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In vendita i «gioielli» simbolo della Solvay Un riferimento per generazioni di cittadini - La Nazione Rosignano

 


Rosignano: l’azienda cede ai privati il «circolino» e il teatro e, forse, anche i Canottieri
 
 di ENRICO SALVADORI
— ROSIGNANO —
TEATRO, Canottieri, Circolo ricreativo. Per generazioni di giovani diventati uomini e donne a Rosignano è stato questo il percorso per una vita sociale, culturale e ricreativa che si articolava senza respiro, in estate e inverno. Il tutto naturalmente sotto l’egida della Solvay che nel creare il paese individuò questi punti di aggregazione diventati con gli anni frequentatissimi anche da chi dipendente o figlio di dipendente non era.
CON IL MONDO che cambia cambia anche Rosignano. Inevitabilmente. Nel giro di pochi mesi sia il teatro Solvay che il Circolo di viale della Repubblica dovrebbero essere ceduti ai privati. La procedura è partita e difficilmente sarà fermata. Resta, per ora, il Circolo Canottieri ma presto il disimpegno dell’azienda potrebbe riguardare anche il polo estivo che è stato e continua ad essere il punto dove il paese si ritrova e si diverte. Da sempre. Chi non ha un ricordo che riguardi un evento sportivo di tennis (la prestigiosa Coppa Petronio), di vela (campionati italiani ed europei) o di canottaggio, su un personaggio visto esibirsi sulla rotonda sul mare mdove arrivavano i più affermati cantanti, o su un amore nato fra gli ombrelloni.
MA CHI È CRESCIUTO a Rosignano ha per forza frequentato anche teatro e circolo ricreativo. Sin dal primo dopoguerra al «Solvay» grazie all’infaticabile e indimenticabile Dino Lessi generazioni di giovani si sono avvicinati alla cultura. Ragazzi e ragazze che si improvvisavano attori e che maturavano l’amore per una cultura che si apprendeva con i vari corsi dell’Università Popolare oppure semplicemente consultando i libri della biblioteca, in mondo lontano anni luce da quello attuale che fa di internet e facebook i modelli di riferimento. Senza considerare le compagnie e i nomi della prosa a livello internazionale che sono sfilati sul palcoscenico o i primi cineforum che per gli adolescenti dell’epoca erano sinonimo di impegno. Era il modo per far crescere culturalmente il paese che non viveva solo di pane e soda. E a poche decine di metri c’era e c’è il Circolo ricreativo. Tradizionale ritrovo di tutti gli sportivi che amano i colori biancoblù ma lo sport in generale. Luogo di aggregazione, di zingarate, di attività varie che la Solvay ha sempre incentivato e che, negli ultimi anni, con una gestione privata oculata è stato rilanciato alla grande.
PENSARE che queste strutture vengono lasciate da chi le ha erette e per lungo tempo gestite fa tristezza. Non è solo nostalgia di un tempo passato e irripetibile. Forse è un segno dei tempi. Come dicevamo. L’importante è che il paese non perda questi punti di riferimento perché se è cresciuto è grazie a queste strutture e chi ci girava attorno. Un patrimonio che fa parte di noi.


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