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Contship battuta dal giudice - Il Tirreno Livorno

 


 
Riassunta Monica Bellandi e la Compagnia chiede la rimozione di Martini   
 
CRISTIANO MEONI  


 LIVORNO. Il giudice del lavoro Jacqueline Magi ha annullato il licenziamento di Monica Bellandi, la direttrice di Tdt che a marzo era stata cacciata dall’amministratore delegato Leonardo Martini per essersi incontrata, a sua insaputa, con i dirigenti dei portuali per discutere di una promozione.
 E ora a rischiare il posto è proprio Martini. Poche ore dopo la sentenza, depositata ieri mattina, si è saputo che la Compagnia Portuale ha chiesto al giudice di rimuovere l’amministratore delegato, depositando in cancelleria un’azione di responsabilità nei confronti di Martini ai sensi dell’articolo 2476 del codice scritta dal professor Andrea Bartalena.
 Quando si ritiene che un amministratore abbia compiuto «gravi irregolarità» ciascun socio può chiedere alla magistratura un provvedimento cautelare di revoca dello stesso: ed è quello che ha fatto la Compagnia, sostenendo che Martini ha causato alla Tdt, di cui è azionista al 50 per cento, danni rilevantissimi.
 Se da una parte i portuali esultano per la sentenza, dall’altra i rappresentanti di Contship masticano amaro. Ma la reazione dell’amministratore delegato di Contship Italia Paolo Nereo Marcucci («no comment») lascia presagire che la multinazionale non cederà alle insistite richieste di rimuovere l’amministratore delegato. Potrebbe essere fatto reclamo contro la sentenza.
 Il primo grado di giudizio non lascia dubbi sulla condotta dell’amministratore delegato. Il giudice ha detto che Martini non ha «possibilità di assumere e licenziare se non nei limiti della pianta organica», ritenendo la materia di competenza del consiglio d’amministrazione. E va oltre: sostenendo che Martini «forse consapevole della propria posizione di debolezza, ha accelerato i tempi dei provvedimenti, ignorando il consiglio d’amministrazione». L’amministratore delegato non aveva il potere di licenziare e dunque il licenziamento è «inesistente». Peraltro il giudice lascia intravedere che la decisione non cambierà nel giudizio di merito sulla sussistenza della “giusta causa” che arriverà il prossimo mese, ritenendo «la sanzione del tutto sproporzionata rispetto all’eventuale violazione che non appare fra l’altro essere».
 «Era giusto che fosse così - commenta Monica Bellandi, che stamani si ripresenterà al lavoro - perchè non c’era nessuna motivazione oggettiva che giustificasse una posizione di tale arroganza e protervia».
 Ma non finisce qui. Contship potrebbe rompere gli ultimi indugi e andare alla guerra con i portuali. A’ la guerre comme à la guerre.
 


«Ha sbagliato, deve dimettersi»  
 
Raugei e Mannocci passano al contrattacco: premiata la nostra linea  
 
 
 LIVORNO. «Non ci ha meravigliato questa sentenza perchè certe cose le abbiamo dette fin dall’inizio. Tutta la nostra azione è stata impostata su un presupposto che ora è corroborato da una sentenza: e cioè che Martini non aveva i poteri per fare quello ha fatto. A questo punto Martini ha esaurito il suo ruolo a Livorno: ha tenuto comportamenti che, se proseguiti, possono arrecare altri danni alla società» dice il presidente della Compagnia Portuale Enzo Raugei.
 Al Palazzo del Portuale si esulta per la sentenza di rientegro di Monica Bellandi, con un occhio alle elezioni già convocate per il 24-25 giugno. «E’ stata premiata una nostra linea di saggezza che abbiamo mantenuto ferma anche nei momenti di maggiore impulsività - dice Raugei - Monica Bellandi adesso rientrerà al lavoro. Se qualcuno glielo impedirà, anche semplicemente mettendola in ferie, si assumerà una grossa responsabilità. Noi speriamo che non vi siano provocazioni perchèle sentenze vanno rispettate». «Aldilà della solidarietà per Monica, quello che ci aveva davvero infastidito era stata la violazione di un diritto e la perpetuazione di un atteggiamento che a Livorno non si era mai visto: il licenziamento in in tronco di una persona senza che ce ne fosse stata ragione». Durissimo con Martini il consigliere della Compagnia e di Tdt Vladimiro Mannocci. «Martini ha compiuto un atto molto grave, scavalcando il consiglio d’amministratore e prendendosi poteri che non ha. Ha montato un caso personale mettendo a rischio la stabilità dell’azienda e danneggiandola gravemente sul piano economico. Ha esaurito le sue funzioni, noi chiediamo che si dimetta». (c.m.)
 

