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La crisi non è ancora archiviata - Il Tirreno Piombino sabato 1° maggio

 


 
L’aumento del prezzo delle materie prime sta rallentando la ripresa  

 
LUCA CENTINI /    

 
 PIOMBINO. Il polo siderurgico di Piombino tra dubbi, incertezze e prospettive. Si è svolto ieri mattina, al Centro giovani, il convegno “Quale futuro per la siderurgia. Riflessi sull’economia del territorio”, organizzato da Fim, Fiom e Uilm.
 All’iniziativa erano presenti Lucchini, Arcelor Mittal e Dalmine. Il quadro generale sulla situazione del comparto siderurgico, tracciato dai responsabili delle aziende, non è certo roseo.
 Se in questa fase i produttori europei di acciaio hanno sfruttato una lieve ripresa del mercato, incoraggiata dalla necessità dei clienti di ripristinare gli stock esauriti in seguito alla crisi, resta impossibile delineare con certezza gli scenari dei prossimi mesi. E le sensazioni non sono positive. Le difficoltà di reperimento delle materie prime e il conseguente incremento dei costi potrebbe portare a un riposizionamento dei prezzi dell’acciaio e, di conseguenza, la ripresa degli ultimi mesi potrebbe essere soffocata.
 «La siderurgia mondiale ha vissuto anni di crescita per l’aumento dei consumi di acciaio da parte dei paesi emergenti - ha detto l’ad Lucchini, Marcello Calcagni - rispetto ai quali beneficiavamo di una capacità produttiva più elevata e di un gap tecnologico. Ora non è più così, i produttori europei hanno problemi di competitività, legati alle difficoltà di reperimento delle materie prime, agli alti costi energetici e al costo del lavoro».
 Ed è proprio in questo contesto che i segretari Fausto Fagioli (Fim), Luciano Gabrielli (Fiom) e Vincenzo Renda (Uilm) ribadiscono l’importanza del mantenimento dell’occupazione e degli investimenti programmati, passi irrinunciabili per il rilancio. «E’ chiaro che non è possibile tornare ai volumi e alle vendite precedenti al primo semestre del 2008 - commenta Calcagni - quindi sarà opportuno dimensionare la capacità produttiva al mercato attuale, puntando su fette di mercato più specifiche».
 In particolare, per Lucchini, l’orientamento, sottoposto in questi giorni ai potenziali acquirenti, è puntare sulla produzione di rotaie e di prodotti dal valore aggiunto più alto. E il ciclo integrale, ha ribadito Calcagni, non è in discussione. L’ad ha poi fatto il punto sulla vendita dello stabilimento, visitato la scorsa settimana da tre potenziali acquirenti, di cui due gruppi finanziari e uno industriale. «Il processo va avanti, ma la cessione richiederà almeno 2-3 mesi di tempo - ha spiegato - la prossima settimana ci sarà in fabbrica l’ultima visita, poi sarà il momento delle offerte. In questi giorni i potenziali acquirenti hanno visitato gli impianti e acquisito dati sull’azienda e sugli investimenti previsti. Lo stesso progetto del mini-mill è stato apprezzato».
 Le voci di “auto-vendita”, che Mordashov sceglierebbe per disfarsi del debito del gruppo siderurgico non è di fatto smentita dall’amministratore delegato. «Non è escluso uno step intermedio per il consolidamento della presenza di Severstal in Lucchini, prima di procedere al passaggio definitivo».
 Il timore di un calo delle produzioni nei prossimi mesi è condiviso sia dal direttore operativo dello stabilimento Tenaris Dalmine, Giovanni Piazza, che l’amministratore delegato di Magona, Leandro Nannipieri. Se Dalmine è passata in pochi mesi dal rischio di dismissione ad un incremento progressivo dei volumi produttivi, Magona ha viaggiato con i reparti di Zincatura a pieno regime per far fronte all’aumento repentino degli ordinativi. Entrambe le aziende, tuttavia, temono un nuovo rallentamento dopo i mesi estivi.
 

