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Nelle mani dei signori della crisi - Il Tirreno Primo piano domenica 4 settembre
Da Orsi a Mordashov, i manager che decidono il destino delle fabbriche
I capricci di Rossignolo il John Wayne degli imprenditori
Dal russo Aleksej Mordashov, il patron di Severstal, che controlla la ex Lucchini, a Giuseppe Orsi, da pochi mesi amministratore delegato di Finmeccanica, da cui dipende l’AnsaldoBreda. Sono i signori della crisi delle due aziende che tengono con il fiato sospeso Piombino e Pistoia. Ma con loro ci sono altre storie di industriali e manager che hanno le chiavi dell’economia toscana. Personaggi spesso discreti, appartati. Altri più esposti.
Mordashov viene dalla Russia di Putin. A 27 anni, nel 1993, gli fu affidato il compito di organizzare la privatizzazione del complesso metallurgico di Cherepovets, nel cuore della Russia europea. Fa parte insomma dell’oligarchia russa. Un manager freddo, che vuole assolutamente liberarsi della ex Lucchini. E il pericolo che temono a Piombino è una svendita. Che dimezzi l’occupazione.
Lo stesso pericolo lo temono a Pistoia. Orsi, che viene dall’AugustaWestland, punta sul militare e non sul civile (tram e treni). Appena insediato ha fatto un giro per le aziende del gruppo Finmeccanica. Quando venne a Pistoia, il sindaco Berti gli fece sapere che lo avrebbe incontrato volentieri. Lui si negò, riferisce il sindaco: «Mi fece sapere che era una visita per conosce le aziende. Nulla di più». Poi il 31 luglio Renzi capì il diniego dell’incontro. Orsi sul Sole annuncia infatti che l’AnsaldoBreda andrebbe venduta.
Da Pistoia a Livorno dove Rossignolo sembra tentato dalla voglia di vendere la De Tommaso. Capriccioso, fumantino, ruvido, Gian Mario Rossignolo, non è certo il tipo di persona che passa inosservata. Basti pensare che nei 300 giorni in cui guidò Telecom venne velocemente ribattezzato “John Wayne”, quello del non facciamo prigionieri. Nato il 1 ottobre del 1930 a Vignale Monferrato (Alessandria) è sposato e ha 3 figli. Laureato con 110 e lode in economia e commercio, conosce tre lingue ed è un grande tifoso del Torino. Prima di provare a riavviare la ex Delphi lanciando il Suv made in Livorno, la carriera di Rossignolo è in gran parte targata Fiat: uomo di fiducia di Umberto Agnelli è stato responsabile della componentistica Fiat, poi al vertice della tecnostruttura Lancia.
Altra azienda in difficoltà i Cantieri navali di Pisa. Per due anni e undici mesi Roberto Zambrini, 53 anni, è stato il manager dell’azienda. Un incarico svolto per Gruppo Baglietto Spa, uno dei principali player a livello mondiale nel mercato dei mega yacht di lusso. All’epoca il gruppo guidato dall’amministratore delegato Maurizio Cei (46 anni) aveva tre cantieri in Italia, tre in Tunisia e produceva circa 12 barche all’anno. Su incarico dell’ad Maurizio Cei, il direttore generale Zambrini ha seguito i Cantieri navali di Pisa dal febbraio 2008 al dicembre 2010.
Terminata l’esperienza pisana, Roberto Zambrini ha assunto, dal dicembre 2010, l’incarico di amministratore unico della Fortitude Srl che opera sempre nel settore dei cantieri navali.
Infine Andrea Barontini. E’ l’imprenditore pratese che da febbraio ha acquisito di fatto il controllo di “Abbigliamento Grosseto”, la società nata sulle ceneri della Mabro. L’imprenditore pratese guida una cordata di imprenditori che è impegnata nella complicata azione di rilancio dell’azienda grossetana.
