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Sette imprenditori e il coraggio di sfidare la crisi - Il Tirreno Primo piano
Storie di giovani che puntano sul futuro: innovazione, idee «ma le banche devono aiutarci»
Quelli che scommettono sul futuro. Sono i giovani imprenditori che scorgono segnali (timidi) di ripresa. Che puntano su settori nuovi come quelli tecnologici. Che predicano qualità, innovazione, sinergie. E coraggio, soprattutto le donne. La maggioranza sono figli di imprenditori. Dai padri hanno preso il testimone, ma guardano all’impresa del futuro con occhi nuovi. Ma Alessandro Petretto, docente di economia, è polemico: «Nuovi imprenditori? Perché, esistono veramente? Anzi, se ce ne sono da qualche parte, in Toscana, me lo dica». E aggiunge: «Di giovani ce ne sono anche bravi, ma i dati dimostrano che l’imprenditoria toscana è ancora “geriatrica”, con un’età superiore ai 50 anni».
Ma l’economista avverte: le industrie toscane sono in mano agli over 50
Servono laureati con un’alta specializzazione ed invece abbiamo perso anche i periti tecnici
FRANCESCO FONDELLI
FIRENZE. «Nuovi imprenditori? Perché, esistono veramente? Anzi, se ce ne sono da qualche parte, in Toscana, me lo dica». E’ caustico Alessandro Petretto, docente di economia pubblica e presidente del comitato scientifico dell’Irpet, l’istituto regionale per la programmazione economica. Se uno così autorevole sgrana gli occhi dalla meraviglia solo a sentir parlare di nuovi imprenditori, vuol dire che il quadro è davvero sconfortante.
Perché così drastico nel giudizio, professore?
«Ovviamente giovani ce ne sono anche bravi, ma i dati dimostrano che l’imprenditoria toscana è ancora “geriatrica”, con un’età superiore ai 50 anni. In provincia di Firenze, ad esempio, la situazione è addirittura imbarazzante, come dimostrano le ultime rilevazioni della Camera di Commercio».
Ma quali sono le cause principali che hanno prodotto questo depauperamento del vivaio imprenditoriale?
«Il problema è soprattutto di ordine culturale e di mutato sistema, prima ancora che prettamente economico, oppure di mancanza o insufficienza di incentivi. Anzi nello specifico dobbiamo dire che la Regione Toscana ha fatto tanto per incentivare la nuova imprenditoria: ha previsto anche la riduzione dell’Irap. Ma il problema non si risolve soltanto con gli incentivi perché non si tratta esclusivamente di un ostacolo di carattere economico. Certo, diciamo la verità: se un giovane di 23 anni si presenta in un istituto bancario per farsi finanziare un progetto innovativo, difficilmente la banca gli darà l’anticipo della somma necessaria per avviare l’impresa, se non si presenta dal direttore con la garanzia di un considerevole patrimonio familiare».
Allora quale è il problema?
«Il problema è essenzialmente culturale e riguarda poi anche il nostro sistema delle imprese. Faccio un esempio: mio figlio, che ha studiato a Boston, aveva compagni di corso bravissimi che per il loro futuro immaginavano di mettersi in proprio, pensando di impegnarsi prevalentemente nei settori ad alta tecnologia».
In Italia invece?
«Qui da noi una situazione del genere sarebbe impensabile. In Italia i giovani migliori cercano subito di entrare nella pubblica amministrazione, nei grossi studi professionali, oppure dipendenti delle grandi imprese».
A meno che non ci sia di mezzo l’impresa paterna.
«Ma in questo caso è difficile parlare di nuova imprenditoria perché il padre che accoglie il suo rampollo all’interno dell’azienda, difficilmente poi consentirà al figlio di innovare, di cercare nuovi prodotti o di investire nella ricerca».
Altri problemi da segnalare?
«A questa particolare situazione culturale che riguarda essenzialmente i laureati di alta specializzazione, si aggiunge il fatto che in Italia abbiamo perso anche l’apporto dei periti tecnici industriali. Prima c’era l’Iti, l’istituto tecnico industriale, che garantiva la formazione di giovani che uscivano dalla scuola con le nozioni sufficienti per affrontare il mondo dell’impresa. Ben diversa, ad esempio, la situazione in Germania, dove ogni anno sfornano ancora giovani periti industriali, di 19 o 20 anni, pronti a gettarsi sul mercato e a creare nuove imprese».
Pronti 15 milioni di euro, basta un buon progetto. A disposizione anche un tutor
Soldi della Regione alle idee hi-tech
Lo scopo è favorire i settori avanzati e il manifatturiero
FIRENZE. Se verrà confermato assessore al lavoro Gianfranco Simoncini ha già deciso: uno dei suoi primi atti sarà quello di aumentare lo stanziamento a favore dei giovani che intendono mettere su dal nulla una nuova impresa. Soldi per una spinta a chi ha voglia di intraprendere.
