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Di Rocca lascia la segreteria Pd - Il Tirreno Livorno
L’annuncio nella notte in un clima di veleni e attacchi personali
ALESSANDRO GUARDUCCI
LIVORNO. Filippo Di Rocca si è dimesso da segretario della Federazione del Partito Democratico. «Lascio l’incarico per motivi personali», ha detto alla direzione comunale del partito in apertura della riunione svoltasi nel quartier generale di via Donnini.
E sempre rivolgendosi ai vertici del Pd livornese ha comunque aggiunto la volontà di restare a disposizione del partito. Le sue dimissioni sono però irrevocabili e scatteranno formalmente il prossimo 10 ottobre. La conferma di tutto ciò è arrivata a conclusione della riunione, a notte inoltrata.
Una riunione che si dice sia stata molto accesa, con scontri verbali e toni polemici. Poi è stata seguita da una nota firmata dai segretari delle varie unioni comunali, in cui è stato espresso «profondo rammirico» per l’uscita di scena del segretario territoriale.
Non si è comunque trattato di un fulmine a ciel sereno. Da giorni, infatti, si inseguivano le voci più disparate sulla sorte politica di Filippo Di Rocca.
Voci che nelle ultime ore si sono intensificate ma che già avevano preso corpo durante la lunga crisi di giunta che ha caratterizzato l’estate di Palazzo Civico: una crisi che ha provato il segretario territorio, che l’ha coinvolto direttamente e che alla fine lo ha indebolito.
Di Rocca sentiva crescere intorno un clima di sfiducia politica ormai sempre più forte fino all’ostilità e ai veleni personali.
Di qui la decisione di anticipare il passo d’addio. «Avrei lasciato l’incarico a fine anno, ma per ragioni personali e di lavoro ho ritenuto opportuno farlo subito», ha spiegato nel corso del suo sofferto intervento ai segretari delle unioni cumunali che fanno capo al Pd livornese. Una scelta obbligata, la sua, per sottrarsi agli attacchi personali che, da alcune aree del partito, si stavano facendo sempre più duri e insistenti.
Si è chiusa così la breve parentesi di Filippo Di Rocca ai vertici del Pd labronico: poco più di dieci mesi (la sua elezione risale a metà novembre dell’anno scorso), pochi per riuscire a lasciare una traccia significativa della sua attività. E pensare che aveva rinunciato a un posto in giunta pur di rimanere segretario fino alla fine del mandato e anche oltre.
Ma forse i problemi interni al partito, che già c’erano per Di Rocca, si sono aggravati proprio in seguito a quella scelta. E ora si apre il toto- sostituzione.
«Grande rammarico: ha lavorato con passione, dedizione e serietà»
E nell’interregno il partito nelle mani dei responsabili comunali
LIVORNO. Sono «i segretari delle Unioni Comunali di Livorno, Rosignano, Cecina, Collesalvetti, Castagneto Carducci, Bibbona e Capraia» a mettere nero su bianco un documento di 14 righe in cui esprimono «il loro profondo rammarico per le dimissioni del segretario territoriale Filippo Di Rocca», riconoscendo all’ormai ex numero uno una uscita di scena con dignità: ha svolto l’incarico «con passione, dedizione e serietà sempre per il bene del partito e della comunità livornese».
Le sue dimissioni - viene sottolineato - sono state «date per motivi professionali» e «vengono accettate a malincuore»: testimoniano come «fare politica oggi richieda un impegno totale e intenso». Quest’impegno, si legge nel documento firmato dagli esponenti dei vertici comunali del Pd nel nostro territorio, «è giusto lasci il passo alle esigenze del lavoro come bene primario per la libertà di ogni singolo».
Dopo il ringraziamento di rito a Di Rocca («gli esprimiamo tutta la nostra gratitudine»), i segretari delle Unioni comunali si impegnano a «convocare quanto prima la direzione del partito dove sarà deciso il percorso per eleggere il nuovo segretario territoriale». E nel frattempo? «Fino a quel momento i segretari, unamini, garantiranno la tenuta e il governo del Partito Democratico livornese».
La crisi di giunta, la rinuncia a far parte della squadra di Cosimi, la resa dei conti nel partito
Un braccio di ferro che durava da Ferragosto
LIVORNO. Pochi giorni dopo Ferragosto esplode il caso di Claudio Ritorni: l’assessore allo sport e alle partecipate - punta di diamante del Pd nella giunta Cosimi - si dimette dopo che il sindaco decide di rinviare la decisione sulla variante dell’ippodromo-parco Ceschina. Il sindaco coglie al balzo le dimissioni di Ritorni per mettere mano al rimpasto della giunta. Anzi, fa di più: la congela e riassume tutte le deleghe. Una decisione di cui non informa il partito che, anche per questo motivo, non la prende affatto bene.
Filippo Di Rocca non nasconde il disappunto e convoca con urgenza il sindaco in federazione per avere chiarimenti. Il Tirreno titolò “Il Pd processa Cosimi”, ma nel volgere di pochi giorni a finire sotto processo è stato proprio Di Rocca. A partire da quella riunione, infatti, comincia a rimbalzare la notizia dell’ingresso del segretario in giunta. Di Rocca per diversi giorni dice “no grazie”, poi di fronte al continuo tam-tam affida la sua indisponibilità ad entrare nella squadra di governo cittadino a un comunicato ufficiale. Cosimi ufficialmente tace, ma non fa nulla per smentire le voci di un ingresso di Di Rocca in giunta. Il braccio di ferro va avanti per giorni, poi Cosimi rompe gli indugi e chiede al Pd di dare un segnale forte di partecipazione al rilancio dell’attività amministrativa del Comune. Chiede che il partito metta a disposizione le sue risorse migliori e il partito accetta.
Ma a quel punto il Pd pretende per Filippo Di Rocca la poltrona di vicesindaco: il sindaco sente aria di commissariamento e dice no, il segretario comunale Yari De Filicaia allora fa un passo indietro. «Non ci sono le condizioni per un ingresso in giunta di Filippo Di Rocca». Cosimi la prende malissimo e mette mano al rimpasto indebolendo il peso del Pd: un assessore in meno e deleghe di minor prestigio a Paola Bernardo, l’altro elemento di spicco del Pd in giunta.
Una parte del Pd non accetta il responso e accusa Di Rocca di essere responsabile di questa situazione per aver rifiutato di entrare in giunta. Di Rocca sente crescere la sfiducia ogni giorno che passa: è la fine.
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