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Gas ed etilene, la giunta dà l'ok - Il Tirreno
Energia. Chiarimenti sull’utilizzo dell’area dello stoccaggio: un nuovo atto nella procedura di Via
Parere favorevole alle integrazioni alla variante presentate da Edison
Ora manca soltanto il pronunciamento della Regione
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ROSIGNANO. Rigassificatore Edison fuori pista? Sebbene il governatore Martini abbia ribadito a più riprese il suo no e il piano energetico regionale ne preveda uno soltanto (con l’offhsore Olt di Livorno partito, pur tra mille difficoltà) il terminale di gas Edison-Bp non è ancora in un cassetto. I primi a crederci sono proprio gli uomini dell’ad Quadrino che ritengono il progetto Rosignano «il più completo per tipo d’investimento e piano industriale». E con la variante al primo progetto, adottata nell’aprile 2005, si è convinti che anche alcune resistenze che l’operazione ha fino ad oggi incontrato possano essere superate.
Intanto, dopo aver incassato nell’ottobre 2006 il nulla osta di fattibilità (con 23 prescrizioni) del Ctr, vanno avanti le procedure per la Via senza la quale il progetto Rosignano non può essere autorizzato. Un progetto che divide: un’operazione puramente commerciale per gli ambientalisti che ne contestano l’impatto sul territorio e la sicurezza. Un progetto che - diversamente per altri - è un’occasione di rilancio per l’economia locale: quasi 500milioni di euro, il raddoppio dello stoccaggio di etilene trasferito nell’area di fabbrica, l’impianto per la lavorazione del gas liquido ed opportunità che si schiuderebbero - si dice - anche per molte imprese locali.
Mentre la politica fa il suo balletto di valutazioni (il Pd livornese vuole il rigassificatore di Rosignano che per la Regione, invece, ha disco rosso) va avanti l’iter per la valutazione d’impatto ambientale. L’ultimo atto è targato Rosignano ed è di pochi giorni fa. Il 12 novembre, infatti, la giunta comunale ha espresso parere favorevole sulla documentazione integrativa presentata da Edison nel marzo scorso. Potrebbe essere questo l’ultimo pronunciamento «tecnico» di Rosignano prima del parere che la Regione dovrà far avere al ministero dell’Ambiente che concederà, o meno, la via al Progetto Rosignano. Certo è che si tratta di valutazioni - come riferisce il sindaco Alessandro Franchi - su integrazioni richieste per arrivare alla valutazione finale. Quattro i punti essenziali: chiarimento sull’utilizzo dell’area attualmente occupata dagli stoccaggi dell’etilene e che, una volta liberata dagli impianti, dovrà essere ripristinata e concessa per finalità turistico-ambientali. Chiarimento su una delle 23 prescrizioni del Ctr stabilite nel Nof (nulla osta fattibilità) ed in particolare sulla condotta per il trasporto dell’acqua marina. La rivitalizzazione dell’area di Vada su cui i proponenti s’impegnano ad una serie di interventi di rimboschimento. E, infine, caratteristiche del progetto architettonico e paesaggistico del terminale di rigassificazione e la mitigazione del’impatto del deposito.
«Quel che ci preme sapere - dichiara Franchi - è se dal punto di vista tecnico ed amnientale l’investimento è fattibile o no. E per questo, dopo il parere del Ctr, sarà necessaria la via del ministero».
Se arriverà l’ok da Roma si aprirà, ma solo dopo, la partita politica. Che si giocherà senza dubbio dopo leprossime elezioni regionali.
A.R.
LA SCHEDA
Impianto da 8 miliardi di mc
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ROSIGNANO. Il rigassificatore di Rosignano, proposto da Edison e Bp, produce 8 miliardi di mc l’anno di gas, quasi il 10% del comsumo nazionale. Il gas liquido (a - 161 gradi, volume 60 volte ridotto rispetto allo stato gassoso) viene scaricato dalle navi e ridistribuito in rete attraverso il rigassificatore collocato dentro l’area Solvay. Il pontile Solvada viene allungato di 400mt. per consentire l’attraccoo delle navi metaniere.
Il caso. Studio di fattibilità del novembre 2008: dovrà accogliere gli scarti dei comuni dell’Ato Costa
Energia dai fanghi, spunta un piano
Nei cassetti di Getri le carte per un nuovo impianto nell’area dei depuratori
AL.BE.
