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«I cinesi? Un altro salto nel buio» - Il Tirreno Piombino

 

I lavoratori Lucchini e le voci sempre più insistenti della cessione della fabbrica al gruppo Baosteel 
 
Le tute blu tra attesa e fatalismo: non ci sorprendiamo più di nulla 
 
«Tanto gli operai sono sempre gli ultimi a sapere cosa succede»  
 
LUCA CENTINI /  

 
 PIOMBINO. Ore 14, un turno che finisce e uno che sta per iniziare. Decine di operai entrano ed escono dalla porta d’ingresso della Lucchini, si fermano a parlare, aspettano l’autobus che li deve riportare a casa. Niente di diverso rispetto a tante altre giornate di lavoro.
 Eppure l’aria che si respira davanti alla fabbrica non è quella di tutti i giorni. «La Lucchini è in vendita, Severstal stringe i tempi per chiudere l’affare». La notizia non è passata inosservata agli operai. Le voci sull’ipotesi di cessione alla multinazionale cinese Baosteel e gli altri rumors sui possibili acquirenti sono al centro delle discussioni dei dipendenti dell’acciaieria. «Certo che ne parliamo - racconta l’operaio Lucchini Domenico Amoroso - ma per adesso sappiamo solo quello che abbiamo letto sui giornali». «Nessuno ci dice niente, aspettiamo l’assemblea con i sindacati per avere chiarimenti - spiegano Mario Nerozzi e Sandro Sani - un giorno ci sono i cinesi, poi gli indiani, il giorno dopo i brasiliani, non ci capiamo niente. In fabbrica c’è tanta attesa e un pessimismo diffuso».
 La cessione della Lucchini alla cinese Baosteel e le ripercussioni che il passaggio di proprietà potrebbe comportare sulle produzioni e sull’occupazione tengono in apprensione i lavoratori. «I cinesi? Per adesso è solo un’ipotesi - commenta l’operaio Massimo Romualdi, ma di certo non verrebbero per fare il bene degli operai». Ma i timori dei lavoratori non sono legati solo all’avvento cinese.
 «Ogni volta che si verifica un cambio di proprietà ci sono incognite - racconta Mario Giuditta - anche i russi arrivarono con entusiasmo e tante proposte, ma adesso vogliono mollare. Siamo abituati a queste dinamiche, per fortuna ho solo un anno e me ne vado in pensione».
 L’impressione è che il processo di delocalizzazione delle fabbriche, con l’avvento delle multinazionali e il conseguente allontanamento dei siti produttivi dalle stanze dove sono prese le decisioni, abbia diffuso una sorta di fatalismo tra i lavoratori. Un senso di spaesamento alimentato da anni di crisi occupazionali e passaggi di proprietà. «Non è giusto che gli operai siano gli ultimi a sapere le cose - spiega Aldo Oliviero, operaio di una ditta esterna - speriamo che il lavoro dei sindacati possa tutelare i posti di lavoro». «In 18 anni di lavoro ho cambiato almeno 15-16 ditte - racconta Giancarlo, dipendente di un’impresa d’appalto - ogni passaggio di proprietà è un salto nel buio, ormai non mi sorprende più niente». «Non sappiamo cosa aspettarci - racconta Andrea, operaio Lucchini - e intanto lo stabilimento cade a pezzi. Speriamo di avere a breve notizie sul nostro futuro».
 
L’appello del sindaco Bosi e dei socialisti piombinesi  
 
«Il governo deve far sentire la sua voce»  
 
 
 PIOMBINO. È arrivata anche in Regione la preoccupazione per la possibile cessione della Lucchini ad un nuovo gruppo. Ad esprimerla i consiglieri dell’Udc Marco Carraresi, Giuseppe Del Carlo e Luca Titoni. Ma anche Francesco Bosi, sindaco di Rio Marina e candidato alla presidenza regionale per l’Udc. «Siamo diventati terra di conquista per gli investitori stranieri - dice - e serve da parte del governo un intervento forte. Non si può permettere che un territorio che ha dato tanto all’industria italiana sia abbandonato a se stesso». Bosi annuncia sostegno agli interventi nelle sedi istituzionali per la Lucchini sul territorio piombinese portando la questione in parlamento.
 Anche il Partito socialista della città ha espresso preoccupazione per la cessione della Lucchini. «Sembra quasi impossibile che uno stabilimento così - dice - oggi possa essere considerato sul mercato. E a niente valgono le recriminazioni contro le “multinazionali”, dato che questa è la realtà in cui si muove il mercato dell’acciaio e sarebbe solo un gridare al vento inutile ed anche dannoso. Senza di quelle, la siderurgia italiana sarebbe probabilmente già sparita da un pezzo». I socialisti spingono sull’analisi dei problemi aperti per capire se lo stabilimento avrà un futuro e quale potrà essere, chiunque lo acquisterà.
 

Magona, si firma per la “vertenza tuta” 
 
 PIOMBINO. Sono ormai più di 200 i lavoratori Magona che hanno aderito alla “vertenza tuta” lanciata dal Cobas.
 Il Cobas fa sapere che domani pomeriggio a partire dalle 16 i lavoratori del secondo gruppo (composto da unottantina di operai) possono andare a firmare le carte necessarie dal notaio Lallo e dall’avvocato Giulianetti.


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