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Lucchini, tre operai sul silos - Il Tirreno Toscana

 


 
Sciopero e corteo, poi la nuova protesta: «Salviamo lo stabilimento»
 
 
 
Grande attesa per il vertice con le banche domani al ministero
 
LUCA CENTINI
 PIOMBINO. «Salviamo lo stabilimento». La scritta è nitida. Lo striscione, issato su una balaustra, svetta in cima a un silos dello stabilimento Lucchini, alto diverse decine di metri. A terra centinaia di manifestanti battono le mani. Danno coraggio ai tre compagni arrampicati sulla scaletta, sopra l’impianto della fabbrica.
 Sono le 15,30, quando la manifestazione di Fim, Fiom e Uilm prende una piega inaspettata. I delegati Rsu Alessandro Martini (Fiom), Gianluca Rombai (Fim) e Nicola Zagni (Uilm) si sfilano dal corteo davanti alla portineria centrale. Centinaia di persone sono preoccupate per il destino dello stabilimento, sospeso tra la ristrutturazione del debito da 770 milioni e l’amministrazione straordinaria. Urlano «Diritti, lavoro». Lo slogan, tanto semplice quanto immediato, scandisce come fosse un tamburo il percorso del corteo. E il serpentone, nelle due ore di sciopero, dalle 14 alle 16, prova a svegliare una città addormentata, ancora non consapevole della gravità della situazione. Tra loro c’è Mirko Lami, il coordinatore delle Rsu Fiom che da venerdì scorso ha smesso di mangiare per protesta. C’è anche Paolo Francini, l’operaio di Castagneto che domenica sera ha deciso di emularlo.
 L’obiettivo è chiaro. Tenere alto il livello di attenzione. Mettere pressione alle banche, convincerle a dare il via libera al piano di ristrutturazione. Quando gli operai lasciano il centro e sbucano di nuovo davanti alle mura della fabbrica, sono sorpresi. Sulle scalette del silos, utilizzato in Lucchini come deposito per l’acqua, si inerpicano le tute arancioni dei tre delegati Rsu. Il primo a guadagnare la balaustra in cima alla struttura è Alessandro Martini. Sventola la bandiera della Fiom tra gli applausi dei compagni. Dietro di lui Gianluca Rombai (Fim), poi Nicola Zagni (Uilm). Sono decisi a presidiare l’impianto, sfidano le banche. L’azione è improvvisa, non autorizzata dalle forze dell’ordine. Gli operai sono rimasti sul silos fino alla tarda serata. Poi le condizioni meteo hanno reso pericolosa la permanenza sull’impianto.
 Il clima, a un giorno dal vertice con le banche al ministero, è pesante. Le banche decideranno se dare l’ok alla ristrutturazione del debito o lasciare la Lucchini nelle sabbie mobili dell’amministrazione straordinaria. Non tutti gli istituti sono d’accordo sulla nuova finanza da sborsare. In tutto si tratta di 80 milioni di prestito ponte, più altri 60 milioni in lettere di credito. In queste ore i contatti tra l’azienda, le istituzioni e l’advisor Rotschild delle banche proseguono a ritmo frenetico. «Senza un accordo per Lucchini ci saranno piani alternativi - precisa il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia - speriamo che le banche sottoscrivano l’accordo, comunque i lavoratori e l’azienda non saranno lasciati soli». Parole importanti, a poco più di 24 ore dal vertice di Roma.


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