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ROSIGNANO. E’ rimasto custodito nel cassetto della Getri - la srl della Ecomar con partecipazioni Rea che si occupa di trattamento di rifiuti solidi industriali - ma potrebbe presto diventare un vero e proprio progetto. Per ora arricchisce quella fervente e copiosa attività di studi per la realizzazione, sul territorio comunale, di impianti che sfruttano fonti energetiche rinnovabili. Tra questi, ancora «nuovo» e mai presentato ufficialmente, c’è lo studio di fattibilità per un impianto di produzione di energia elettrica alimentata da biomasse.
Non una centrale come le altre (vedi quella che si farà nella vicina Santa Luce), ma in questo specifico caso un impianto che dovrebbe produrre energia trattando, per metà legno e per metà reflui provenienti dalla depurazione ed essiccazione dei fanghi. L’impianto di trattamento fanghi e biomasse, secondo quanto previsto da Getri, dovrebbe sorgere accanto al depuratore di Rosignano Solvay, zona scelta sia per la viabilità di accesso che per la presenza di un contesto impiantistico già esistente ossia il depuratore, l’impianto Aretusa e l’impianto Solvay.
Il bacino d’utenza dell’impianto, secondo quanto descritto nello studio di fattibilità tecnico - economica, potrà servire a «bruciare» i fanghi provenienti dall’Ato di area vasta della costa toscana, ossia delle province di Livorno, Pisa, Lucca, Massa Carrara corrispondenti ad una popolazione totale di circa 1 milione e 300 mila abitanti. E permetterebbe di abbattere lo smaltimento degli stessi fanghi presso la discarica o impianti autorizzati di altre regioni.
L’impianto è costituito da tre sezioni distinte e complementari: uno per l’essiccamento dei fanghi provenienti dagli impianti di trattamento biologico, uno per la combustione e, il terzo, per la produzione di energia elettrica. Il recupero energetico verrebbe realizzato tramite un generatore di calore della potenzialità pari a 9.790 chilovattora (Kw).
In pratica i fanghi da depurazione dei liquami provenienti dall’area vasta entrerebbero nell’impianto di essiccamento fanghi dove la sostanza secca passerebbe dal 28 al 90% del peso; quindi verrebbe mescolata al legno precedentemente cippato ossia triturato, ed entrerebbe nell’impianto di combustione. Da qui uscirebbero le ceneri di combustione che verrebbero riutilizzate nel settore edilizio. La turbina per la produzione di energia elettrica produrrebbe cascami di calore che servirebbero, a loro volta, ad essiccare altri fanghi.
I fumi, depurati, verrebbero dispersi in atmosfera attraverso un camino di espulsione alto 12 metri e dotato di fori per il prelievo degli stessi fumi così da poter essere analizzati. Le acque reflue dall’essiccamento dei fanghi sarebbero poi immesse, dopo il trattamento negli impianti di Aretusa, nel circuito delle acque industriali.
L’impianto di combustione sarebbe lungo 10 metri largo 3 ed alto 9; l’impianto di essiccamento sarebbe lungo 51 metri, largo 17 ed alto 6 metri. I camion ad alta capacità di trasporto che accederebbero all’impianto dovrebbero passare alla pesa e lo stoccaggio della biomassa legnosa avverrebbe in un piazzale in cemento dove il materiale ligneo resterà in giacenza per il tempo necessario. Anche i camion che trasporteranno i fanghi dovrebbero essere sottopasti a pesatura. Una volta essiccato sotto forma di granulato, il fango verrebbe stoccato in un silo da 120 metri cubi.
Da una prima stima legata all’approvvigionamento del combustibile pari a 75 mila tonnellate annue, dovrebbero essere 10 i camion che transiterebbero sull’Aurelia ogni giorno. Lo studio preliminare prevede anche soluzioni da adottare per i cattivi odori: i fanghi, infatti, dovrebbero essere completamente gestiti in locali chiusi e dotati di sistema di captazione e depurazione dell’aria. Particolarmente curato l’aspetto dell’acqua recuperata e riutilizzata attraverso un circuito chiuso. Secondo Getri questo impianto permetterebbe l’abbattimento di anidride carbonica, la generazione di energia elettrica ed il trattamento dei fanghi con un ciclo combinato mitigando il problema sentito anche a livello locale del riutilizzo dei fanghi provenente dagli impianti di depurazione. Infine l’impianto, secondo lo studio di fattibilità permetterebbe il riutilizzo di ingenti qualitativi di acqua derivante dall’essiccamento dei fanghi e la riduzione dei prelievi di acqua di falda.
Benefici: si prevede un’efficienza energetica dell’84% ed un abbattimento di Co2 generata dalla combustione di combustimbili fossi. Problemi? D’impatto, non solo acustico, ma legati al fatto che i fanghi, se non ben gestiti, possono dar luogo a formazioni di sostanze volatili con un pessimo impatto olfattivo.
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