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Crollano i giganti dell'edilizia - Il Tirreno Livorno

 

Consorzio Etruria in bilico, un piano per salvare 300 posti di lavoro
 
 
 
Il calo degli investimenti infrastrutturali è stato la mazzata più forte
 
LUCIA ATERINI

 MONTELUPO. Uno tsunami sta sbriciolando la grande edilizia toscana affossata prima dalla crisi e poi dal ristagno delle opere pubbliche ormai “desaparecide”. La Btp di Calenzano, vola a Roma. L’accordo è fatto: i cantieri del settore pubblico, con i 561 dipendenti annessi, sono stati venduti alla società laziale Impresa. Il Consorzio Etruria si avvia verso la richiesta di un concordato preventivo. Che, però, punterebbe a salvaguardare il posto ai 300 tra dipendenti e soci.
 Da settimane consulenti e avvocati stanno lavorando a un concordato preventivo speciale: si chiama “di continuità” e permetterebbe all’azienda di continuare a lavorare e di salvaguardare l’occupazione. Il piano salvezza verrà presentato il 18 giugno, giorno in cui è stata convocata l’assemblea dei soci. Con la Lega delle cooperative, «stiamo procedendo in questo percorso - aveva spiegato pochi giorni fa il presidente del Consorzio Etruria Riccardo Sani - lavoriamo a un piano che tenga conto degli interessi di tutti».
 Il Consorzio Etruria è stato fondato nel 1921 ed è tra le principali imprese di costruzioni in Italia. Fino alla presentazione dello scorso bilancio, a giugno 2010, sembrava avere il vento in poppa, nonostante la crisi avesse già fatto sentire le sue tenaglie. Il gruppo Consorzio Etruria (di cui fanno parte il Consorzio Etruria, Inso, Sof, Etruria investimenti) aveva fatto registrare un fatturato sopra i 500 milioni con un incremento del 9% rispetto all’anno precedente. Solo il Consorzio aveva avuto un utile di 2 milioni. Poi, già dallo scorso anno, per il Consorzio si sono cominciate a sommare le difficoltà: centinaia di appartamenti rimasti invenduti, lavori importanti non pagati. E ancora sostanziosi immobilizzi di capitale per opere già programmate, scarse risorse per lavorare e infine i fornitori che non sono stati pagati. In più il crollo generale degli investimenti infrastrutturali che secondo i dati Ance sono diminuiti del 38%. Tutta linfa vitale per il Consorzio che si è dissolta in poco tempo. A partire dalle commesse già vinte ma congelate. Come il project financing del vecchio ospedale di Empoli.
 Il Consorzio ha annaspato sempre di più fino ad arrivare a chiudere i cantieri già iniziati e a ricorrere alla cassa integrazione per i dipendenti. È accaduto così al cantiere per l’ampliamento del museo Pecci, a Prato.
 Un contenzioso si è aperto poi per la linea 2 della tramvia fiorentina dove il Consorzio è l’azienda di riferimento della società Tram spa. Nonostante un’iniezione di liquidità di 5 milioni da parte delle banche, le aziende non trovano l’accordo col Comune per partire. E continuano a litigare. Alcune stime indicano in alcune centinaia di milioni l’esposizione accumulata ma i dati certi si sapranno a luglio quando verrà presentato il bilancio. Se il Consorzio è in grandi difficoltà, non lo sono le altre aziende del gruppo. E, infatti, non sono coinvolte nel piano di risanamento annunciato dal presidente Riccardo Sani. La Inso, per esempio, è un’azienda che costruisce ospedali in tutto il mondo e ha un portafoglio di ordini da oltre due miliardi.
 Tra le ipotesi al vaglio per il piano salvezza ci sarebbe la vendita di qualche “gioielli” del gruppo come appunto la Inso. Prossimi appuntamenti per il piano-salvezza, prima dell’assemblea, saranno il 13 giugno con l’azienda e la Fillea Cgil e il 16 giugno con l’assessore regionale alle attività produttive, Gianfranco Simoncini. «In queste sedi la Fillea e la Cgil - spiega il sindacato - oltre all’attivazione dei necessari ammortizzatori sociali a difesa dell’occupazione, si attendono dal Consorzio un piano di risanamento e di rilancio imprenditoriale in grado di salvaguardare tutte le attività, anche in prospettiva futura, e di evitare un ridimensionamento che ne snaturi completamente il ruolo, con il rischio di completare un processo di colonizzazione della Toscana per le grandi opere».

Meno burocrazia per uscire dal tunnel
 
Ricci, presidente dei costruttori: calati gli investimenti in opere pubbliche
 
 
 
