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«Siamo noi il futuro della nautica» - La Nazione Livorno
Lo scatto d’orgoglio delle Rsu Azimut-Benetti: «Lo sviluppo della città passa da qui»
di MONICA DOLCIOTTI
— LIVORNO —
«NOI CI SIAMO e vogliamo dare un contributo e dimostrare che il Cantiere è ancora vitale e parte integrante di Livorno». A dirlo a gran voce è Carmelo Triglia, membro della Rsu (in quota Fim-Cisl) dello stabilimento naval-meccanico che, nel 2003, dalla costruzione delle navi ha voltato pagina per varare yacht di lusso sotto le insegne di Paolo Vitelli per la società Azimut-Benetti. Vitelli comprò in cantiere nel 2003 quando sotto amministrazione controllata aveva toccato il momento peggiore della sua storia. E Triglia se lo ricorda bene visto che all’epoca lavorava al Cantiere che da Fincantieri era passato sotto il controllo degli operai costituitisi in cooperativa. Ebbene Triglia insieme agli altri membri della Rsu, Fabio Raffaelli e Vittorio Milella della Fiom Cgil e Sauro Frilli della Uil-Uilm hanno preso carta e penna e vergato di loro pugno una lettera aperta alla città perché dopo il clamore del fallimento dell’esperienza cooperativistica all’ex Orlando e dopo il passaggio nelle mani di Vitelli, il vecchio Cantiere è un po’ finito nell’oblio. Oggi ci lavorano meno livornesi: appena 180 alle dirette dipendenze di Azimut. Il resto dei 500-600 lavoratori dell’indotto appartengono a ditte fuori mura, o anche straniere.
«DAL 1856 sono state costruite e riparate (al Cantiere, ndr) centinaia di navi commerciali, da guerra, turistiche e oggi di grande lusso — scrivono Raffaelli, Micella, Frilli e Triglia in una lettera aperta alla città — occupando migliaia di lavoratori al punto che ogni famiglia livornese ha un rapporto di vicinanza con il Cantiere. Oggi il sindacato di fabbrica rivendica la continuità dell’appartenenza e la volontà di rappresentare tutti i lavoratori nella prospettiva dello sviluppo del territorio e del consolidamento dell’azienda di provenienza». «Esiste un ricambio generazionale al Cantiere, ma il nostro compito oltre a fare l’interesse dei lavoratori, è trasmettere quei valori che hanno fatto grande il Cantiere: solidarietà, coesione sociale, unità di intenti. E la Rsu intende dialogare con le istituzioni sui problemi, come quelli delle riparazioni navali». Le quali, sottolinea Triglia, «sono una risorsa anche in relazione al Cantiere. Ad esempio quando le ditte dell’indotto hanno meno lavoro le riparazioni possono essere una soluzione sul momento». Riparazioni che hanno sollevato non poche discussioni e polemiche in città sulla necessità di dare loro una nuova collocazione al di fiori quella storica: in Cantiere appunto.
IL MESSAGGIO
«La fabbrica come luogo di confronto»
IL CANTIERE ha sempre avuto voce in consiglio comunale. «Anche se ultimamente non siamo stati in grado di esprimere posizioni di rilievo nelle istituzioni — ricorda la Rsu— come in passato, ciò non toglie o alla fabbrica la sua funzione di luogo in cui si producono intelligenze in grado di avere una visione generale degli interessi collettivi e una capacità di intessere rapporti con la gente, formando quella scuola dei quadri che aiuta a maturare i requisiti per guidare una formazione politica, un sindacato o un assessorato». In consiglio comunale hanno preso posto Luigi Vanni, Carmelo Triglia, Alberto Cavallini, Gianpietro Federigi tutti insieme nello stesso mandato e tutti dipendenti del glorioso Orlando.
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