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Precari, tessera sconosciuta - Il Tirreno Primo piano domenica 23 maggio

 

Male anche i call center, ma a Pistoia Cgil, Cisl e Uil hanno fatto il pieno 
 
Dai subappalti agli stagionali del turismo: qui non si sfonda  
 
 
Il caso Gardenia: nei negozi non esiste la sindacalizzazione  
 
CARLO BARTOLI  

I sindacati sulla carta sono una potenza in Toscana, una sorta di Invincibile Armada, visto che Cgil, Cisl e Uil nella nostra regione contano oltre 830mila iscritti, la metà dei quali sono lavoratori attivi.
 Un tasso di sindacalizzazione elevatissimo, insomma, in rapporto ai lavoratori dipendenti.
 Eppure, ci sono interi settori e aree della Toscana nelle quali il sindacato incide poco o niente e non si può certo dire che in questi comparti le cose vadano benone. Dai call center agli stagionali, dai subappalti alle microimprese, dal commercio alle nuove professioni, i territori nei quali il sindacato conta poco o niente sono molti. Salvo i casi nei quali la situazione si fa drammatica e a quel punto la vecchia «triplice» viene chiamata in soccorso, per cercare di rincollare i pezzi di situazioni aziendali allo sbando o addirittura ormai compromesse.
 Il sub-sub-appalto. La nautica è uno dei settori off-limits per il sindacato da quando nel 2004 è stata abrogata la norma che parificava il trattamento dei lavoratori dell’azienda appaltatrice a quelli dell’azienda appaltante. «In questo modo - spiega Andrea Antonioli, segretario della Cgil della Versilia - si arriva anche a generare 4 o 5 subappalti a cascata, nei quali il lavoratore che sta all’ultimo gradino arriva a prendere anche la metà del salario del dipendente dell’azienda capofila. Lavorano in aziende con meno di 16 dipendenti, e quindi con il ricatto costante del licenziamento e vengono spediti continuamente in cantieri diversi, qualche volta nell’arco della stessa giornata». In questa condizione, pochissime ditte hanno una rappresentanza sindacale. «Siamo nella sostanziale impossibilità di contattarli - aggiunge Antonioli - e vengono da noi solo quando non ricevono più lo stipendio. Senza contare, che molti di loro sono immigrati che vivono in condizione di grande precarietà». Spesso, il sindacato viene chiamato quando la situazione precipita o perché è necessaria la sua presenza per attivare la cassa integrazione.
 Non siamo una farmacia. Non è gradevole svolgere il servizio di Croce Rossa e Luciano Gabrielli, segretario della Fiom di Piombino, lo dice chiaramente: «Il sindacato non è una farmacia a cui rivolgersi quando si ha bisogno dell’aspirina perché non viene pagato lo stipendio o non vengono versati i contributi».
 A caccia dello stagionale. Uno dei settori dove il sindacato stenta di più è il turismo, soprattutto dove più forte è l’incidenza degli stagionali, come ad esempio all’Elba. Giuseppe Bartoletti, della Cgil di Piombino, rifiuta l’immagine di un sindacato che non riesce più a incidere in maniera significativa nell’arcipelago, anche se ammette che spesso il primo contatto con lo stagionale avviene al momento della cessazione del contratto di lavoro. «A quel punto, occorre fare le pratiche per la disoccupazione ed è più semplice stabilire un rapporto con i lavoratori».
 Il caso Gardenia. Il caso della Gardenia di Grosseto, una delle principali catene di profumerie, è emblematico delle difficoltà nel settore del commercio. «Nel magazzino - dice Alessandro Gualtieri della Fisacat Cisl - siamo riusciti a entrare in maniera abbastanza stabile, ma nei negozi è molto difficile avere una presenza. La Gardenia è una realtà importante, con alcune centinaia di dipendenti sparsi in tutta Italia, ma per il sindacato è quasi un tabù e non tanto, ammette con sincerità Gualtieri, per l’atteggiamento dell’azienda, quanto per scelta dello stesso personale. «Forse, per riuscire a sfondare, dovremmo riuscire a costruire un buon contratto di secondo livello - commenta - che faccia toccare con mano ai lavoratori il ruolo del sindacato». Che la Gardenia sia un mondo a sé, aggiunge Gualtieri, lo dimostra il fatto che l’azienda definisce da sola dei premi: in questo modo, non deve condividere con il sindacato gli obiettivi da raggiungere, ma in compenso rinuncia alla loro detassazione.
 Un po’ di autocritica. La solitudine del sindacalista, secondo Manuele Marigolli, segretario Cgil di Prato, ha solo una motivazione, la sua incapacità a rapportarsi con i lavoratori. «Dove non ci siamo - dice senza mezzi termini - è solo colpa nostra. Nel tessile pratese, in media ci sono tre addetti per azienda, ma nonostante questo abbiamo un tasso di adesione al sindacato elevatissimo, con 8mila iscritti su circa 16mia addetti. Questo significa che la dimensione non conta, a patto che si riesca a lavorare sul territorio, stipulando degli accordi di zona apprezzati dagli operai». Anche Prato, però, ha le sue eccezioni e Marigolli lo ammette senza reticenze. Alla Best, una rifinizione con un’ottantina di dipendenti, «non abbiamo neppure le rsu ed è solo colpa nostra».
 I call center. Alla ex Answers di Pistoia (oggi Call & Call), uno dei più grossi call center d’Italia, prima del 2006 il sindacato non sapevano neppure cosa fosse, un po’ come in tutte le aziende del settore. «C’era l’idea di un posto buono per universitari o persone in cerca di un primo impiego - spiega Irene Marabos, oggi membro della Rsu - nel quale non porsi troppi problemi». Poi, la crisi durissima con l’arrivo del gruppo Omega e il rischio di chiusura per un migliaio di addetti, risolta grazie anche al contributo decisivo del sindacato. «Oggi - aggiunge Irene - stiamo cercando nuove commesse per uscire dal tunnel, ma abbiamo imparato la lezione e su 490 addetti ci sono 430 iscritti alla Cgil, 40 alla Cisl e 15 ai Cub».


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