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Gli albergatori contro Moby - Il Tirreno Elba
La categoria prepara un ricorso e chiede l’appoggio delle amministrazioni locali
De Ferrari: non c’è concorrenza, torni libero il 40% degli slot
Contestate anche le scelte sulle tariffe: quelle economiche non ci saranno nel fine settimana
PORTOFERRAIO. Sarà battaglia legale contro il monopolio. L’associazione albergatori dell’Elba non ci sta a vedere controllati da un’unica società oltre il 90% delle corse da e per l’isola. E annuncia un proprio ricorso all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, per verificare se sussistano le condizioni per imporre una ridistribuzione degli spazi portuali, chiedendo il sostegno, in questa battaglia, di tutti gli enti locali. «Niente di personale contro Moby - afferma il presidente dell’associazione albergatori, Massimo De Ferrari - che fa il proprio ruolo di compagnia di navigazione con capacità e dinamismo. Tuttavia non posso permettere, quale presidente degli albergatori, che venga rappresentato agli elbani uno scenario diverso da quello che è o che potrebbe essere dopo l’aggiudicazione provvisoria di Toremar. Lo farei ugualmente se per assurdo fosse Toremar ad acquisire il controllo totale del mercato».
Il monopolio da parte della compagnia di Vincenzo Onorato per De Ferrari è ormai un fatto. «Sostanzialmente si è costituito un monopolio sui trasporti da parte del gruppo Moby - continua De Ferrari - che detiene ad oggi il 92% delle corse. Ci riesce difficile credere, come affermato dall’amministratore delegato di Moby, Luigi Parente, che Toremar resterà un’azienda separata da Moby. Proprio per questo ci rivolgiamo al Garante per la concorrenza, affinché verifichi la veridicità di quanto asserito e soprattutto indichi quali spazi ed orari devono restare alla concorrenza». Spazi - almeno il 40% delle corse secondo De Ferrari - da rimettere sul mercato e ai quali ambisce, ad esempio, la compagnia Blu Navy che ha tra i propri sostenitori propio l’associazione albergatori. «E’ chiaro che con i diritti di prelazione assicurati alle compagnie storiche - continua De Ferrari - mai potranno entrare nuovi armatori ed operare in modo competitivo, sia per il numero di slot che per la qualità e l’importanza degli stessi. Con questi presupposti la concorrenza non potrà mai decollare». De Ferrari punta il dito anche contro le annunciate politiche tariffarie. «La tariffa economica - afferma - non viene applicata venerdì, sabato e domenica, proprio nei giorni di maggior afflusso turistico all’Elba, come abbiamo sempre chiesto e sempre ci hanno negato».
Da qui l’invito a guardare al futuro in maniera diversa da parte di De Ferrari che, rispetto all’intenzione di Moby di informare l’Antitrust rispetto alla posizione acquisita a seguito della gara per Toremar, parla di un atto dovuto «ben diverso dal ricorso - conclude - che andremo a presentare come associazione albergatori e del quale chiederemo l’appoggio a tutti i sindaci ed enti di governo del territorio, che non possono far finta di niente».
Il caro gasolio costerà 2 milioni di euro
Ritardi sulla gara Toremar rischia di chiudere in rosso
PORTOFERRAIO. Incertezza e guai finanziari in vista per Toremar. L’annunciato ricorso anche da parte degli albergatori rappresenta l’ennesimo motivo di ritardo per la chiusura della partita della privatizzazione, già rallentata dalla battaglia legale di Toscana di Navigazione. Con conseguenze negative sui conti della società regionale. La cordata capitanata da Salvatore Lauro, che contesta l’assegnazione provvisoria della gara a Moby, ha annunciato ricorso al Tar e quindi la Regione - che nel frattempo sta verificando la correttezza della documentazione di Moby - non può far altro che aspettare le mosse della compagnia. Cosa inevitabile, quindi, anche per Toremar e il suo amministratore unico, il comandante Angelo Roma. «Tutti stiamo aspettando di vedere - spiega Roma - come agirà Toscana di Navigazione ed in particolare se verrà richiesta al Tar la sospensiva rispetto all’esito provvisorio della gara». Ma l’attesa è tutt’altro che serena per la quasi ex compagnia pubblica al momento ancora di proprietà della Regione. «Toremar è al momento una compagnia “blindata” - spiega Roma - e il contestuale aumento dei costi del gasolio, che si traducono il spese maggiori per 2 milioni di euro, non si può affrontare, almeno per ora, con un aumento dei ricavi cosa che provoca serie difficoltà nella gestione».
La Regione, insomma, non sembra intenzionata a aumentare i biglietti per far fronte al caro carburante e il 2011, con 2 milioni di euro di spese in più, rischia di chiudersi in passivo.
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