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Il piano Gallanti per le banchine divide la città - Il Tirreno Livorno

 


 LIVORNO. Il presidente dell’Authority ha presentato il proprio piano sul porto come «un primo passo» ma ha già aperto un dibattito in città. Ospitiamo qui gli interventi del prof. Massimo Paoli (economista), di Luciano Canepa (livornese, presidente dell’Authority di Ancona), del segretario Cgil Strazzullo e dei vertici Filt, della società Gestione Bacini spa, dell’agente marittimo Enrico Bonistalli e del consigliere comunale Gianfranco Lamberti.

CANEPA
 
Con questo piano la concorrenza è a rischio
 
Mi chiedete di commentare il progetto del nuovo piano regolatore del porto di Livorno. Non mi permetterei mai di interferire su un elaborato proposto da un collega presidente di Autorità Portuale, che oltretutto conosce la situazione e le esigenze della sua Autorità certamente in modo più approfondito e preciso di quanto possa conoscerle io. Oltretutto il Piano è stato presentato quale primo step di un iter lungo e complesso che quindi potrà subire molti aggiustamenti in corso d’opera.
 Mi sembra un’ottima idea quella della zonizzazione dei diversi tipi di traffico con relativi spazi destinati. Rimane la preoccupazione che la zonizzazione possa in qualche modo pregiudicare la concorrenza; la legge 84/94 prevede infatti che debba esistere una concorrenza nell’ambito del mercato rilevante e tutti sappiamo - anche per recenti provvedimenti che hanno interessato imprese portuali livornesi - che l’Autorità Garante per “mercato rilevante” intende anche il singolo porto, con tut-

SINDACATO FILT
 
Idee ok, sì alle regole Ma ora discutiamone

 Condividiamo le finalità, peraltro già presenti anche nel Piano operativo triennale precedente, di riorganizzazione ed efficientamento delle aree portuali; per noi questa condizione consente il superamento delle criticità dovute all’attuale frammentazione degli spazi.
 La riorganizzazione non dovrà vedere alcun lavoratore del porto perdere il proprio posto di lavoro. Questo percorso non può essere portato avanti se prima non si definisce un quadro di regole certo: la concorrenza si svolga sulla qualità e non sulla compressione dei diritti dei lavoratori.
 Prendiamo atto come anche Confindustria Livorno si sia espressa con la stessa forza su questo argomento; perché questo avvenga l’Autorità Portuale dovrà svolgere con maggior incisività il suo ruolo di controllo e verifica del rispetto delle regole da parte di tutte le imprese (art. 16, 17, 18).
 La nostra prima impressione è positiva, ritroviamo negli interventi proposti le possibili soluzioni alle criticità dei lavoratori e allo sviluppo complessivo del porto; chiediamo che si apra un’ampia discussione, fuori dai confini del Comitato Portuale, sulle prospettive del progetto affinché non prevalgano le resistenze dei piccoli interessi di bottega agli interessi collettivi del porto, della provincia e della regione.
 I problemi ci sono, ma le soluzioni si troveranno anche rispetto all’ampliamento degli spazi per le crociere a detrimento delle attività commerciali, pensando chiaramente al carico occupazionale che le attività commerciali sviluppano che è di molto superiore a quello dei traffici crocieristici.
 Sulla vicenda del segretario generale ribadiamo quanto già espresso ovvero che le caratteristiche del nuovo segretario devono essere compatibili al progetto dell’Authority per i prossimi 4 anni, al di là del nome e della “cittadinanza”; dovrà rappresentare gli interessi collettivi e non di parte, e quindi non condividiamo ulteriori temporizzazioni o proposte di mediazione su nomi che ci ricordano i momenti bui del commissariamento. All’Autorità Portuale ora il compito di accelerare il confronto con tutti gli interlocutori.
segreteria Filt-Cgil