Barontini, 46 anni, studi in economia, un passato da attaccante nelle giovanili del Prato calcio, rappresenta insieme al fratello minore David, la terza generazione degli impannatori Barontini. I due fratelli si sono infatti impegnati in questa caratteristica attività pratese, seguendo le orme del nonno Agostino e del babbo Ivo. Quando Barontini si è tuffato nel rilancio di Mabro aveva alle spalle la forte esperienza maturata nella “Marcolana” di Prato. Ma l’operazione è una sfida che si presenta difficile. (M.L.)
Trw Livorno, in tre anni persi 150 lavoratori
Un po’ di respiro con l’acquisizione di nuove commesse
LIVORNO. I numeri parlano da soli: tre anni fa la Trw di Livorno - stabilimento che produce componenti auto e sterzi, soprattutto per la Fiat - contava 611 lavoratori. Oggi i metalmeccanici al lavoro sono circa 460. La crisi, a partire dal giugno del 2008, è sembrata quasi insuperabile. «Dopo una fase di riorganizzazione con gli ammortizzatori sociali - spiega Simone Puppo, della Fiom - siamo in attesa del lancio di nuove produzioni. Negli ultimi due anni sono usciti dallo stabilimento più di cento lavoratori, tra pensionamenti, mobilità, uscite volontarie».
«Ma in questo dato - chiarisce - sfuggono i veri disoccupati, quelli che non stanno dentro la politica degli ammortizzatori: nel periodo di crisi abbiamo perso dai 100 ai 120 interinali che speriamo di poter riprendere».
«Da qualche mese - chiarisce il delegato Fiom - stiamo assistendo a una ripresa. Ogni settimana vanno in cassa integrazione al massimo 10-15 metalmeccanici. Abbiamo acquisito nuove commesse, come la Punto». Trw, a marzo, si è aggiudicata anche i fondi del bando aperto dalla Regione per progetti strategici, «e stiamo cercando di diversificare il prodotto per non dipendere sempre dalla Fiat».
Pistoia e Piombino le città-azienda con il cuore in gola
Il ritorno dalle ferie porta nuove nubi su Breda e Lucchini
MARIO LANCISI
Due storie di lavoratori con il cuore in gola. Primo, Claudio Nardi, da 31 anni operaio dell’Ansaldo Breda: «Quando sono stato assunto, nel 1980, ero fiero. La Breda una sicurezza. Allora ci lavoravano 1400 persone. Oggi siamo ridotti a 900 e soprattutto non sappiamo che futuro ci attende». Secondo, Paolo Francini, da 30 anni operaio della ex Lucchini di Piombino, che a luglio ha fatto lo sciopero della fame per salvare le Acciaierie: «In gioco l’economia della zona e la nostra dignità».
Trent’anni di lavoro alle spalle e, davanti, la nebbia, lo spettro del baratro. La fine di un’epoca. Per Pistoia e Piombino. Due città-azienda. Mirko Lami, Fiom, ha osservato che nei tempi in cui l’acciaio andava bene, a Piombino «ogni figliolo aveva un babbo che lavorava alle Acciaierie». Le Acciaierie e la Breda erano un destino segnato, a Piombino e Pistoia. E anche un vanto, una sicurezza, uno status symbol.
Lo tsunami di agosto. Si dirà: da anni l’acciaio tiene sulle corde Piombino (nel 1981 erano 8mila circa gli operai delle Acciaierie, oggi a parte l’indotto, sono 3mila: 2180 alla Lucchini, 120 alla Dalmine e 700 alla Magona) e anche l’AnsaldoBreda (800 dipendenti più l’indotto) da tempo dava non pochi problemi. Ma ad agosto, nel periodo delle ferie, è come se uno tsunami si fosse abbattuto sul destino delle due aziende. Chi ci lavora se ne è andato quasi ignaro di quello che poi sarebbe successo. Ritrova a settembre una situazione nuova. In peggio.
