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Le energie rinnovabili non possono bastare - Il Tirreno Attualità
di Andrea Gemignani *
PRESIDENTE CONFINDUSTRIA LIVORNO
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Ci risiamo con le crociate! Puntuali prolificano ovunque comitati contro il nucleare, come se domattina dovessero prendere avvio i cantieri per realizzare centrali nella nostra provincia. E’ il solito modo per dire di no e accendere allarmismi ingiustificati e quindi inutili. E’ purtroppo “l’italica abitudine” del pressappochismo, della superficialità e del parlare per sentito dire.
E’ indubbio che il tema sia rilevante, fosse solo perché condiziona scelte strategiche per il futuro del paese, consapevoli che non potremo più produrre l’energia di cui abbiamo bisogno con le stesse tecnologie di oggi. Credo che questo sia ormai riconosciuto da tutti.
Ma cosa fare e soprattutto come fare? La risposta che più frequentemente si sente è quella di far ricorso alle fonti rinnovabili, che evitano l’utilizzo di combustibili fossili (e quindi l’emissione di CO2) e che appaiono alla portata di tutti (sole, vento, biomasse etc.).
E’ senza dubbio una strada da perseguire poiché sicuramente in grado di assicurare un elevato livello di compatibilità con l’ambiente anche tenendo conto del fatto che rispetto agli altri paesi europei siamo in ritardo (in Italia le rinnovabili rappresentano il 17% contro una media europea del 25%) ma anche perché può essere motore per una nuova filiera produttiva caratterizzata da un elevato tasso di innovazione tecnologica e quindi di sviluppo economico.
Ma è sufficiente? Qualche dato: quattro punti di PIL, 60 miliardi di euro all’anno, tanto è il costo della bolletta energetica che grava sulle famiglie italiane e sui bilanci del sistema produttivo nazionale con una dipendenza energetica quasi totale dagli altri paesi. Se prendiamo a riferimento il settore elettrico (il più significativo dei costi industriali sostenuti dalle imprese) la dipendenza italiana è questa: generiamo il 39% del fabbisogno elettrico bruciando oli e gas in impianti di vecchia concezione, mentre l’Europa usa queste fonti solo per il 4%. Ci affidiamo al carbone solo per il 15%, contro il 31% dell’Europa.
Uno sforzo di onestà intellettuale è indispensabile. Inutile illudersi: le fonti energetiche rinnovabili, che sono molto costose e che oggi sono attrattive solo perché sostenute da cospicui finanziamenti pubblici, quindi pagate dalle bollette dei cittadini, da sole non potranno in nessun modo sconvolgere questo quadro di riferimento.
Il punto centrale è la salvaguardia globale dell’ambiente. La sola risposta ipotizzabile per aggredire questo problema è di ricorrere alla produzione di energia derivata dal nucleare cercando di colmare quel gap tecnico che, in modo miope e colpevole, ci ha penalizzato, negli ultimi anni rispetto ad altri paesi europei. Questo non significa in nessun modo sacrificare sull’altare dello sviluppo le indiscutibili e non negoziabili esigenze di sicurezza ma, al contrario, la consapevolezza che solo intraprendendo con coraggio questa strada è possibile, nell’interesse dell’Italia, acquisire le occasioni di sviluppo. E’ francamente desolante la superficialità con cui certi soggetti strumentalizzano questi argomenti. Infatti, i criteri che vengono assunti scientificamente per la selezione dei siti sono molto rigorosi. Conseguentemente è del tutto improbabile che siano candidabili siti collocati nella nostra regione. D’altra parte, esaminando con obbiettività, si può verificare che in nessuno degli elenchi comparsi fino ad oggi risulta alcun territorio della Toscana.
La vera sfida per i prossimi anni dovrà essere quella di essere competitivi e abbattere le emissioni di CO2. Occorrerà un intelligente mix tra le diverse fonti compreso, ovviamente, il nucleare. Condivido pertanto il recentissimo decreto con cui il Governo ha avviato l’iter per la realizzazioni di centrali. Continuare a fare opposizione pregiudiziale serve unicamente a frenare lo sviluppo.
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