Il porto ferroviario una bella intuizione
MASSIMO PAOLI

La filosofia che anima tutta la prima parte del documento di presentazione del Prg del Porto di Livorno è quel genere di pensiero che fa trasparire con semplicità inesorabile il quadro completo delle sfide che attendono lo scalo, senza infingimenti, senza “addolcimenti”, senza deviazioni al servizio di questo o quell’interesse particolare. Pura e semplice analisi come non si vedeva da tempo, su come le cose del mondo della logistica sono.
 Il mondo dei “trasporti” è tramontato, era un sistema di servizi alla produzione e dunque alla distribuzione industriale, al suo posto è sorto un altro universo, quello della cosiddetta “logistica”, che invece è una fase vera e propria della produzione-distribuzione industriale. E che fase, quella che le tiene insieme tutte! Ricordiamoci che le merci nel mondo viaggiano perché sono materie prime che vanno alle lavorazioni, oppure semilavorati che si spostano tra le lavorazioni, o beni finiti che vanno alla distribuzione oppure in ultimo beni finiti che viaggiano nei canali distributivi verso il consumo finale. Una fase “collante” quindi, che in questo momento di ulteriore evoluzione della globalizzazione produttiva, consente che le altre fasi su cui le filiere si fondano siano disperse mondialmente. Di più, consente che l’intero processo avanzi verso la meta organizzativa che l’intera industria sogna da anni, cioè il vero e proprio “just in time”. Cioè la produzione che si avvia, non più su previsione, ma solo dopo che l’effettiva domanda si è manifestata. Cioè dopo che qualcuno ha chiesto una Punto bianca o una Mito rossa e così via, si tratterebbe di produrre giusto ciò che viene chiesto.
 Una rivoluzione che intanto nel processo di avvicinamento a questa meta ormai non lontana, ha prodotto un’altra innovazione epocale, che è la “logistica”. Un’attività fondata su tempo-sincronia, servizi aggiuntivi e costi, invece che su distanza e costi com’erano i trasporti. Essendo una fase industriale a tutto tondo la logistica ha assunto una logica industriale (il gioco di parole è voluto). In questa logica hanno un gran peso l’innovazione (soprattutto l’automazione della manipolazione delle merci) e le economie di scala. E’ soprattutto a queste ultime che si deve un nuovo fenomeno, non solo tutta la merce che conta finisce dentro un container (il 95% della merce a valore aggiunto elevato viaggia ormai dentro gli “scatoloni” di latta da 20 o 40 piedi), ma tutto (anche dove i container sono meno importanti) diventa più grande-capace: le navi, le gru, gli operatori (ormai tutti internazionali per definizione) e inevitabilmente i porti (persino i treni merci diventano più lunghi).
 Ecco, a valle di queste analisi, nel progetto di Prg del porto appena presentato si spende, secondo me, la parte più intelligente della proposta, che sembra dire: d’accordo la Darsena Europa è il futuro, ma si è perso troppo tempo (quella verrà, se siamo bravi, tra non meno di 10-15 anni), nel frattempo che facciamo del porto di Livorno? Quasi come in una matrioska, il piano sembra delinearne un altro, modulare e non contraddittorio rispetto al primo, fatto in modo da farci andare avanti un passo alla volta, ma spediti, pragmaticamente, ma senza rinunciare a pensare in grande.
 Se dovessi riassumerlo selvaggiamente mi verrebbe da dire che l’indirizzo emergente sembra il seguente: in attesa della Darsena Europa facciamo un bel porto “ferroviario” (da almeno 1 milione di Teu all’anno, 500mila auto, 1,5-2 milioni di tonnellate di forestali e cellulosa, 500mila tonnellate di frutta o assimilati, 1 milione di croceristi ecc.). Cosa vuol dire “ferroviario”? Che scavando i fondali quanto basta, facciamo un porto che mentre aspetta i grandi investimenti non sta con le mani in mano, ma guarda con grande interesse al proprio retroporto. Per ristrutturarvi il proprio impianto ferroviario (anche interno) che leghi il porto alla rete Alta Capacità fino a Bologna e dunque alle altre reti europee, ma anche per attrarvi investimenti (manifatturieri e logistici), possibilmente non a caso e quindi mirati a rafforzare le filiere già presenti o a rinnovarle.
 Sullo sfondo si delinea un porto che non va solo verso il mare, ma che potrebbe “correre” anche verso terra lungo i tracciati fluviali (o artificiali). Un ritorno, ai miei umili occhi, tra i più nobili che si potesse pensare, perché guarda a ciò che “vedevamo” al tempo dell’invenzione del concetto di “area vasta” (ormai nei lontani anni ’80), proprio con lo stesso punto di vista. Un porto che non rimane solo dei livornesi, ma diventa anche “fisicamente” dei toscani (come minimo, poi se vorremo fare la Darsena Europa lo dovremo far diventare ben più che “toscano”).

STRAZZULLO (CGIL)
Occhio all’equilibrio con cantiere e nuovo sviluppo
 
Maurizio Strazzullo, segretario provinciale della Cgil, aspetta ancora di incontrare il presidente dell’Autorità portuale Gallanti.
 «Mi auguro che ci sia questa possibilità, perchè avrei modi di dirgli quali sono le cose che ci convincono e quelle che non ci convincono». Giusto «agire anche nel breve» oltre a mantenere la previsione per la Darsena Europa. Con l’impegno «per proseguire con gli escavi e rafforzare i collegamenti ferroviari». E felice anche l’intuizione di «arrivare a terminal specializzati». «Apprezzo anche il ragionamento del rispetto regole e delle leggi» dice il segretario della Cgil.
 E allora cosa c’è che non va? «Va prestata grande attenzione - avverte - alle previsioni che riguardano l’area dei bacini e del Cantiere. Noi da sempre abbiamo sostenuto l’importanza delle riparazioni navali, ma non perdiamo di vista l’equilibrio che si è creato con lo sviluppo della Porta a Mare e le attività del Cantiere Azimut Benetti.
 Va bene riaprire il bacino grande, purché si mantenga questo equilibrio. «Mi auguro - dice Strazzullo - che si trovi un accordo con i soggetti che hanno sottoscritto accordo al ministero. Non dimentichiamoci che dentro il Cantiere lavorano mediamente 600 persone al giorno». Altro «punto non condivisibile riguarda la destinazione dell’Alto Fondale alle crociere: vorrei sapere in base a quali analisi».

