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Il vescovo: «Necessari i lavoratori immigrati» - La Nazione Livorno lunedì 3 maggio

 

L’OMELIA DEL PRIMO MAGGIO  

 
 IL VESCOVO monsignor Simone Giusti ha pronunciato la seguente omelia durante la Messa che il Primo Maggio ha celebrato in San Pietro e Paolo. Una Messa per i lavoratori, in particolare i lavoratori immigrati che il vescovo, in sostanza, ritiene necessari per l’economia complementari col lavoro degli italiani.
«IN QUESTO Primo Maggio — ha detto il vescovo — voglio sgombrare il terreno da alcuni equivoci fra cui quello che gli immigrati tolgono lavoro agli italiani: ciò non solo non è statisticamente vero ma occorre anzi affermare che svolgono lavori complementari e sono essenziali all’economia come ormai molti studi della stessa Banca d’Italia testimoniano. Gli immigrati sono fondamentali per l’equilibrio dei conti pubblici, il funzionamento del mercato del lavoro e l’offerta di servizi alla persona e in prospettiva rappresentano un grande contributo alla crescita dell’economia. In un sistema economico come il nostro in cui il tasso di dipendenza demografica (il rapporto tra il numero di persone di età superiore ai 65 anni e quelle in età da lavoro) è elevato e destinato ad aumentare, il contributo di nuove forze, socialmente e professionalmente integrate, è e sarà di fondamentale importanza per il mantenimento degli equilibri macroeconomici e di finanza pubblica, per il funzionamento del mercato del lavoro, per la disponibilità di servizi alla persona. Da questi punti di vista i lavoratori stranieri sono una ricchezza. Un contributo alla crescita dell’economia. L’ingresso rapido e intenso di lavoratori stranieri (...) può generare tensioni in particolare nei segmenti delle società che percepiscono l’arrivo degli stranieri come una minaccia per la propria condizione economica e sociale. Ma come in altri paesi avanzati interessati da flussi migratori rilevanti gli immigrati tendono a occupare prevalentemente posizioni lavorative che i nativi sono restii a ricoprire».
«NEL CASO dei lavoratori più qualificati — ha aggiunto monsignor Giusti — e delle donne che maggiormente beneficiano dell’aumento dell’offerta di lavoro in occupazioni a bassa qualifica e nelle mansioni di assistenza e cura, gli effetti della presenza di stranieri sembrano anzi essere positivi. (....) Si capisce allora perché nella prospettiva cristiana anche i lavori immigrati che svolgono solitamente le mansioni più umili, sono considerati avere uguale dignità (...) La Chiesa vuole far percepire il lavoro come ambito di crescita della propria umanità, prima ancora che fornire soluzioni ai problemi oggettivi che si generano nelle varie situazioni lavorative. Si tratta di formare uomini che anche nel lavoro si implichino mettendo in gioco il senso profondo della vita, senza considerare l’ambito lavorativo come una parentesi di essa e senza neanche finire per assolutizzarlo, identificandolo con il valore supremo della vita stessa».


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