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Elia accusa l'Authority «Ci ha invitato a lasciare Livorno» - Il Tirreno Livorno

 

Gallanti smentisce «Ho solo chiesto di rispettare le regole»
 
CRISTIANO MEONI

 LIVORNO. «Abbiamo avuto un incontro con il board dell’Autorità Portuale: c’erano il presidente Gallanti, il segretario generale e altri funzionari. Siamo stati invitati a lasciare Livorno, perchè non siamo graditi, perchè diamo fastidio al porto. Eppure noi, a Livorno, abbiamo portato e continuiamo a portare lavoro».
 Mario Pellegrini è il direttore commerciale della Fratelli Elia, trecento bisarche di proprietà e sette sedi sparse in tutta Italia, uno dei big dei trasporti di auto nuove, controllato dal fondo d’investimento Clessidra. Gli telefoniamo per sapere se è vero che la Elia vuol lasciare Livorno e portare tutti i traffici (100mila auto almeno) a Civitavecchia. Il manager appare sorpreso: «Non siamo noi che abbiamo minacciato di andare via, è l’Autorità Portuale che ci ha invitato a farlo nell’incontro che abbiamo avuto martedì scorso». Un incontro assai burrascoso. Come conferma il presidente dell’Autorità Portuale Giuliano Gallanti: «Sì, ci siamo scontrati. Ma non abbiamo certo invitato Elia a lasciare Livorno, ci mancherebbe altro! Abbiamo semplicemente detto che chi lavora in questo porto deve rispettare le regole».
Fine del monopolio
 Livorno è il primo porto italiano per lo sbarco di autovetture nuove: oltre 300mila l’anno. Un lavoro che è sempre stato fatto dalla Compagnia Portuale per conto dei principali trasportatori e grossisti: Mercurio, Autotrade & Logistic, Fratelli Elia. Ma il monopolio dei portuali un anno e mezzo fa è terminato. Elia, infatti, ha scelto un’altra banchina dove sbarcare le auto, quella della Sintermar, il terminal delle famiglie Neri, Fremura e D’Alesio. Stringendo con gli imprenditori livornesi un’alleanza (50% ciascuno) in una nuova società, la Wintermar. 70mila auto si sono da subito spostate dalle banchine della Compagnia Portuale a quelle della Sintermar. Cresciute, quest’anno, a 100mila con l’arrivo di nuovi traffici (le Chrysler, il nuovo suv Fiat Freemont, le Volkswagen).
La reazione del portuali
 I portuali, attaccati nel core business, quello che dà più fatturato e giornate di lavoro, hanno reagito con tutti i mezzi. Ma specialmente appellandosi alle regole che Sintermar ed Elia avrebbero stracciato pur di lavorare a condizioni più competitive delle loro. Nascono dalla reazione della Compagnia - ma anche del sindacato - le ispezioni dell’Autorità Portuale che negli ultimi mesi hanno bersagliato la Sintermar, l’ultima delle quali martedì quando gli ispettori hanno trovato impegnati nel trasferimento delle auto quattro lavoratori della cooperativa Cpm, che non è autorizzata a lavorare in porto.
Questo è dumping
 Quello che sostiene la Compagnia Portuale lo ha rivelato un suo dirigente, Vladimiro Mannocci, qualche giorno fa: «L’operazione che coinvolge Sintermar, Elia e Grimaldi si basa sul disconoscimento delle legge 84. Chi opera nell’ambito portuale deve rispettare le norme esistenti, indipendentemente dal fatto che svolga operazioni portuali in aree private o demaniali. E il terminal Sintermar ricade nell’ambito portuale. Le operazioni sulle auto possono essere svolte solo da imprese autorizzate e Cpm non lo è». «In realtà - aggiunge Mannocci - si capisce bene perchè Elia vuole utilizzare Cpm: attraverso l’uso di manodopera a più basso costo può fare tariffe migliori. Questo si chiama dumping, concorrenza sleale».
No, è solo concorrenza
 Elia, e pure Sintermar, invece sostengono che, essendo il terminal privato, non demaniale, chiunque può essere incaricato delle operazioni. «Dumping? Fantasie - risponde Pellegrini - Così come è inventata la voce che noi offriamo una tariffa di 19 euro a vettura per portare via lavoro alla concorrenza. Se la Compagnia fa 28, noi possiamo scendere a 27, non di più. Il punto è che chi non è abituato alla concorrenza, quando questa arriva, si sente attaccato e la considera sleale».
 Due posizioni opposte. La realtà è che la pressione del mercato sta mettendo in discussione equilibri consolidati: alla Sintermar sta nascendo una piattaforma alternativa a quella dei portuali, con un modello gestionale diverso da quello da sempre in voga a Livorno, un modello molto attento ai costi, non condizionabile dai sindacati e a volte spregiudicato. «Noi portiamo lavoro - protesta il manager di Elia - Grimaldi rispetto all’anno scorso ha aumentato i traffici del 40 per cento. E a Livorno ci stiamo finchè i conti tornano». Avvertiti.

Darsena Toscana, il gigante Msc al posto di Zim
 
Il gruppo n.1 al mondo istituisce un nuovo servizio per il Nord America
 
 
 
 
 LIVORNO. Il porto di Livorno mantiene ancora un “appeal”. Dopo lo schiaffo di Zim - che ha deciso di spostare le sue portacontenitori a Genova - ecco una carezza: quella di Msc. La compagnia armatoriale numero 1 al mondo ha deciso di inaugurare un nuovo servizio: un collegamento tra Livorno e il Nordamerica, proprio quello che Zim non farà più dal 24 luglio. Evidente l’intenzione di insidiare il “tesoretto” di traffici che la compagnia israeliana ha accumulato in cinquant’anni di frequentazione delle banchine livornesi.
 Una piccola rivincita per il Tdt. Che, subito dopo l’addio di Zim, tramite il suo amministratore delegato Giannini, aveva invitato a non drammatizzare: «Il carico resta - aveva detto - Solo che diminuiscono i contenitori di un colore e aumentano i contenitori di un altro colore. Tutto qui».
 E’ esattamente quello che è successo, con Msc che è stata lesta a riempire il vuoto che si è aperto con la ritirata di Zim. Livorno è ancora, nonostante i segni di declino, un porto fondamentale per i commerci con il Nord America. Sulle nostre banchine è attestato un consolidato traffico verso il mercato statunitense e canadese: quello di due tra le più grandi aziende di logistica del Paese, la Savino Del Bene e la Giorgio Gori. Un carico che attira gli armatori, divenuto contendibile dopo l’addio di Zim. Ecco allora che, un minuto dopo l’annuncio della compagnia israeliana di trasferire le navi del servizio Zcs a Genova, in Tdt sono cominciati a farsi avanti altri armatori. Il più deciso è apparso subito Msc. Attraverso l’agenzia Aldo Spadoni, ha chiesto le quotazioni - una sorta di preventivo - e pochi giorni dopo ha comunicato che la cosa si poteva fare. E si farà, come è apparso chiaro venerdì, quando sono cadute le ultime riserve.
 Msc, che già scala a Livorno con le navi per il Sudamerica, istituirà un collegamento settimanale per il Nordamerica a partire dal prossimo mese, che toccherà anche Napoli e La Spezia. Pare che buona parte del carico che adesso è di Zim sia orientata a passare sulle navi di Aponte. E da questo dipenderebbero le titubanze di Zim sul mantenimento di un servizio di “feeder” a Livorno, che a questo punto potrebbe essere superfluo. (c.m.)


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