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Dal piazzale Lucchini una voce unanime per spingere le banche all'accordo - Il Tirreno Piombino

 

Ieri mattina sciopero e manifestazione davanti ai cancelli: «Abbiamo ancora bisogno di industria»
 
La città si stringe intorno alla fabbrica
 
PIOMBINO. La voce si è levata forte ed unanime dal piazzale della portineria Lucchini: la città e il comprensorio non possono fare a meno dell’industria. I lavoratori hanno risposto, come non mai in questa lunga vertenza, all’appello ed hanno scioperato per difendere la fabbrica. Con loro le istituzioni, la politica e il mondo delle imprese che rischia di essere stritolato per primo dalla crisi finanziaria.
 L’obiettivo ravvicinato è premere sulla banche perché trovino, entro il termine ultimo indicato dal ministero dello Sviluppo per il 24 giugno, l’accordo sul piano finanziario, rimodulare il debito di 770 milioni della Lucchini, liberare un prestito ponte di 80 milioni e concludere la vendita della controllata francese Ascometal per altri 300 milioni. Il primo passo per iniziare a discutere di un piano industriale e ricercare un compratore che prenda il posto del magnate russo Alexey Mordashov, ormai da oltre un anno sulla via di fuga da Piombino e dall’Europa.
 «Senza accordo - lo ha ripetuto Vincenzo Renda della Uilm - si aprirebbe un grave scenario. Con Severstal abbiamo fatto buoni accordi, sono migliorati sicurezza e ambiente. Ma la Severstal non è la storia della siderurgia a Piombino. Questo stabilimento ce lo siamo conquistato ed ha dimostrato che in condizioni normali riesce a guadagnare più di quanto gli stessi imprenditori s’aspettano».
 «Sono passati troppi mesi e per noi il tempo è scaduto - ha sottolineato Fausto Fagioli della Fim - Risolvere la questione finanziaria è essenziale per entrare nel merito degli investimenti di cui lo stabilimento ha bisogno: rifacimento dell’altoforno, revamping della colata continua 3 e potenziamento del treno rotaie. Temi da affrontare al più presto con un imprenditore industriale serio, partendo dalla conferma del ciclo integrale».
 All’accordo si stanno opponendo due banche, «ma non è rinviabile, si andrebbe verso una amministrazione controllata che interromperebbe anche la vendita di Ascometal che permetterebbe di rifinanziare la Lucchini».
 Che cosa ancora rappresenta la siderurgia lo ha chiarito l’assessore provinciale al Lavoro Ringo Anselmi: «È il 30% dell’economia della Val di Cornia. In provincia abbiamo perso 4mila posti di lavoro e non possiamo permetterci di perderne altri. Alla Lucchini c’è anche ad un altro problema: la media dei lavoratori è di 35-40 anni, sarebbe difficile trovare soluzioni immediate».
 «La scadenza del 24 è la sola novità positiva dopo oltre un anno di incertezze - ha sottolinato Mirko Lami a nome delle Rsu. Ma nel nostro comprensorio il problema non è solo la Lucchini, il tema da affrontare deve essere quello della difesa delle fabbriche e delle imprese d’appalto. Viviamo con la spada di Damocle sulla testa. Tutti i mesi ci sono lavoratori delle ditte che aspettano con ansia la data fatidica per sapere se riscuoteranno».
 «Nelle assemblee - ha aggiunto - non sempre si è avvertita la consapevolezza della gravità della situazione. In realtà si sta discutendo del fatto che la fabbrica chiuda o resti aperta. L’80% dei lavoratori sono giovani che non si possono accompagnare ai pensionamenti. Per loro c’è solo occupazione o disoccupazione».
 «Siamo in una fase difficilissima per il comparto siderurgico e il comprensorio - ha sostenuto l’onorevole del Pd Silvia Velo - ancora legati da uno stetto rapporto. Non è solo un problema dei lavoratori, ma di un’intera economia, di commercianti e imprenditori».
 «Il nostro è un territorio che vive ancora d’acciao in modo profondo - ha sostenuto il sindaco Gianni Anselmi. Un modello di sviluppo che mostra alcuni limiti, ma senza presidi industriali che può fare qualsiasi Paese?» Anselmi ha ricordato l’importanza delle finanza per le imprese, ma anche sottolineato «Che la finanza si è impadronita della capacità delle persone di costruire il proprio futuro. Siamo giunti ad un punto di rottura tra finanza e lavoro, non è possibile che il destino di 3mila persone possa essere deciso da qualche potentato. Il 24 aspettiamo l’accordo, augurandoci che il controllo dell’industria sia lasciato il meno tempo possibile nelle mani della banche. Abbiamo bisogno di un interlocutere industriale serio. In questi mesi ho girato l’Italia e credo ci sia. Ed è necessario che si passi ad aprire presto una fase nuova per ridefinire il rapporto tra industria e territorio».
 «È oltre un anno che aspettiamo e ora, mentre c’è una timida ripresa del mercato ha sostenuto il segretario della Cgil Bartoletti - non siamo in condizioni di cogliere l’occasione perchè manca la liquidità». Di acciaio secondo Bartoletti il territorio non può fare ancora a meno. «Da tempo abbiamo cercato di pensare un modello di sviluppo composito. Ma questo è possibile se c’è l’industria, altrimenti anche la diversificazione rischia una battuta d’arresto».