La ripresa di settembre avviene nel segno di una crisi che si fa più acuta per tutte le aziende toscane. Anche se il governatore Enrico Rossi invita a guardare ad un mondo manifatturiero che nell’ultimo biennio in Toscana ha registrato «buoni risultati a livello di esportazioni e almeno cento aziende vantano una forte capacità di internazionalizzazioni». Anche a livello di grandi aziende, ci sono certo i casi di crisi di Breda e Acciaierie, ma anche «esempi positivi come la General Electric e la Piaggio», sottolinea Rossi.
15mila posti a rischio. La bufera che a luglio e agosto si è abbattuta sui mercati e le manovre economiche del governo possono avere effetti nefasti anche sull’economia toscana, osserva il segretario della Cgil Alessio Gramolati. Basti pensare che la recessione indotta dalle manovre del governo mette a rischio in Toscana, calcola il numero uno della Cgil, quasi 15mila posti di lavoro.
Poi c’è l’effetto sulle banche: «In Borsa sono stati bruciati 12 miliardi. Le banche si erano create nei mesi scorsi un tesoretto che ora è stato polverizzato. In sei mesi Mps ha perso il 49,5%, Intesa San Paolo a cui appartiene la Cassa di Risparmio di Firenze il 50%, e il Banco, che controlla la Cassa di Lucca, Pisa e Livorno oltre il 54%. E’ probabile che le banche saranno meno disponibili nei confronti delle imprese indebitate».
I debiti della ex Lucchini. Aspetto questo che potrebbe risultare molto pesante per l’ex Lucchini, il cui destino è legato appunto alle banche. Come è noto, i proprietari, i russi della Severstal, la vogliono vendere. Ma non è facile. Anche perché l’azienda ha un debito di 770 milioni. Con le banche è stato stipulato un piano di rientro che andrà rifatto, i conti non tornano. Oltre 300 milioni dovrebbero venire dalla vendita di Ascometal, la controllata francese della Lucchini, al fondo d’investimenti Apollo. Ma il governo francese ha bloccato la vendita separata delle quattro centrali idroelettriche di Ascometal ad una società svizzera perché le considera asservite all’attività dell’azienda siderurgica. Dalla vendita delle centrali dovevano arrivare 50 milioni di euro, la parte più consistente del prestito ponte (in totale 80 milioni) che avrebbe dovuto dar fiato alla ripresa della ex Lucchini.
Manchester di Maremma. Conti da rifare, ostacoli burocratici da superare, piano finanziario da ridisegnare. E intanto il sindaco di Piombino Gianni Anselmi si dice «preoccupato» mentre l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini chiama in causa il governo «troppo assente dalla vicenda di Piombino». Ma lo storico Rossano Pazzagli (ex sindaco di Suvereto) osserva: «Alla fine dell’800 Piombino passò da borgo marinaro a luogo industriale, per arrivare alla “città fabbrica” novecentesca: una “piccola Manchester” di Maremma. E ora? Sembra la città dell’incertezza e della sfiducia».
Gli operai non sono limoni. Da Piombino a Pistoia. Con le valigie già pronte per le vacanze, gli ottocento dipendenti dell’AnsaldoBreda hanno letto sul Sole 24 ore del 31 luglio l’intenzione del nuovo amministratore di Finmeccanica Giuseppe Orsi di vendere l’azienda pistoiese: treni e metropolitane non sarebbero più strategici, i veri affari si fanno con i carri armati e la produzione militare. Un doppio schiaffo. A Pistoia e alla Toscana pacifista. «Mi fa girare molto le scatole il ragionamento di Orsi», si arrabbia il governatore Rossi.
«I lavoratori non sono limoni da spremere quando i mercati vanno bene per poi essere abbandonati al loro destino nei giorni delle difficoltà», aggiunge Selma Ferrali, direttore dell’Ufficio sociale della diocesi.