Sei giovane? Hai in mano un progetto innovativo ad alto contenuto tecnologico? Allora puoi pensare seriamente di poter attingere ai finanziamenti messi a disposizione dalla Regione Toscana.
L’investimento previsto dall’ente regionale è ragguardevole: 15 milioni di euro in tre anni, che serviranno a dare impulso alla costituzione di imprese da parte di giovani sotto i 35 anni. La legge prevede anche una forma di tutoraggio per le aziende nascenti.
Unica condizione: avere un progetto innovativo e ad elevato contenuto tecnologico.
In particolare la Regione Toscana offre l’opportunità di attingere a importanti risorse economiche a quei giovani che intendono fare impresa nei settori dei servizi avanzati e in quello manifatturiero, essenziali per il rilancio. L’obiettivo è quello di agevolare le nuove imprese nel campo della ricerca e dello sviluppo, favorendo di fatto l’autoimpiego e il lavoro autonomo.
In pratica lo scopo della Regione Toscana è quello di orientare i giovani, e in particolare quelli con alti livelli di competenze e di istruzione, verso forme di lavoro più qualificate. Un contributo un po’ più cospicuo è invece riservato ai casi di registrazione di marchi e brevetti per valorizzare l’innovazione e la creatività.
Fra le novità previste dalla normativa regionale c’è anche la possibilità, per il soggetto che gestisce il fondo, di entrare nel capitale di rischio della società, assumendo partecipazioni di minoranza per la fase di avvio dell’attività. (f.f.)
Lavoro e guardo al futuro
Sinergici e coraggiosi: ecco i giovani imprenditori
La ricetta anti-crisi? Defiscalizzare gli investimenti, diminuire la pressione fiscale sui dipendenti, più assistenza da parte delle banche
MARIO LANCISI
Quelli che scommettono sul futuro. Sono i giovani imprenditori che scorgono segnali (timidi) di ripresa. Che puntano su settori nuovi come quelli tecnologici. Che predicano qualità, innovazione, sinergie. E coraggio, anche molta determinazione, soprattutto le donne, una delle quali, Alessia Zanaboni, è salita su un camion a dodici anni e da allora non ha più smesso di guidarlo. La maggioranza sono figli di imprenditori. Dal babbo hanno preso il testimone, ma guardano all’impresa del futuro con occhi nuovi. «Siamo meno individualisti, facciamo più squadra», dice ad esempio Charlotta Bachini.
«Rispetto ai nostri padri abbiamo meno punti di riferimento perché i mercati globali cambiano molto rapidamente, ma siamo più coraggiosi», osserva Andrea Di Benedetto. Ecco sette storie esemplari.
Simone: meno tasse. «Defiscalizzazione degli investimenti con piani di ammortamento più rapidi, minor pressione fiscale sui dipendenti, maggior assistenza bancaria». E’ la ricetta per la ripresa economica, stilata da Simone Giusti, giovane ingegnere aerospaziale, amministratore e progettista della Sigma Ingegneria srl, da lui stesso fondata sei anni fa.
La Sigma si occupa di progettazione meccanica di macchine di vario genere come, ad esempio, attrezzature per gallerie del vento, macchine per movimentazione di container, componenti e macchine di esperimenti di fisica della materia.
Durante il 2010 la Sigma, 230mila euro l’ultimo fatturato, entrerà in società con la Galli & Morelli srl di Lucca, officina meccanica di precisione già conosciuta a livello internazionale nel campo della ricerca scientifica.
«La crisi? Ci sono segnali di ripresa, ma sono deboli», risponde Giusti. Che spera nelle nuove generazioni di imprenditori che dalle precedenti si differenziano per «flessibilità, reattività produttiva e informatizzazione aziendale».
Andrea: più qualità. Primo: riduzione drastica dei tempi dei pagamenti. Secondo: no alla chiusura del rubinetto del credito «proprio ora che si sta ripartendo». Terzo: forti investimenti «sulla qualità, sul trasferimento tecnologico dalle ottime università e sulle risorse umane». Sono le proposte di Andrea Di Benedetto, 38 anni, pisano, presidente della 3logic MK, da lui fondata assieme a due due colleghi dell’università. La società informatica di Pisa ha dieci dipendenti (età media 28 anni) e un fatturato di 420mila euro. «La ripresa? Incrociando le dita sì, dall’inizio del 2010 gli ordini hanno ricominciato a crescere».
Le nuove generazioni di imprenditori? «I giovani hanno bisogno di reinventarsi un futuro. Le regole del gioco (le tecnologie, i mercati) cambiano troppo velocemente rispetto a 30 anni fa. Hanno insomma meno punti di riferimento: questo li rende meno certi dei risultati ma anche più coraggiosi».
