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Spiagge bianche a rischio? Si discute sulla balneabilità - Il Tirreno Rosignano

 


 
Il sindaco: «In questi giorni ne parlerò con Arpat, Asl, Regione e Provincia Potrei anche chiuderle ma per ora i dati in mio possesso non sono preoccupanti»
 
Franchi: «Entro fine anno sarà pronta un’indagine epidemiologica»
 
L’INCHIESTA»I FANGHI DELLA SOLVAY
 
 
 
 
Un’indagine epidemiologica per valutare gli effetti dell’industria sulla salute della popolazione. Da anni lo chiedono cittadini, associazioni, ambientalisti e forze politiche. Ora pare che sia giunto il momento per questa benedetta indagine. Lo annuncia il sindaco Alessandro Franchi: «Nei prossimi mesi andremo alla sottoscrizione di un protocollo di intesa con l’Asl, l’Arpat, l’Agenzia regionale della sanità e l’ Ispo, l’istituto per lo studio e la prevenzione oncologica, per un’indagine epidemiologica sulla popolazione di Rosignano in relazione alla presenza industriale. Entro l'anno saremo in grado di presentare i primi dati di questo studio. Ci avevamo già iniziato a lavorare da alcuni mesi, a prescindere dall’indagine della Procura. Ora questo progetto si sta concretizzando. Appena avremo i dati ambientali e sanitari li presenteremo alla popolazione».
di Alessandro De Gregorio wROSIGNANO Si dice pronto anche a chiudere le Spiagge bianche. Ma solo in presenza di dati che ne dimostrino l’inquinamento. O al limite di segnali concreti. Sulla questione della Solvay sotto inchiesta abbiamo intervistato il sindaco Alessandro Franchi. Sindaco, partiamo dall’inchiesta. Era al corrente del fatto che Solvay aveva chiesto il patteggiamento? «No, l'ho letto sul Tirreno, sapevo soltanto che c'era un'indagine, avevamo anche collaborato con le autorità inquirenti l’estate scorsa, quando con ordinanza decidemmo di ampliare il divieto di balneazione da 50 a 100 metri dalla foce del fosso bianco come ulteriore cautela. Ci fu suggerito e accogliemmo quella richiesta. Ma non siamo stati informati e del resto non dovevamo esserlo». A proposito di balneabilità. Alla luce di quanto è emerso, pensa di adottare provvedimenti più incisivi almeno sul tratto interessato dagli scarichi in mare? «Lo valuterò nei prossimi giorni, la notizia è fresca. Prenderò contatto con Regione, Provincia, Asl e Arpat». Diciamolo chiaramente: esclude di vietare la balneazione o mettere cartelli informativi alle Spiagge bianche? «Non escludo niente ma non posso dirlo adesso. Ricordo che qualsiasi nostro atto è sempre stato supportato da dati tecnici e scientifici forniti dagli organismi di controllo preposti. E per quello che so all'amministrazione comunale, ma anche a quella provinciale che fino a qualche mese fa ha autorizzato gli scarichi, non sono stati mai forniti dati che segnalavano anomalie, criticità, elementi di preoccupazione ambientale o sanitaria per la popolazione. È chiaro che, ove emergessero dati di segno opposto, interverremo con celerità e urgenza». Quindi a lei risulta che tutto sia sotto controllo. «Guardi, proprio la settimana scorsa a Roma si è riunito il comitato di sorveglianza sull'accordo di programma del 2003 e l’Arpat ha diffuso uno studio commissionato dalla Regione per valutare l’impatto dei fanghi sulla popolazione e sull’ambiente. Non sono emersi problemi né di carattere ambientale, né di carattere sanitario». Uno studio relativo a quale periodo di tempo? «Al 2011. Presto verrà reso pubblico». Un sindaco però non è un semplice esecutore di studi e rapporti, è anche la massima autorità sanitaria sul territorio. Certe decisioni può prenderle in autonomia. «Certo, e ripeto: laddove emergessero anomalie e criticità sarei il primo a intervenire. Teniamo presente che c'è un procedimento in corso. In ogni caso non posso non basarmi su dati scientifici o quantomeno su segnali concreti. Se dovessero essere necessari provvedimenti di prevenzione sarei il primo ad adottarli, ve lo assicuro». Pensa che questa inchiesta possa aver riflessi anche sul riconoscimento della bandiera blu? «Assolutamente no, i campionamenti in quel caso vengono fatti in altri punti, da Vada a Castiglioncello. E comunque non sarebbe certo un problema, la salute dei cittadini va avanti a qualsiasi bandiera blu». Un’ultima domanda: nelle carte dell’inchiesta si parla anche del depuratore che sversava nel fosso bianco. «Dovreste chiederlo ad Asa, il gestore. A quanto ne so io c'era solo un tubo del “troppo pieno” che sfociava nel fosso, ma non continuamente. So che Asa poi è stata fatta intervenire dalla Procura».

marchi (MD)
 
«Soltanto ora ci si accorge di quei veleni in mare...»
 
