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Centrale a biomasse, esposto alla Procura - La Nazione Livorno

 


Medicina Democratica e il Comitato difesa ambiente si rivolgono alla magistratura
 
 di IGOR VANNI
— LIVORNO —
DOPO IL RICORSO al Tar, ecco arrivare l’esposto alla Procura della Repubblica di Livorno, presentato ieri mattina dal «Comitato difesa ambiente» e Medicina Democratica, contro la costruzione delle due centrali a biomasse. I motivi sono tanti (il fascicolo consegnato è composto da diverse pagine), riconducibili soprattutto al fatto che «nel corso delle procedure di autorizzazione delle due centrali elettriche — spiegano le due associazioni — sono state commesse gravi irregolarità tutte concorrenti, in vario modo e grado, a procurare gravi danni alla salute pubblica». Dati raccolti da fonti ufficiali e documentati, non semplici illazioni. «La potenza elettrica delle due centrali — dice Mario Martelli — è di circa 75 MW, ovvero il 12% della centrale Enel di Livorno e il 6% di quella di Tor del Sale a Piombino, ma la somma degli agenti inquinanti è pari alla centrale piombinese a fronte di una potenza molto minore». Quindi bassa produzione e inquinamento alle stelle: che senso ha, allora, tutto questo? «È il business delle energie rinnovabili — spiega Maurizio Marchi —, nel quale si cerca di spostare i profitti dall’Enel ai privati. Adesso c’è la corsa agli incentivi perché sembra che dal 2011 verranno tolti, per questo si cerca di costruire tante centrali adesso. Ed è solo l’inizio, perché il Pier prevede la costruzioni di centrali a biomasse per 800 MW e siamo appena arrivati a 100 tra quelle di Livorno e quella di Campiglia».
ENTRANDO nel merito delle motivazioni che hanno spinto all’esposto, Martelli si sofferma innanzitutto sulle aree interessate dalla costruzione delle due centrali. «Non è stato applicato il Piano regionale di risanamento e mantenimento della qualità dell’aria che individuava quelle aree come zone da risanare, quindi a maggior ragione da non sottoporre a ulteriori pressioni ambientali. Il Piano di risanamento afferma tra l’altro che la sua attuazione è capace di produrre una riduzione di anni di vita persi e che il risparmio delle spese sanitarie influenza principalmente il miglioramento dei conti pubblici. Non solo, non è stato applicato neanche quanto previsto dalla legge che regola l’Autorizzazione integrata ambientale, secondo la quale si deve tener conto non solo degli inquinanti emessi dagli impianti (157 tonnellate di PM10 dichiarate da Porto Energia) ma anche dello stato d’inquinamento dell’ambiente in cui questi vanno a inserirsi».
IN TUTTO questo, i cittadini non sono stati né interpellati, né informati. «In violazione del trattato di Aarhus — sottolinea Martelli —, strumento di partecipazione democratica ma anche di tutela della salute che dice esplicitamente che “un’adeguata protezione dell’ambiente è essenziale per il benessere umano così come per il godimento dei diritti fondamentali dell’uomo, compreso il diritto alla vita stessa”». In questo quadro risulta difficilmente comprensibile come Asl e Arpat abbiano potuto rilasciare le autorizzazioni alle centrali. Marchi e Martelli tirano infatti in ballo anche i due enti. «L’Asl, pur avendo per compito primario la difesa della salute e della sicurezza della popolazione, ha rilasciato pareri favorevoli e immotivati nel caso fossero usate le miglior tecnologie disponibili, non preoccupandosi però di verificare che queste non esistono per la combustione di olii. Non ha tenuto conto del contesto ambientale su cui si andava ad installare questo nuovo impianto e non è stata minimamente presa in considerazione l’ipotesi dei filtri».
DIVERSA, almeno in partenza, la posizione di Arpat. «In fase informativa — spiega Martelli — è stata molto critica evidenziando gravi criticità ambientali e incertezze dei dati forniti sulle polveri, dati ritenuti sottostimati e inaffidabili. Poi ha omesso ogni valutazione sulle capacità dei filtri, eventualmente installati dopo la costruzione delle due centrali, di abbattere le polveri. Negli atti autorizzativi pubblicati, non risultano le prescrizioni Arpat riguardanti la ricerca di specifici pericolosi inquinanti negli olii combustibili come il cloro usato nei pesticidi, dal quale viene prodotta la diossina». Adesso la palla passa nelle mani della magistratura.


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