tutti d’accordo» dicevano a Palazzo Granducale.
PIACE Alessio Ciampini che, nemmeno trentenne e già nella segreteria territoriale del partito accanto a Marida Bolognesi, schivo alle chiacchiere ma determinato negli interventi, sta riscuotendo consensi. Ma lui non sembra essere interessato e passa parola. Piace il presidente della circoscrizione 5 Matteo Ampola sul quale, però, qualcuno solleva riserve di natura caratteriale «Ma lavorandoci un po’ — dicevano nel palazzo — potrebbe venir fuori un buon dirigente di partito». La scelta sembra ricadere su questi nomi, per il «dopo-Di Rocca» anche se i rumors mettono in evidenza che c’è un altro esponente del Pd che starebbe scalpitando. Elis Bufalini, capogruppo provinciale del Pd, che in questi giorni si agita, e pareccchio. Corre voce che Bufalini — che si ritiene membro del gruppo dei giovani del Pd, quelli che puntano al rinnovamento tanto per intenderci — avrebbe addirittura ventilato una sua possibile dimissione da capogruppo in Provincia — dove la poltrona è sempre più scottante (vedi l’altro servizio in pagina, ndr) — a patto di una candidatura alla segreteria. Da qui gli sarebbe più facile partecipare alle primarie per approdare in Parlamento, come abbiamo scritto alcuni mesi. Ma per fare il segretario ci vogliono i numeri e, dalla federazione di via Donnini, qualcuno fa sapere che il capogruppo provinciale del Pd di numeri non ne ha, almeno non tanti quanti ne servirebbero.
E MENTRE il toto-segretario continua ad appassionare i corridoi, c’è chi si mostra davvero preoccupato. «Sono molto sorpreso dal precipitarsi di questa situazione — ha detto il presidente della Provincia Giorgio Kutufà — e spero che venga al più presto individuata una soluzione largamente condivisa. Una candidatura forte perchè la conduzione del partito non deve essere messa in difficoltà. Ci sono tante partite da risolvere, come quella dell’abolizione delle Province». E’ ovvio che chi prenderà il posto di Di Rocca sarà indebolito per la mancanza di un’elezione diretta e per il tempo ridotto di lavoro (un anno ormai è trascorso). Una situazione di disagio che non sarà facile risolvere.
Michela Berti

PROVINCIA LA CONSIGLIERA DEL POPOLO DELLE LIBERTà PUNTA IL DITO CONTRO IL CAPOGRUPPO DEL PARTITO DEMOCRATICO
Conflitto di interessi in porto, la Naldini passa all’attacco
«CON CHE FACCIA il capogruppo del Pd Elis Bufalini ha preso la parola in commissione emergenza occupazionale per parlare delle vicende in porto?». Roberta Naldini, consigliera provinciale del Pdl, fa da Palazzo Granducale il controcanto all’intervento fatto da Gianfranco Lamberti in consiglio comunale sulle dichiarazioni, riportare su questa cronaca, di Bufalini. «Bufalini lavora in porto — dice la Naldini — dove gestisce un parcheggio. Ci sono state polemiche sulla sua attività, perché non si capisce se il capogruppo del Pd paghi o no l’affitto. Come ha ricevuto quel lavoro, è stata fatta una gara?». Tutte domande alle quali la Naldini chiede risposte. «Altro che conflitto di interessi — continua l’esponente del centrodestra — l’imprenditore portuale attacca i suoi colleghi perché non conoscono l’inglese e prende la parola in commissione lodando il presidente dell’Authority Gallanti che, in pratica, è il suo datore di lavoro. Roba da non credere». La Naldini è sconcertata da quanto accaduto: «I compagni del Pd — continua — farebbero bene a prensare a casa loro e dare l’esempio, prima di criticare il centrodestra e il premier Berlusconi. Qui a Livorno abbiamo continui esempi di politici che fanno consulenti, tanto per far riferimento a casi che hanno interessato Palazzo Granducale». La Naldini cha il dente avvelenato, anche per il comportamento che il capogruppo del Pd ha avuto in terza commissione.
«AVEVA dichiarato sulla stampa che si sarebbe dimesso — continua la consigliera — anche perché non è mai venuto alle riunioni, forse per non dover prendere posizione contro la discarica e i Bellabarba. Fu proprio lui a dare tutta la colpa ai tecnici della Provincia, per il pasticcio al Limoncino».
SULLA TERZA commissione, dopo le dimissioni dalla presidenza di Luca Bogi si potrebbero scatenare delle guerricciole. Una presidenza che scotta, dopo la relazione sulla discarica finita in Procura, e sulla quale l’ala integralista del gruppo non intende cedere. Ecco che il rimescolamento delle nomine nelle commissioni, annunciato dal capogruppo Bufalini, potrebbe allontanare consiglieri come Antonio Ceccantini, anima ambientalista del partito, e soggetto piuttosto scomodo perché spesso voce fuori dal coro del «partitone». «La terza commissione — tuona la Naldini — non si riunisce da mesi. Siamo fermi per i continui mal di pancia all’interno dlela maggioranza. Così come la quinta commissione che non si riunisce dal 20 luglio. Con i problemi che ci sono nella scuola, la Provincia di Livorno resta muta».
m. b.


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