 
 
 
ROSIGNANO Maurizio Marchi aspettava questo momento da cinque anni. Da quando cioè l’esponente di Medicina democratica presentò un primo esposto alla Procura di Livorno, esposto che fu poi seguito dall’apertura di un’indagine che ora si è conclusa. Ma mentre annuncia un’iniziativa in piazza per sabato prossimo, Marchi dice che in tutta questa vicenda «ci si dimentica di aspetti essenziali: chi (cioè la Regione) ha dato i soldi a Solvay, a stato di avanzamento dei lavori, mentre tutti sapevano che Solvay non rispettava tempi e diminuzione dei solidi scaricati in mare, tra il 2004 e il 2006? Soltanto ora ci si accorge delle tonnellate di mercurio e arsenico scaricati in mare? E possiamo pensare che l'iniziativa giudiziaria fermi le manovre in Regione o le acceleri?» Secondo Medicina democratica le accelererà. «La Regione - scrive ancora Marchi - partorirà un accordo di programma-mostro che prevederà: allungamento dei tempi per il rispetto dell'accordo del 2003 sugli scarichi (scadenza... mai); 4,5 milioni da Solvay per la truffa di Puretta; un leggero allargamento delle fasce di rispetto per le estrazioni di salgemma a Saline; un'accelerazione dell'invaso di Idro-s rispetto alla scadenza dell'ottobre 2016». Secondo Marchi «un'altra Ilva è già nei fatti, nel silenzio generale. Un accordo di programma alternativo e il piano industriale che abbiamo proposto (con il recupero totale degli scarichi a mare) sono le uniche proposte credibili, e tali da dare garanzie serie ai lavoratori e alla popolazione».


I CARAIBI CHIMICI
 
CHIAREZZA DA SOLVAY E COMUNE
 
 
 
divieti INSUFFICIENTI Perché non impedire la balneazione dalla foce del Fine al fosso del Lillatro?
 
di ANTONIO VALENTINI Chiarezza sulle spiagge bianche. A partire dall'indagine eco-tossicologica del 2011 fatta dagli enti di controllo sui sedimenti sversati in mare. Ad essa Solvay fa riferimento, senza però renderne noti i contenuti. È utile che lo faccia. E il Comune di Rosignano spieghi la situazione ai bagnanti, evitando che giungano ignari e soddisfatti nel paradiso tropicale più finto del Mediterraneo. In caso contrario, sempre il Comune la racconti com’è: «Cari signori, l'Eden è un'altra cosa. Davanti a voi avete il risultato di decenni di scarichi in mare, sfogo di uno stabilimento chimico che si è preso una bella fetta di ambiente, dando però in cambio lavoro e benessere. Non è questo il luogo dove stabilire se il gioco sia valso la candela, men che meno però è il luogo dove stendersi a prendere il sole e fare il bagno. Infatti qui sono scaricati i materiali di risulta del polo chimico, tra cui arsenico, cadmio, cromo, rame, mercurio, nichel, piombo, zinco… Il nostro consiglio è di spostarvi altrove, ma se proprio desiderate questa spiaggia, sappiate che si tratta di Caraibi chimici. Quelli veri sono tutt’altro». Invece, è prevedibile, nessun cartello di avvertimento sarà installato sulla strada sabbiosa che costeggia l'ex discarica, fino a trent'anni fa ricolma di rifiuti fumanti. Un'omissione per nulla mitigata dal granchio preso dall'Istituto tumori di Milano, che proprio lì ha girato uno spot sui danni provocati dal fumo di sigaretta in riva al mare, tralasciando quelli causati dall'esposizione ai metalli pesanti o dall'inalazione dell'aerosol che si spande nei giorni ventosi. Ora che la magistratura ha concluso un’indagine lunga e difficile, l’ipotesi si è trasformata in tesi: le spiagge bianche, per la presenza di uno scarico industriale, sono pericolose alla salute. È bene evitarle, non andarci, cancellare il toponimo dalle cartine geografiche. Tanto più che a decretare la balneabilità sono solo i parametri organici, non quelli derivanti dai processi di lavorazione del grande insediamento. Ciò nonostante, il sindaco farebbe bene non solo a mettere un cartello informativo, ma ad aggiungervi un divieto di balneazione a raggio ben più ampio dei miseri 100 metri dello scorso anno, distanza di per sé irrisoria rispetto alla portata del problema. Perché se è evidente che il polo chimico dà lavoro e benessere, è altrettanto logico che la zona sarebbe da considerarsi industriale a tutti gli effetti, nonostante l’assenza di reticolati. Che le spiagge bianche siano il frutto degli scarichi Solvay e che da decenni se ne discuta, è arcinoto. Però mai si è affrontato il problema di petto. Anzi, si è fatto il contrario, in nome dello sviluppo multipolare: la grande fabbrica chimica e il turismo di qualità, la doc del vino e la discarica, gli agriturismi e i serbatoi di etilene e di cloro, il porticciolo di Castiglioncello e il pontile Solvada… Il territorio, insomma, è stato trasformato in un grande murale messicano, in cui Pancho Villa e i suoi caballeros cavalcano in mezzo alle cadillac dei ricchi americani, inseguiti da plotoni di conquistadores. Solo in nome dello sviluppo, che pretendeva di essere vorace, alle Morelline ci sono dei cartelli indicatori per le spiagge bianche? E lasciamo perdere i siti web dei privati, come turismo.intoscana.it («Le spiagge bianche di Vada si aprono su un mare cristallino») e terredeglietruschi.it («Il motivo per cui Rosignano è una località diventata famosa va ricercata nella particolarità delle spiagge bianche, quasi come ai tropici»). Se in caso qualcosa di diverso ci si aspetterebbe da quelli para-istituzionali. Ad esempio costadeglietruschi.it, raggiungibile dal sito della Provincia di Livorno: «Tipologia: sabbia fine bianca. Fondale: sabbia fine bianca». La conclusione: «Spiaggia di sabbia bianca e mare cristallino…». Sebbene la verità abbia mille facce, stavolta ne ha una sola: quello è un paradiso tropicale farlocco. Pericoloso. Va detto, scritto e ripetuto. L’unico modo per ridurre il rischio, è un divieto di balneazione dalla foce del Fine al fosso di presa del Lillatro. Soprattutto perché non sempre la salute è un bene rinnovabile.


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