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Le confessioni di una direttrice Esclusivo: parla Michèle Huart - La Nazione Rosignano domenica 26 maggio
Rosignano: dal 2007 alla guida della multinazionale belga. Il bilancio
di CINZIA GORLA
— ROSIGNANO —
SONO gli ultimi giorni a Rosignano. Poi Michèle Huart dal primo giugno prenderà servizio alla casa madre, nella sua Bruxelles, per occuparsi di un progetto strategico relativo al carbonato di sodio e derivati, nell’ambito della Global Business Unit Essential-Chemicals. E in via Piave, in cui si era insediata il primo aprile 2007, lascia il testimone a Davide Papavero. Eccola Michèle Huart, ingegnere elettromeccanico, primo direttore donna nella storia centenaria della più importante e antica sede italiana Solvay. Solo due conferenze stampa nella sua prima esperienza italiana, nonché prima esperienza come direttore di stabilimento. Questa è la sua prima intervista.
Che esperienza è stata dal punto di vista umano?
«Più interessante che dal punto di vista professionale. Mi dispiace lasciare Rosignano e la Toscana, ma non sono lontane. Ma sono contenta di intraprendere nuove sfide».
E’ arrivata in ben altro contesto economico.
«Erano gli anni positivi per l’attività in generale e industriale e quindi anche per lo stabilimento. In quel periodo abbiamo investito cento milioni per completare la sostituzione delle celle elettrolitiche al mercurio con la tecnologia a membrana e per il raddoppio della produzione di bicarbonato».
Voci di paese hanno sempre sostenuto che Michèle Huart è arrivata a Rosignano per tagliare posti i lavoro.
«Mi piace l’espressione “il tempo è galantuomo”».
Si può dire che lei si è trovata ad attraversare e guidare a Rosignano la fase di maggior difficoltà Solvay in un contesto di crisi generale?
«Non si può prevedere il futuro, ma ogni tanto occorre prendere decisioni per anticiparlo. La crisi industriale mondiale è scoppiata nel 2008 e nel 2009 è arrivata qui».
Un anno fa la bufera delle concessioni con cassa integrazione per Ponteginori. Via Piave quanto rischiò?
«E’ stata la conseguenza dell’impossibilità di continuare la trivellazione, ha impedito il rispetto della pianificazione indispensabile per la coltivazione di sale, non abbiamo potuto preparare la salamoia che alimenta via Piave».
Quindi il rischio per via Piave è stato molto elevato..
«Senza salamoia la sodiera si ferma. Fossimo stati costretti alla cassa integrazione l’avremmo fatto».
La decisione più difficile in questi anni?
«Proprio la cassa integrazione per Ponteginori, avrei voluto evitarla, ma siamo stati costretti».
E’ durata pochi mesi.
«L’abbiamo aperta non sapendo quanto sarebbe durata».
La decisione che voleva ma non ha potuto prendere?
«Tutto sommato penso di aver preso tutte le decisioni, anche non evidenti come la riduzione del consumo idrico nel 2011 che ci ha permesso di far fronte alla siccità nel 2012».
Il piano di riorganizzazione è stato doloroso ma inevitabile per allungare la vita dello stabilimento?
«E’ un piano iniziato ma non completato. Non è stato doloroso perché indispensabile per il futuro dello stabilimento. Le Rsu sono sempre state aperte al dialogo».
Ha salvato il futuro dello stabilimento?
«Non so se il futuro è salvato. Lo stabilimento deve meritare il suo futuro, continuare a lavorare sulla sua competitività, ridurre gli svantaggi in termini di certe materie prime e cercare di aumentare i suoi vantaggi».
Che sono?
«Le competenze delle persone. Sono fiduciosa perché il potenziale c’è, ci sono le risorse interne per reagire ma bisogna capire che reagire con un impulso ancora maggiore è sempre più urgente. I mercati sono cambiati. Non è scontato dire che ci saremo per sempre, ogni tanto va messo un punto interrogativo a ciò che diamo per scontato».
«Non dimeticherò mai il terribile giorno della tragedia di Francesco Bellagotti»
— ROSIGNANO —
«Il momento più triste è stato la tragedia di Francesco Bellagotti.
Terribile. Ricordo ancora attimo per attimo quel pomeriggio. E ricordo come tutta la comunità si strinse alla famiglia. I mesi dopo sono stati anche di tensione all’interno dello stabilimento». Torna con la mente a quel venerdì 14 novembre 2008 Michèle Huart, le si spezza la voce, lo sguardo velato nel ricordo del 32enne capitano del Castiglioncello rimasto schiacciato dalla benna di una ruspa nel parco Solvay, in cui lavorava dipendente di una ditta esterna che gestiva quel piazzale di stoccaggio. Don Cornelio disse che Francesco aveva dato la vita per la sicurezza. «In questi anni abbiamo messo insieme sempre più azioni ed energie per cercare di lavorare nella sicurezza», ci tiene a sottolineare la Huart.
c. g.
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«La crisi è generale, ma la burocrazia fa la sua parte»
— ROSIGNANO —
ALL’ARRIVO di Michèle Huart, Solvay qui contava 750 dipendenti. Ora sono 600, di cui 100 dal primo gennaio 2014 passeranno contrattualmente con la newco nata dalla joint venture tra Solvay e Ineos. I 500 rimasti fanno parte del piano di riorganizzazione siglato a gennaio, senza licenziamenti ma non reintegrando i pensionamenti.
Qual è stato il primo segnale di crisi in via Piave?
«La riduzione delle richieste di carbonato. Una situazione competitiva che non era buona ma che è migliorata in questi ultimi anni. C’è ancora da fare ed è urgente in un contesto amministrativo non sempre semplice negli aspetti autorizzativi che rendono difficile la programmazione a lungo termine».
Contesto amministrativo locale?
«Essenzialmente locale».
Il no in consiglio comunale del sindaco al Progetto Rosignano, al rigassificatore, l’ha deciso il sindaco?
«Abbiamo appreso dalla stampa questa posizione. Non penso che lo stabilimento debba basare il suo futuro sul Progetto Rosignano, sarebbe stata un’opportunità in più. Il mercato delle energie è diverso, non possiamo escludere altri cambiamenti».
Esiste un tavolo permanente Solvay – istituzioni?
«Solo a livello regionale».
Occorre maggior sinergia con le istituzioni locali?
«Sì, se sinergia è dialogo ognuno nel rispetto delle proprie responsabilità».
Il sindaco Franchi dichiarò che sarebbe andato a Bruxelles per conoscere le strategie locali. C’è andato?
«Penso che l’avrebbe detto dopo averlo dichiarato».
Se andrà troverà Michèle Huart?
«Non credo».
A dicembre Bruxelles lanciò l’allarme sulla sodiera, parlando di condizioni difficili di lunga durata: dobbiamo aspettarci altri tagli?
«Riguarderà tutti i siti in cui c’è la sodiera, dunque anche Rosignano. E’ troppo presto per dire quale sarà il piano di azione, non lo conosciamo, non è stato ancora comunicato».
c. g.
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