Salvati dalle banche i 65 dipendenti della AEB  
 
 
 VENTURINA. La AEB Frames è salva. Giovedì le banche hanno firmato l’accordo che, attraverso un piano pluriennale di ristrutturazione, sancisce il salvataggio dell’impresa produttrice di infissi e serramenti, con sede a Venturina e con in organico ben 65 dipendenti.
 Il piano è stato giudicato positivamente dagli istituti bancari, di cui capofila è la Cassa di Risparmio di Volterra accampognata da Monte dei Paschi, Bcc Castagneto Carducci e Unicredit.
 «Ora la palla passa alla Regione - spiega il legale dell’azienda Luigi Cappelli - che ratificherà l’operazione in un incontro, già confermato, a Firenze il prossimo 5 maggio nei locali di Fidi Toscana».
 L’azienda è stata a un passo dal fallimento, a causa di un debito di circa 12 milioni di euro. «L’intera operazione di salvataggio assume connotati di forte originalità - spiega l’advisor Fabio Serini - essendo il primo caso in Toscana di condivisione di un piano di risanamento redatto secondo le nuove linee guida per fronteggiare lo stato di crisi delle imprese».
 La soluzione spiana la strada per la ripartenza dell’azienda, condizionata pesantemente da problemi finanziari. «Quanto raggiunto oggi - commenta il proprietario AEB, Gianni Bianchi -è il risultato dell’impegno corale di forze interne all’azienda, supportate da forze politiche e sindacati».
 
LA RICETTA  
 
Puntare sulla logistica  
 
 
 PIOMBINO. Puntare sul potenziamento delle infrastrutture per uscire dalla crisi. Un aspetto che è stato ricordato dai dirigenti delle aziende siderurgiche del territorio, per poi essere richiamato negli dal consigliere regionale Pd Matteo Tortolini, dalla parlamentare Pd Silvia Velo e dal responsabile di zona Cgil, Giuseppe Bartoletti. In un’ottica di rilancio dell’attività siderurgica, l’aspetto logistico assume un’importanza fondamentale. Per questo motivo il prolungamento della 398 fino al porto, considerato strategico per le imprese che operano sul territorio piombinese, è stato un argomento ricorrente nel corso del dibattito.
 
L’INDOTTO  
 
L’allarme dei piccoli  
 
 
 
 PIOMBINO. Blocco degli investimenti, pagamenti in ritardo, calo delle produzioni. Quello delle imprese dell’indotto è un grido di allarme.
 La situazione di emergenza è stata descritta ieri dal rappresentante di Cna Dominici, che ha parlato in rappresentanza di Cna e Api Livorno. «Decine di imprese, centinaia di lavoratori sono in gravi difficoltà - spiega - dall’inizio della crisi i fatturati sono scesi fino al 40%. Le notizie di una lieve ripresa sono state gelate, subito, dalla notizia della messa in vendita della Lucchini. I pagamenti in ritardo, uniti alla riduzione del lavoro, non sono più sostenibili. Serve al più presto una normalizzazione dei pagamenti e una preferenza, da parte delle multinazionali, nell’assegnazione dei lavori alle imprese locali. Quale futuro per la siderurgia? Ci auguriamo che l’acciaio resti una priorità».
 Se per alcuni il mantenimento della siderurgia resta una priorità, non manca chi, invece, auspica soluzioni alternative e punta sulla diversificazione come strumento per rilanciare lo sviluppo del territorio. Tra questi c’è il patron di Due Emme, Ivano Monelli: «Lavoro in questo settore da trent’anni, da allora nel polo siderurgico sono andati persi oltre 7-8 mila lavoratori - spiega - da tempo ho capito che le soluzioni devono essere trovate altrove e ho iniziato a diversificare, limitando al 20% del fatturato le attività in fabbrica. La siderurgia è un settore importante, ma non è più trainante per il territorio».


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