BONISTALLI
Dividerlo in zone è una scelta sbagliata


Ho letto la proposta di piano regolatore portuale presentata dall’avvocato Gallanti al comitato portuale e, a pare alcuni spunti, non l’ho trovata affatto convincente. Si parte dal presupposto che il porto di Livorno sia una tabula rasa, una pianura dove si può costruire tutto ex novo, e non si considera che nel porto di Livorno c’è già qualcosa di esistente. Ho forti dubbi, soprattutto, sulla filosofia della zonizzazione. Tanto per capirsi, si può anche fare il polo unico dei traghetti in Darsena 1, ma si dovrebbe sapere che, solo considerando le linee che scalano oggi a Livorno, in Darsena 1 non c’è spazio sufficiente per ospitarle tutte. Così come vedo un azzardo mettere Compagnia Portuale e Giorgio Neri sulla stessa banchina, il Molo Italia. Non attardiamoci in disegni di cui è tutta da verificare la realizzabilità ma badiamo al sodo: ai fondali da scavare, al canale d’accesso da allargare, a quello che si può fare concretamente per rendere un “porto canale” come il nostro un vero porto.
Enrico Bonistalli agente marittimo e consigliere di Asamar

RIPARATORI NAVALI
Bene Gallanti, dateci le aree e investiremo per sistemarle


 Dalle 32 aziende riunite nella “Gestione Bacini spa” arriva un plauso all’idea di Gallanti (e Comitato Portuale) di riattivare il sito industriale delle riparazioni navali fra bacino galleggian-
te, bacino grande in muratura e banchi- ne 75 e 76. La società si fa avanti «per una soluzione temporanea con affida- mento delle aree in attesa della gara di affidamento del sito industriale»: utile per «lavorare da subito sollevando il set-
tore da una sofferenza quasi irreversibi-
le» e per «mantenere i rapporti con gli armatori più importanti». Lo dice annunciando che si prenderebbe carico dei «lavori strettamente necessari per la messa a norma dei bacini».
 Il bacino galleggiante ora in manuten- zione straordinaria «ritornerà operativo per i primi di settembre»: Gb spera che per quella data siano riattivate «anche le altre attrezzature di competenza, gru comprese». E torna a riprpoprsi per riattivarle così da accelerare i tempi.
 La società ricorda che «ha dovuto emigrare in altri cantieri per riparare le navi dei propri clienti e altre volte giocoforza ha dovuto rinunciare a commesse importanti, perdendo quella localizzazione dell’occupazione nel settore, tradizione del territorio Livornese». Quanto? Se i Bacini fossero stati funzionanti nel 2010 si sarebbe trattato di «circa 15 milioni di euro».
 Questo ricreerebbe «un indotto di lavoro per la città» e riaprirebbe «una scuola del settore per i giovani». La G.B. «per il 2012, se ci sarà certezza, può garantire a Livorno un salto di qualità nel settore e non solo».

L’ha detto il sindaco: niente modifica al Prg
GIANFRANCO LAMBERTI



 Sul documento del presidente Gallanti ho posto quattro domande al sindaco, in consiglio comuale, che insieme alle sue risposte sono rimaste agli atti della seduta. Eccole.
 1) Se non riteneva utile porre questo atto, con quanto connesso, all’odg di un prossimo consiglio comunale, facendolo precedere da un lavoro in commissione, compresa una audizione di Gallanti?
 Risposta. Piena condivisione con impegno a definire rapidamente una agenda.
 2) Se l’atto era in discontinuità col lavoro di Piccini e soprattutto con quanto ha discusso e approvato il Consiglio sul porto in questi 2 anni?
 Risposta: è un atto in piena continuità, casomai si può considerare una evoluzione di quanto elaborato finora.
 3) Rispetto alla Porta a Mare e quanto scritto in merito alla necessita di “modifica di previsioni di concerto con Comune e Regione”, se questo significava la messa in discussione degli strumenti urbanistici vigenti (piano particolareggiato in primis), sulla base dei quali è nata l’intera manovra e gli atti connessi?
 Risposta. Nessuna modificazione all’assetto urbanistico esistente nell’area. I piani urbanistici della città li fa il Comune e non l’Authority e valgono quelli esistenti.
 4) Resta valida la previsione di una variante anticipatrice per approdi turistici, in parallelo al percorso sul Prg porto?
 Risposta: Certamente, non poteva essere una scelta nelle carte di Gallanti ma confermiamo questo orientamento.
 Ecco, mi sembra che domande e risposte aiutino a capire da dove si riparte in modo chiaro ed inequivocabile. In attesa degli sviluppi.


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