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Imprese elbane in crisi Decine le chiusure e tagli ai posti di lavoro - Il Tirreno Elba

 


 
Diminuite del 50 per cento le offerte di impiego stagionale nel settore turistico-ricettivo  
 
VALENTINA LANDUCCI /  


 
 PORTOFERRAIO. Quaranta aziende che hanno chiuso i battenti nel corso dell’ultimo anno. Nella stragrande maggioranza imprese vittime dei costi eccessivi e della crisi. Attività commerciali, aziende dell’artigianato e del comparto turistico che non ce l’hanno fatta a andare avanti con conseguenze immediate per il mondo del lavoro, rispetto al quale, nell’arco degli ultimi 4 anni, si registra un vero e proprio tracollo, almeno stando al numero delle offerte di lavoro - prevalentemente stagionali - diffuse dal Centro per l’impiego della Provincia.
 Il sistema economico dell’Elba, stando all’analisi condotta dal Centro studi della Camera di Commercio, è quello che ha sofferto maggiormente la crisi degli ultimi 2 anni, almeno nei termini della cessazione delle attività diminuite dell’1,3%. Si tratta della percentuale più alta del territorio provinciale. In Val di Cornia, ad esempio, nonostante la situazione di difficoltà dell’industria siderurgica, il numero delle cessazioni è proporzionalmente inferiore all’Elba con una diminuzione delle imprese pari allo 0,6% (il secondo dato più alto dopo quello dell’isola). Insomma tra l’inizio e la fine del 2009 40 imprenditori elbani hanno deciso di chiudere passando da 3mila 516 a 3mila 472. Un’emorragia che ha coinvolto, indifferentemente, attività artigianali e turistiche, ripercuotendosi su un mercato del lavoro già in difficoltà.
 In proposito è significativa l’analisi delle offerte di lavoro pubblicizzate attraverso il Centro per l’impiego della Provincia. Un’indagine che, senza voler avere la precisione di uno studio statistico, mette comunque in luce le criticità, a cominciare dalla una netta riduzione - intorno al 50% - delle offerte per impieghi stagionali nel settore turistico. Abbiamo preso in esame il periodo compreso tra marzo e aprile, quando appunto bar, pizzerie, ristoranti e strutture ricettive vanno a caccia di dipendenti. Dal 2007 ad oggi le offerte pubblicate anche sulle pagine del nostro giornale sono dimezzate: da una media di 40-50 posti di lavoro messi a disposizione in questo periodo dell’anno a un massimo di 20-30 opportunità di impiego.
 Cambiano i periodi di riferimento degli impieghi. Se per la stagione 2007 e 2008 le aziende turistiche cercavano personale per sei-quattro mesi ora si accontentano di un aiuto cuoco o un barman per soli due-tre mesi. Cambiano anche alcune tipologie di impiego e spariscono dalle offerte i “lavoretti” minori: bagnini e baby sitter su tutti.
 Ma c’è anche un altro segnale, forse secondario ma comunque significativo, per capire come sono cambiati i tempi. Se nel 2007 le imprese turistiche davano la possibilità al proprio personale di usufruire anche di un alloggio, oggi questo avviene sempre più raramente. E lo stesso si può dire per gli impieghi da commessa nelle attività extra ricettive: praticamente spariti dagli annunci.


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