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Lucchini: sciopero di due ore, poi tre delegati salgono sul deposito dell'acqua - La Nazione Piombino
Il grido: «Salviamo lo stabilimento»
— PIOMBINO —
«SALVIAMO lo stabilimento». È lo striscione che sventola sul deposito di acqua all’interno dello stabilimento Lucchini. A portarcelo sono stati tre delegati Rsu, Alessandro Martini (Fiom), Gianluca Rombai (Fim) e Nicola Zagni (Uilm). Ieri in fabbrica c’è stato uno sciopero di due ore, gli operai sono scesi in piazza dalle 14 alle 16 per salvare lo stabilimento, la città è rimasta dietro le finestre a guardare.
SONO giorni difficili per la fabbrica. Domani si dovrebbe decidere infatti il futuro della Lucchini, anche se ormai sono mesi che si ipotizza la data della decisione finale. Sempre annunciata e puntualmente rinviata. Mercoledì alle 18 a Roma dovrebbero dire se le banche hanno accettato all’unanimità l’accordo di ristrutturazione, altrimenti il passaggio successivo è l’amministrazione straordinaria e la nomina di un commissario. Ieri la manifestazione con poco più di trecento operai si è snodata per le vie del centro bloccando per alcuni minuti il traffico sia all’accesso della città, sia alla rotatoria del bar Elba, il tempo necessario per vedere salire sul deposito di acqua che serve per raffreddare la colata continua 4, i tre delegati.
SI TRATTA di un nuovo gesto «eclatante» degli operai di Piombino, dopo lo sciopero della fame iniziato venerdì scorso dal coordinatore delle Rsu Fiom Mirko Lami, a cui si è aggiunto dalla mezzanotte di domenica Paolo Francini, operaio Lucchini e consigliere comunale a Castagneto Carducci.
«Sono con loro», ha dichiarato il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che fa sentire così la sua vicinanza ai lavoratori della Lucchini di Piombino.
«ABBIAMO fatto tutti i passi necessari e stiamo seguendo la vicenda», ha aggiunto Rossi riferendosi all’incontro in programma per mercoledì a Roma.
E SOLIDARIETà ai tre delegati è arrivata da Fim, Fiom e Uilm provinciali e nazionali, solidarietà nei confronti di questi lavoratori che hanno compiuto un gesto estremo per richiamare l’attenzione sulla vicenda. Dovrebbero rimanere sul deposito fino a mercoledì, ma potrebbero scendere anche da un momento all’altro sia per il maltempo che per questioni «legali». Gesti – sia lo sciopero della fame che il presidio sul deposito - per gridare che «il lavoro è un diritto», che «bisogna salvare la fabbrica».
E LA FABBRICA per Piombino è l’economia, 2000 operai diretti e poi quelli dell’indotto, un altro migliaio. «L’Italia non può permettersi di perdere una fabbrica come questa, figuriamoci la Val di Cornia, il cui assetto economico non potrà mai prescindere dalla continuità nella presenza della siderurgia: nessuna diversificazione (seppur auspicabile nel suo progresso), potrà mai pensare di rimpiazzare l’industria: basti pensare alle difficoltà che si incontrano per le bonifiche dei siti industriali e la loro riconversione» hanno dichiarato Cna e Api. In piazza ieri c’erano sindaci della Val di Cornia e dei comuni limitrofi, assessori e politici, associazioni di categoria, ma non c’erano i cittadini, non c’era la città.
Maila Papi
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