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Pontone Dakota, indagini chiuse e tre nei guai - La Nazione Livorno

 


Gli indagati sono Roberto Piccini, Giorgio Gionfriddo e Sergio Migheli: verso il rinvio a giudizio
— LIVORNO —

PONTONE Dakota: chiuse le indagini dell’autorità giudiziaria. Ora i tre indagati hanno venti giorni di tempo per chiedere di essere sentiti dal magistrato e o per presentare memorie difensive. Al termine dei 20 giorni la Procura chiederà presumibilmente il rinvio a giudizio e la vicenda arriverà davanti al giudice delle udienze preliminari. La Procura della Repubblica ha notificato l’avviso di fine indagini all’ex presidente dell’Autorità Portuale, Roberto Piccini, per i reati di abuso di ufficio, falso e occultamento di atti.
NEGLI ACCERTAMENTI, coordinati dal sostituto procuratore Massimo Mannucci, sono rimasti coinvolti anche Giorgio Gionfriddo e Sergio Migheli (stesse ipotesi di reato) rispettivamente segretario generale e responsabile finanze della Port Autority, quest’ultimo, residente a Cecina. L’indagine riguarda il noleggio del pontone Dakota che, secondo l’ipotesi del pm, si sarebbe rivelato non solo inutile, ma anche costoso per il bilancio dell’Autorità Portuale, e avrebbe avvantaggiato, questa la ricostruzione dell’accusa, la Compagnia Portuale a scapito di un’altra società di servizi portuali, la Sintermar. L’indagine ruota intorno ad una gara che l’Autorità Portuale nel 2009 ha avviato senza la pubblicazione di bando per il noleggio di un pontone galleggiante per navi ro ro.
UNA PROCEDURA, secondo la Procura, possibile solo in situazione di estrena urgenza o imprevisti. L’Autorità Portuale avrebbe aggiudicato la gara alla Safim srl di Genova (unica a presentare l’offerta) per 552mila euro per il primo anno e 357mila euro per la eventuale e successiva proroga di un altro anno. Il pontone Dakota II è rimasto due anni nel porto livornese, per i magistrati non è stato mai utilizzato ed è stato collocato ad un accosto diverso rispetto a quello previsto. La proceduta d’urgenza avrebbe danneggiato l’Autorità Portuale per le spese di noleggio di un ben non utilizzato ad un prezzo verosimilmente superiore a quello che avrebbe potuto essere quello calcolato al termine di una gara e sarebbe stata danneggiata anche la Sintermar che vedeva sfumare la trattativa per l’acquisto del pontone ad un prezzo di circa 900mila euro.
I VANTAGGI si sarebbero invece concretizzati, secondo quanto ricostruito dalla Procura, per la Safim (che 900mila euro li ha presi in due anni di noleggio) e soprattutto per la Compagnia Portuale che in questo modo avrebbe mantenuto la commessa per lo sbarco dei veicoli che sarebbe potuta passare alla Sintermar. A innescare l’indagine dell un esposto del consigliere provinciale del Pdl, Benito Gragnoli.

La malevola ipotesi di una sottrazione alla Sintermar
LA STORIA del pontone appare emblematica di scelte portuali che da anni vengono spesso contestate tra imprenditori e tra imprenditori e Authority. Venne noleggiato dall’Autorità portuale con l’impegno a un successivo acquisto, per essere sistemato in banchina nella concessione del terminal Ltm. Avrebbe consentito, secondo l’Autorità portale, l’accosto contemporaneo di due traghetti merci, affiancati alla banchina e non di traverso al canale, liberando anche in questo modo le manovre nel bacino di evoluzione per l’ingresso in Darsena Toscana. Il terminalista però rifiutò a lungo di utilizzarlo, ritenendolo non adatto. Nel frattempo circolò la tesi- assai malevola nei confronti dell’Authority- che la vera ragione del noleggio da parte di quest’ultima fosse stata la volontà di sottrarre il pontone alla Sintermar, che l’avrebbe usato per far concorrenza alla Cilp nello sbarco delle auto.
TESI ovviamente sempre smentita dal presidente Piccini e dai suoi. Solo successivamente il pontone è stato utilizzato, in modo parziale. Il messaggio che si è tentato di stampare è protetto con Information Rights Management. Il mittente non ha fornito i diritti necessari per stampare il messaggio.


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