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La Nazione Economia sbato 8 maggio - La Compagnia si aziendalizza

 

— LIVORNO—
L’HANNO CHIAMATA “Carta dei valori” e l’hanno presentata in pompa magna ieri, in vista di una uscita con il sindaco, il presidente della Provincia e l’assessore Simoncini della Regione in programma per lunedì prossimo alla Casa del Portuale. Con loro e il consiglio della Compagnia presieduto da Enzo Raugei ci sarà il “consulente” scientifico-organizzativo, l’ Ien (Istituto Europeo di Neurosistemica) di Sestri Levante. Ma la “carta” è qualcosa di più di una elencazione dei valori - etici e non- cui la Compagnia lavoratori portuali di Livorno, una delle più antiche e più “robuste” d’Italia punta da domani. Per la prima volta comprende termini (e concetti) che fino a ieri sembravano bestemmie: meritocrazia, qualità del lavoro, risorse umane specialmente giovanili, produttività: avanti la solidarietà ma che non sia un alibi, avanti l’innovazione. In una parola, con la ”carta” nasce il “nuovo portuale livornese”. Che sarà eventualmente modello anche da export in altri scali italiani- ha detto Vladimiro Mannocci, capo del team che ha creato i nuovi valori ed anche direttore generale dell’associazione Ancip delle Compagnie portuali- ma per ora rimane orgogliosamente e unicamente livornese. A lavorare sulla carta è stato un gruppetto di giovani della Compagnia con due donne laureate a far da tracciatrici di percorso: Eleonora Fallenti e Serena Cassarri. Con loro due portuali “veraci”, Axel Lupi e Luca Cinelli. Giovani e nuovi, perché negli ultimi vent’anni la Compagnia aveva bloccato il turn-over, senza più assumere: ma specialmente i portuali erano andati perdendo - ha ricordato il presidente Enzo Raugei- il senso dell’appartenenza a quella che nel lontano passato, diciamo negli anni prima della riforma Prandini, era l’orgoglio di rientrare in una “casta”. Sotto una forma diversa e con diversa impostazione, ma questo orgoglio di appartenenza deve essere ritrovato: e la “Carta” lo identifica in una ottimizzazione delle risorse umane, nella ricerca della redditività e in una nuova visione del portuale stesso, che non è più manodopera bruta ma si vuole porre come “general contractor” sulle banchine e anche sulla catena logistica. Per spaziare in campi nuovi, come la fornitura di energia al porto (energie anche alternative, compreso un campo di pannelli solari all’Autoporto del Faldo) e appunto le varie fasi della catena logistica. Diventare, in sostanza, “un serbatoio di energie nuove”. Da notare, come è stato riferito dal gruppetto del “pensatoio”, che questa rielaborazione del ruolo e della figura del portuale non si è articolata all’interno del loro palazzo: sono state condotte da mesi consultazioni e confronti con le principali categorie che operano in porto e nella catena logistica, anche e specialmente per capire che cosa ci si aspetta dal “portuale nuovo”. E non solo a parole o su una “Carta”.


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