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«Abbiamo uno squilibrio di fatturato ma non c'è lo spettro del fallimento» - La Nazione Livorno

 


Il presidente Enzo Raugei smentisce le voci che danno la Compagnia sull’orlo del crollo
— LIVORNO —
LA FEBBRE della Compagnia Portuali è molto alta. C’è chi parla di agonia sventolando lo spettro del fallimento, con il timore che la città si trovi di nuovo di fronte ad una situazione analoga a quella già vissuta con la chiusura del Cantiere Orlando. C’è invece chi, più ottimista, denuncia la pesante situazione economica ma vede la luce fuori dal tunnel indicando il patrimonio immobiliare della Compagnia come eventuale salvagente. Nei giorni scorsi il Partito Democratico ha fatto alcune riunioni — tutte top secret — per trovare la cura al malato. Ma nessuno, ormai è assodato, vuole ricevere il cerino di questa crisi che, nelle prossime settimane, potrebbe investire i 430 soci (353 a libro paga Cpl e 80 in distacco tra Cilp e altre società del gruppo). A buttare acqua sul fuoco — e non potrebbe fare diversamente — è il presidente Enzo Raugei che, da dicembre 2006, è al timone della Compagnia e siede anche sui banchi del consiglio comunale nelle file del Pd.
Presidente, qual è la situazione della Compagnia?
«Abbiamo avuto delle perdite — dice Raugei — perchè la Grimaldi, seguendo un metodo non ortodosso, è passata alla Sintermar la quale, ovviamente, ha preso il servizio senza seguire le regole previste dalla legge 84/94. Questo ha generato uno squilibrio nel fatturato della Compagnia che è ben lungi da un ipotetico Cantiere Orlando, e ben lungi da un fallimento, facendo ovviamente i necessari scongiuri. Incrocio le dita perché capisco che anche in ambienti politici “amici” ci sia un desiderio storico di vedere la Compagnia in cattive acque. Ma purtroppo questo fa parte dell’umana invidia».
Circola voce che anche gli stipendi dei soci non sarebbero garantiti. E’ vero?
«Assolutamente no. Da un anno e mezzo qualcuno si diverte a mettere a rischio, ogni mese, lo stipendio di soci. Stipendi che regolarmente sono stati pagati, come regolarmente sono stati pagati i contributi. Certo in una situazione di difficoltà finanziaria questo rimane l’elemento di priorità. Ci sono sofferenze da parte dei fornitori perché i clienti ci pagano in ritardo. Quindi è una catena di Sant’Antonio che si ripercuote su tutti. Faremo, nei prossimi giorni, delle assemblee con i soci per portare avanti un piano di contenimento dei costi fino a quando non riusciremo a raggiungere quel fatturato necessario a rimettere le cose in equilibio. Quindi revisione generale delle spese e del costo del lavoro».
Il costo del lavoro, appunto. E il mito dello stipendio da portuale?
«E’ una leggenda che appartiene agli anni ’70 quando gli stipendi erano davvero alti. Oggi un nuovo socio, e di ragazzi giovani ce ne sono circa 250, ha il contratto in essere dei portuali con una paga media di 1.300-1.400 euro. I soci portano a casa un po’ di più ma siamo sui 1.700-1.800 euro. Oggi il mito del superstipendio non c’è più».
Secondo lei, presidente, la situazione è preoccupante ma non allarmante come qualcuno vuol far credere. L’argomento, del resto, è stato al centro di una riunione un po’ carbonara del Pd — alla quale ha partecipato anche il sindaco Cosimi — avvenuta alcuni giorni fa...
«Io non sono stato invitato a queste riunioni carbonare. E’ un costume livornese poco gradevole. La mia preoccupazione è quella di tenere la situazione sotto controllo. Non siamo di fronte ad un Cantiere due, lo ripeto. Anche perché abbiamo patrimoni ben più consistenti da mettere in campo in condizioni di brutta parata».
E la politica che cosa può fare in questo momento per la Compagnia?
«I politici dovrebbero far rispettare le regole in porto. E spingere affinchè il porto superi quelle strozzature infrastrutturali migliorando anche l’intermodalità. Serve una presenza delle ferrovie più marcata. I politici dovrebbero interloquire con il mondo del credito perché alcune situazioni si sblocchino. Anche se le banche ci hanno sempre dato credibilità»
E sul Palazzo del Portuale, ci sono novità?
«Alcuni ambienti sono stati affittati ma la proprietà è sempre indivisa e tutta nostra».

L’INTESA PROFICUI SCAMBI TRA LE UNIVERSITà
Un protocollo che avvicina il nostro scalo al Marocco
FIRMA dell’accordo di cooperazione, a Villa Letizia, tra Polo dei sistemi logistici dell’Università di Pisa e due università del Marocco per formazione e ricerca nei trasporti, logistica e dei porti. Ma con una sorpresa: l’intervento dell’ambasciatore marocchino in Italia, Hassan Abouyoub, ha incantato il pubblico. Concrete le parole del presidente della Port Authority Giuliano Gallanti, che ha parlato di aperture per collegamenti ro/ro di linea tra Tangeri e Livorno, nel quadro di una liberalizzazione dei traffici da tempo attesa nel Mediterraneo occidentale. Per Gallanti, vanno recuperati rapporti storici, nell’ottica di far crescere le specializzazioni multipurpose (cioè allargate a varie tipologie) del nostro scalo. Un obiettivo che l’Authority persegue a stretto contatto con Regione, Provincia e Comune anche per accelerare il piano regolatore del porto. Alla tavola rotonda hanno partecipato anche la professoressa Colombini e il consulente per la sicurezza del presidente della Repubblica Gianluca Ansalone. Un pregevole intervento anche dell’ammiraglio Rosati sul rapporto tra popoli in Accademia Navale.
A. F.


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