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La raffineria non chiude, in arrivo il piano - Il Tirreno Livorno
L’Eni rassicura le istituzioni dopo l’allarme lanciato dai petrolieri
LIVORNO. La sortita dei petrolieri sulle cinque raffinerie da tagliare poteva essere l’avvisaglia di una decisione improvvisa: la chiusura, più vicina del previsto, dell’impianto di Stagno. Ma non è così. Sia il sindaco Alessandro Cosimi che il presidente della Provincia Giorgio Kutufà ieri sono stati rassicurati: Stagno resta nei piani del gruppo petrolifero, tanto che se ne tratterà diffusamente nel piano industriale che è in corso di elaborazione in questi giorni e che sarà presentato ai primi di marzo. Anzi: se da una parte i conti della raffinazione di Eni sono peggiorati nel 2009, con ingentissime perdite, la raffineria di Livorno è quella che è uscita meglio dall’annus horribilis, con un rosso di “appena” 30 milioni: niente in confronto dei 300 milioni bruciati da Sannazzaro. «Nel gruppo la nostra raffineria è quella che va meglio, o meno peggio: un fatto che ci fa attendere con fiducia l’ormai imminente piano industriale» dichiara il presidente della Provincia Kutufà. Livorno, insomma, non è più la “pecora nera” del gruppo. Mal comune mezzo gaudio?
Le istituzioni livornesi chiederanno di essere riconvocate al ministero dello sviluppo economico, a questo punto dopo la presentazione del piano. Intanto le segreterie provinciali di Filcem Cgil, Femca Cisl e Uilcem Uil criticano le dichiarazioni del presidente dell’Unione petrolifera De Vita sul futuro della raffinazione in Italia. «Tali tematiche non possono essere trattate con annunci spot che di fatto determinano allarmismo e preoccupazione - scrivono i sindacati - Uscite del genere ostacolano il percorso di ricerca di corrette relazioni industriali nei percorsi di consolidamento e sviluppo del settore. Per il paese è utile percorrere la strada del rilancio industriale del settore attraverso piani di investimento e non la dismissione delle raffinerie. Riteniamo che tali dichiarazioni siano strumentali al fine di ottenere sgravi fiscali dal governo con uno stile analogo a quanto sta facendo la Fiat in questi giorni». I sindacati livornesi hanno chiesto la riapertura del confronto con l’Eni per il rispetto dell’accordo di settembre sugli investimenti nella raffineria di Stagno.
I QUATTRO PUNTI
Investimenti e occupazione le promesse fatte nell’accordo
«Investimenti adeguati per l’innovazione di processo che consentano di traguardare l’impianto per il lungo periodo»; «il mantenimento dei livelli occupazionali diretti e dell’indotto»; «la tutela dei diritti acquisiti dai lavoratori»; «la tutela effettiva della salute, della sicurezza e dell’ambiente». Questi i quattro punti dell’accordo siglato al ministero dello sviluppo economico il 17 settembre.
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