Giusto premiare chi lavora con criteri di efficienza energetica
 
GABRIELE FIRMANI

 FIRENZE. «Nessuna specificità toscana per la crisi edile; quanto alle dinamiche interne che hanno portato alle difficoltà delle due più grandi imprese toscane, non abbiamo elementi per una compiuta analisi».
 Così Alberto Ricci, capo dei costruttori edili della Toscana, descrive la stato di difficoltà che attanaglia il mercato dell’industria edile regionale.
 Presidente Ricci, prima il caso di Btp, poi quello del Consorzio Etruria: cosa sta succedendo alla grande impresa toscana dell’edilizia?
 «Innanzitutto tenderei a mantenere ben distinte le due differenti situazioni: se nel caso di Btp, impresa che opera nel settore delle grandi e medie opere infrastrutturali, ci troviamo davanti a una fase di crisi conclamata, per quanto riguarda Consorzio Etruria, impegnato invece nel settore privato, dobbiamo qui registrare un livello di difficoltà più facilmente risolvibile, attraverso anche la semplice cessione di alcuni suoi rami d’azienda. Ad ogni modo la causa dell’avverarsi di una simile condizione è da imputare da un lato agli effetti derivanti dalla congiuntura economica internazionale, dall’altro alla riduzione in tre anni, del 35% degli investimenti in opere pubbliche».
 Come valuta la reazione delle istituzioni a tali nuove condizioni di difficoltà?
 «Vedo che la Regione è molto impegnata a far sì che il perimetro della crisi possa rimanere circoscritto soltanto alle due sopracitate grandi aziende, per evitare che un aggravarsi della situazione possa trascinarsi dietro di sé centinaia di piccole e medie imprese appaltatrici e sub-appaltatrici. Per far questo mi sembra che si stiano cercando tutte le soluzioni possibili, non da ultimo, quella del nuovo piano di sostegno al credito, per tutte le aziende edili in difficoltà finanziaria, annunciato per oggi da parte dell’assessore Simoncini».
 Quale la ricetta che proponete per far tornare definitivamente a correre l’intero settore dell’industria edile?
 «Per uscire da una simile situazione di crisi, che ha portato nel corso degli ultimi tre anni a una perdita netta, in Toscana, in linea con il livello medio nazionale, del 20% del numero totale degli addetti, pensiamo che occorra una pluralità di interventi; in ordine, un atteggiamento più positivo allo strumento del project financing, da parte delle amministrazioni pubbliche, per realizzare piccole e medie opere infrastrutturali; una revisione della legge regionale dell’urbanistica che vada nella giusta direzione indicata dall’assessore Anna Marson, di non andare cioè a costruire su nuovi terreni vergini, garantendo però uno snellimento burocratico per la riqualificazione del patrimonio esistente, che preveda anche un sistema di premialità, nel calcolo delle nuove volumetrie per quanti costruiscono con i più avanzati criteri di efficienza energetica; infine, il superamento della logica degli appalti ai massimi ribassi, per tornare a mantenere all’interno dei confini della legalità l’intero settore edilizio toscano».

Addio Calenzano, Btp passa a Roma
 
Siglato l’accordo, inutile il tentativo in extremis di Rossi
 
 
 
 
ILENIA REALI

 PRATO. Si chiude l’esperienza toscana dell’azienda di costruzioni di Calenzano, Baldassini Tognozzi Pontello. Ormai è deciso: l’azienda che fu dell’imprenditore Riccardo Fusi, andrà a Roma. I cantieri del settore pubblico di Btp sono stati infatti venduti alla società laziale Impresa. È stato siglato ieri dal commissario giudiziale Bruno Inzitari e dall’imprenditore Raffaele Raiola l’accordo quadro che prevede la cessione di numerosi cantieri italiani compresi i 561 dipendenti, di cui 522 operai di cantiere e 38 impiegati della sede della piana fiorentina a cui sarà chiesto il trasferimento prima nella newco costituita per effettuare il passaggio di proprietà e poi nel quartier generale di Impresa in via Catania, a due passi dal Policlinico Umberto Primo. In caso di risposta negativa rimarranno insieme agli altri 40 nella Btp, in cassa integrazione. Vano l’annuncio del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, arrivato nel tardo pomeriggio di lunedì, che invitava il commissario a prendere in considerazione l’interesse manifestato dal consorzio delle cooperative rosse emiliane, la Cct. «Chiedo - ha fatto sapere il presidente della Regione - che si dia tempo affinché la nuova offerta possa essere fatta e si verifichi fino in fondo la possibilità di una nuova offerta».
 Richiesta di accesso agli atti arrivata però fuori tempo massimo. O come fa sapere il professor Inzitari mai arrivata. «Per il salvataggio di Btp - ha ribattuto il commissario - c’è stata una procedura di individuazione che si è conclusa il 23 maggio e la nuova offerta annunciata da Rossi non c’è e non è mai arrivata né prima né dopo il 23 maggio».
 La firma dell’accordo è arrivata dopo dieci mesi di trattative con Impresa, nel frattempo sono arrivati altri segnali di interesse, ma mai offerte vere e proprie, e la conclusione - nonostante l’appello del primo amministratore toscano - sarebbe arrivata perché i 30 milioni di euro di prestito ponte concessi dalle banche sarebbero quasi finiti, per fermare la fuga di dipendenti dai cantieri e perché c’erano già accordi tali con Impresa da rischiare - in caso di mancato accordo - la richiesta danni da parte dell’ingegner Raiola. Nota positiva: Raiola pagherà le aziende che hanno fornito e lavorato per i cantieri del settore pubblico. L’ha annunciato ieri direttamente a loro, ai 50 piccoli imprenditori arrivati a Calenzano per sentire cosa aveva da dire il nuovo proprietario. «Mi sono accollato 250 milioni di euro di debito che pagherò salvando l’indotto dell’edilizia pubblica della Toscana», commenta Raffaelle Raiola.
 Raiola non nasconde che la sede di Calenzano per lui cesserà la propria esistenza. «Non ho mai trattato per tenere la sede in Toscana. La mia azienda si trova a Roma e rimarrà lì. Il passaggio dei dipendenti lo tratterò nei prossimi giorni con i sindacati», mette in chiaro. Il compito del commissario Inzitari non è però ancora finito. C’è da trovare qualcuno interessato alla parte privata di Btp (trattative sono in corso con la fiorentina Cpf) e poi c’è da presentare il concordato preventivo. Prossimo appuntamento il 15 giugno in Tribunale dov’è fissata una nuova udienza.
 

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