Tanti volti, nemmeno un sorriso
 
Gli operai escono dal silenzio dopo mesi di snervante attesa «Sapevamo che andava male, ma solo ora comprendiamo la gravità»
 
 
 
 
LUCA CENTINI
 PIOMBINO. Tanti volti, nessun sorriso. Quasi col fiato sospeso ascoltano gli interventi che, uno dopo l’altro, si inseguono dal gazebo allestito dai sindacati. Mai come stavolta la paura, la precarietà sono sentimenti evidenti. Finalmente esplosi, dopo mesi passati in silenzio confidando in una soluzione che, per adesso, non è ancora arrivata.
 Gli operai del gruppo Lucchini sanno di giocarsi il futuro nelle poche ore che li separano dal 24 giugno, il termine entro cui si saprà se le banche impediranno allo stabilimento di annegare, sommerso dal peso dei 770 milioni di debito.
 «Tante persone rischiano di restare senza lavoro - dice con preoccupazione Paolo Anderlini, operaio assunto con un contratto a termine in Lucchini - sapevo che lo stabilimento avesse dei problemi seri, ma solo ora percepisco veramente la gravità della situazione».
 E’ uno schiaffo, quindi, per tanti operai. Confidano in una soluzione rapida, sperano nel via libera delle banche. Ma la fiducia, davanti alla portineria Lucchini, è merce rara. E il pessimismo dilaga tra le tute blu. «C’è poco da dire, siamo messi male - commenta Marco Bisogni, dal’96 in acciaieria - non credo che venerdì prossimo le banche decideranno di aiutarci. In reparto parliamo spesso, speriamo ancora in una soluzione. Ma la situazione è fin troppo chiara. Da quando il russo ci ha voluto lasciare è iniziato il tracollo».
 I giovani rappresentano l’80% dello stabilimento. I sindacalisti lo ricordano più volte al microfono. Gli stessi giovani che, entrati da poco in fabbrica, rischiano di perdere il posto e con questo le poche certezze conquistate a fatica. «Sono un ottimista nato, penso sempre al meglio - racconta Marco Gragnani, 31 anni e dal 2002 in Lucchini - del resto le banche sanno che se chiudono noi, mettono in ginocchio tutta la Val di Cornia. Ma la verità è che siamo preoccupati. E’ dalla crisi del 2008 che siamo andati a picco».
 Ciascun operaio nasconde una storia particolare. Omar Njang, 43 anni e da 10 anni in fabbrica, nè uno di questi. Viene dal Senegal. Con la Lucchini contava di trovare sicurezza, stabilità. «Ora ho paura - spiega Omar Njang - tante certezze rischiano di sparire. Sono preoccupato per me, lo sono ancora di più per la mia famiglia. Senza lavoro non so come andare avanti».

Mozione in Regione della commissione emergenza occupazionale
 
Il sostegno della politica per salvare i posti di lavoro
 
 
 PIOMBINO. Una mozione sul futuro Lucchini da sottoporre oggi al consiglio regionale. E’ quanto propone la commissione emergenza occupazionale delle Regione, presieduta da Paolo Marini (Federazione della Sinistra-Verdi). La delegazione, composta anche da Marco Spinelli (Pd), ha incontrato ieri le Rsu dell’azienda. «L’atto - spiega Marini - chiama l’impegno di tutti i livelli istituzionali di fronte a un’emergenza assoluta».
 Dalla politica arriva la solidarietà per i lavoratori di Piombino e degli altri presidi nazionali. «Il 24 giugno è l’ultima data utile per la ristrutturazione del debito - spiega Maurizio Zipponi (Idv) - chiediamo quindi un impegno concreto al governo, fino ad oggi latitante, per favorire un piano nazionale della siderurgia».
 La salvaguardia del gruppo Lucchini è un impegno comune per Sel, che condivide le rivendicazioni avanzate dai sindacati. «Auspichiamo che da oggi al 24 giugno si arrivi all’accordo con le banche - commenta Ilio Benifei - e ad un piano industriale che non sia solo un prendere tempo, ma un avvio per il rilancio della Lucchini».
 Anche Legambiente Val di Cornia vuole dare un contributo alla lotta dei lavoratori dello stabilimento Lucchini: «Da almeno un anno doveva esserci un’azione decisa del governo per trovare l’accordo con le banche - spiega il presidente Adriano Bruschi - solamente ora, in qualche modo, il ministero è intervenuto. Ma il problema maggiore sarà al momento della decisione sul futuro».


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