Ha scavalcato il consiglio per licenziarla, ma non poteva  
 
 
 
 LIVORNO. Ecco il testo della sentenza con la quale il giudice ha reintegrato al lavoro Monica Bellandi.
 «Esaminando tutti gli atti costitutivi della società e in particolare i patti parasociali emerge in modo netto la divisione di deleghe tra i poteri del presidente del consiglio d’amministrazione e dell’amministratore delegato. Questi ha deleghe nel settore personale ma mai si parla di potere disciplinare in capo allo stesso e tantomeno di possibilità, di assumere e licenziare se non nei limiti della pianta organica, quindi con valore di licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La materia delle contestazioni disciplinari e dei conseguenti provvedimenti di licenziamento non viene trattata per nulla nè nei patti parasociali nè in atti o delibere del Cda, volendo evidentemente il consiglio d’amministrazione lasciare a se stesso detto potere, senza delega alcuna. Tanto che il presidente del Cda lo ha immediatamente convocato appena resosi conto delle contestazioni fatta alla ricorrente, proprio per esaminare i limiti della delega dell’amministratore delegato. Questi, forse consapevole della propria posizione di debolezza, ha accelerato i tempi dei provvedimenti, ignorando il consiglio d’amministrazione. Anche a prescindere dal merito del licenziamento e dalla sua congruità come sanzione, problematica che esamineremo eventualmente in modo approfondito nel merito ma che già nel fumus appare del tutto sproporzionata rispetto all’eventuale violazione che non appare fra l’altro essere, qui si evidenzia la non sussistenza del licenziamento in quanto tale perchè atto non proveniente da organo avente i poteri per emetterlo. Il rapporto di lavoro appare non essersi mai interrotto, con ogni conseguenza in termini retributivi e contributivi».
 
LA CRONISTORIA  
 
Con l’arrivo del manager di Contship Gastaldo, a dicembre, la direttrice del terminal Monica Bellandi viene demansionata. La delega al personale passa a Gastaldo.


Monica Bellandi, insieme ad alcuni funzionari di Tdt, si reca al Palazzo del Portuale per discutere una questione di personale. L’amministratore delegato Martini viene a saperlo e le notifica un provvedimento disciplinare per essersi occupata di una questione che non le compete più.


Nonostante i tentativi di mediazione, Martini l’11 marzo licenzia la direttrice. I lavoratori del terminal si fermano mentre i dirigenti dei portuali scortano la Bellandi al suo ufficio per farla rientrare al lavoro, la porta è chiusa ma viene sfondata.


Martini va in Procura e denuncia i dirigenti portuali per aver sfondato la porta. Pochi giorni dopo uno sciopero ferma il terminal.


La Compagnia Portuale prende le difese della Bellandi mentre Contship (socio di Tdt al 50%) conferma la fiducia a Martini. I due azionisti, in un vertice ad Amburgo di 8 ore, raggiungono un accordo: sarà un arbitrato a decidere chi ha ragione. Arbitrato che è rimasto al palo. Nel frattempo Monica Bellandi ottiene l’annullamento del licenziamento.


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