Tra debiti e nuove commesse. «Una decisione sconcertante», la definisce il sindaco Renzo Berti. Anche perché l’azienda della Finmeccanica aveva vinto di recente un appalto da 50 miliardi per l’Alta velocità. Dal 1 settembre c’è un nuovo amministratore delegato, Maurizio Manfellotto. La sua lettera ai lavoratori è piaciuta al sindacato e anche a Berti.
Ma il problema è il futuro. A fine anno è probabile che in bilancio ci sia un buco di 400 milioni (negli anni scorsi i debiti sono arrivati a 1 miliardo e 300 milioni). «Si tratta di capire se si tratta di un debito strutturale o congiunturale. Sono figli del passato o sono intrinseci al tipo di produzione?» domanda il sindaco. Domanda cruciale. Per capire se c’è un futuro. Per l’AnsaldoBreda e la sua città.
Piaggio: falsa partenza, ma il mercato tira
Subito cassa integrazione a Pontedera per la carenza di scorte
La produzione andrà a regime solo dal 19 settembre e il problema si scarica soprattutto sulle imprese dell’indotto
EMILIO CHIORAZZO
PONTEDERA. Alla riapertura dei cancelli, dopo le ferie estive, Piaggio ha ripreso l’attività solo con un terzo dell’organico. Seicento operai. Per gli altri è scattata la cassa integrazione. Hanno ricevuto il telegramma, con la comunicazione, mentre erano ancora a godersi gli ultimi giorni di riposo. Restano a casa 2 settimane. Poi ne entreranno altri 600: solo dal 19 settembre la produzione andrà a regime. È l’effetto della vicenda Tecnocontrol, dichiarata fallita dal tribunale, per un’istanza presentata proprio da Piaggio. Il ricorso alla cassa integrazione si è reso necessario per la mancanza di scorte e di materiali che arrivano dall’indotto.
E, ironia della sorte, si ripercuoterà, fin dai prossimi giorni, ancora una volta soprattutto sulle aziende del corollario Piaggio. Sui tavoli delle segreterie provinciali dei sindacati stanno arrivando richieste di ricorso alla cassa integrazione da diverse realtà produttive della Valdera che collaborano con Piaggio: alla Ristori di Montecalvoli, che si occupa di stampaggio telai e manubri, la richiesta - per tutto settembre - riguarda 35 dipendenti, sui 160 complessivi. Alla Cam di Gello, specializzata in verniciatura e saldatura di telai, sono interessati alla richiesta di cassa integrazione per sei settimane, tutti i 68 lavoratori. E per 15 dei 40 dipendenti totali, ha fatto richiesta la Bib di Fornacette. Realizza cassoni per l’Ape, ma il ritmo ridotto della casa madre, costringe a rivedere i piani di tutto il mese.
E pensare che i numeri del mercato di Piaggio danno segnali tutt’altro che di crisi. Sono in controtendenza, rispetto a un settore ovunque in sofferenza: i primi sei mesi del 2011 parlano di crescita di tutti i principali indicatori economico-finanziari, a conferma dell’importanza delle scelte compiute dal Gruppo per rafforzare la presenza industriale e commerciale nelle aree del mondo a più alto tasso di crescita. Questo andamento controbilancia un mercato europeo complessivamente non positivo. In Italia la situazione peggiore: dai dati diffusi da Confindustria Ancma le immatricolazioni di agosto segnano un -13%. A luglio erano a -23% rispetto all’anno prima.
In questo contesto, Piaggio invece, supera il 27% di quota europea nei primi sei mesi e incrementa le proprie quote sul mercato italiano. Nei primi sei mesi del 2011 il Gruppo ha avuto anche una crescita dei volumi dell’1,7% rispetto al 2010. Un segnale positivo per il territorio, poi, è legato al futuro: in agosto sono partiti i lavori a Pontedera per la realizzazione del nuovo centro ricambi internazionale. E’ un investimento importante ed è la conferma di come il Gruppo ritenga Pontedera strategica e centrale.
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