Marco: marketing e web. «Non aver paura dei nuovi competitori, che invadono il mercato con prodotti a basso costo. Occorre puntare sulla qualità e il marketing», sostiene Marco Gasparri, 34 anni, amministratore dello studio Kalimero di Grosseto, 9 dipendenti, 200mila euro di fatturato, che si occupa di servizi di marketing e comunicazione per le piccole e medie imprese e per la pubblica amministrazione. «Le imprese devono avere il coraggio di scoprire nuovi mercati e di innovare. Puntare sul web e sulle risorse hi tech», predica Gasparri. Che, al contrario degli altri giovani colleghi, vede la ripresa lontana: «Almeno nella nostra provincia si avverte una crisi generalizzata dovuta alla mancanza di liquidità, alla stretta del credito alle imprese, alla stagnazione del comparto edile, al calo di esportazioni e consumi. Un quadro a tinte fosche che non lascia ancora intravedere la luce».
Monica: guai a mollare. «Per superare la crisi occorre molta determinazione. Guai a mollare, a fermarsi. Prima o poi ci sarà la ripresa e chi ha saputo resistere si troverà in prima fila», sostiene Monica Mazzei, titolare assieme al fratello Valerio, della Edra, l’azienda di divani e poltrone fondata verso la fine degli anni Ottanta. Una delle sue poltrone, la Corallo, è sbarcata al Mo.Ma. di New York, il più importante museo di arte moderna del mondo. L’ingresso di Edra nella collezione permanente del Mo.Ma. premia in particolare l’azienda di Perignano che, con i suoi 60 dipendenti, riesce a combinare la ricerca avanzata con la cultura manuale tipica della zona del mobile.
«I nostri agenti commerciali li abbiamo visti più risollevati, in questi primi mesi del 2010. E anche il flusso degli ordini segnalano un aumento intorno al 20%», conclude la Mazzei, alle prese con il salone del mobile di Milano, che aprirà mercoledì prossimo e sarà il termometro più esatto sulla ripresa.
Alessia: io e il mio Tir. Le aeree di servizio delle autostrade come termometri della crisi: «Due anni fa di notte erano strapiene di Tir, poi quasi il vuoto, da qualche mese noto qualche camion in più», racconta Alessia Zanaboni, 30 anni, che di mestiere fa l’autotrasportatrice. Lavora nell’azienda piombinese del padre, ma sta per mettere su una società tutta sua. Sempre nel settore dell’autotrasporto: le piace da morire guidare i camion, spiega. Ha cominciato a 12 anni. «Mio padre mi ordinò: sposta quel camion. E io lo feci. Da allora non mi sono staccata più dal volante», racconta.
La Zanaboni sostiene che andare giù e in su per l’Italia le dà «un grande senso di libertà». E anche la possibilità di vedere che effetti fa la crisi. «Qualche giorno fa ero a Manerbio, vicino Brescia, da un’azienda che due anni fa aveva 300 dipendenti, ridotti oggi a 120 e presto altri 30 verranno messi in cassa integrazione», racconta. Nonostante questo Alessia si mette in proprio. Ha visto aumentare i camion, la ripresa forse si avvicina.
David: orizzonte Cina. E c’è chi invece i morsi della crisi comincia ad avvisarli proprio ora. E’ il caso della Kayser di Livorno, società specializzata nel settore aerospaziale, 40 dipendenti e 6 milioni fatturato. «L’onda lunga della crisi la stiamo avvertendo ora. Siamo riusciti ad aumentare il fatturato delle commesse estere, ma quelle italiane sono diminuite in maniera sensibile», spiega David Zolesi, uno dei soci della Kayser, assieme al padre Valfredo e lla sorella Sara.
E il futuro? «Incerto. Perché gli americani hanno diminuito gli investimenti nel settore spaziale», spiega Zolesi. La ricetta per la crisi prevede l’ampliamento dei mercati. Ad esempio la Kayser sta cercando approdi di lavoro in Cina. «Le parole d’ordine sono tre: competenza, velocità e alleanze», conclude Zolesi. Che si lamenta del fatto che l’Italia in Europa conta poco e ciò non aiuta le imprese.
Charlotta: c’è la ripresa. «Nel mio settore c’è un profumo di ripresa, le persone sono più positive, anche se la ripresa è molto lento», osserva Charlotta Bachini, 29 anni, proprietaria del calzaturificio Gardenia di Santa Maria a Monte, in provincia di Pisa. La Bachini, che è anche vice presidente nazionale dell’Anci (associazione nazionale calzaturifici italiani), aggiunge: «I marchi più forti stanno tornando a lavorare in Italia. Si sono accorti che alla fine la qualità del prodotto è decisiva».
Anche per la Bachini la chiave per la ripresa è nelle mani della banche: «Non si possono chiudere i rubinetti del credito proprio ora che il vento torna a soffiare nella direzione giusta». Un’altra leva fondamentale per la ripresa sta nel «riposizionamento del made in Italy».
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