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Referendum flop, affluenza al 23,33% - Il Tirreno Elba lunedì 22 aprile

 


Ieri sera solo un elettore su 4 si era recato alle urne: affluenza dimezzata rispetto alle politiche, oggi chiusura alle 15
 
comune unico
 
 
 
 
di Luca Centini wPORTOFERRAIO È un giorno storico per l’Elba, o almeno così dovrebbe essere. I cittadini sono attesi alle urne per decidere il futuro assetto istituzionale dell’isola. Il passaggio da otto Comuni ad uno solo con il sì, la conferma delle attuali amministrazioni con il no. Il referendum è il momento decisivo dopo mesi e mesi di polemiche, interventi più o meno appassionati, prese di posizione e dibattiti. Sembra passato un secolo da quando il comitato del sì consegnò in Regione le oltre 5mila firme che hanno permesso l’indizione del referendum per l’approvazione della legge di iniziativa popolare sul Comune unico dell’Elba. Siamo alla resa dei conti, dunque. Ma la domenica mattina di Portoferraio, il comune più grande dell’isola, inizia a rilento. Nessuna scossa “elettorale” in una città che sembra ancora addormentata. Alle 10, con i seggi già abbondantemente aperti, il referendum non si respira, non ci sono indizi per strada che lo ricordino. La sensazione sarà confermata poco più tardi, con i primi dati sull’affluenza al voto. Alle 12 si sono recati alle urne solo 1998 elettori su un totale di 27.763. La percentuale è del 7,20%, meno della metà rispetto al 15,3% dei votanti che si sono presentati alle urne lo scorso febbraio per le elezioni politiche, caratterizzate peraltro da un altissimo tasso di astensione. La mattina ai seggi scorre lentamente, mentre solo una piccola parte della città - a mezzogiorno ha votato solo il 6,31% degli aventi diritto - partecipa al voto. «Non siamo ancora andati a votare, nel pomeriggio andiamo – ci viene spiegato da un gruppetto di anziani, a chiacchiera a due passi dalla porta a mare – abbiamo le idee chiare sul voto. C’è poco movimento? Non siamo sicuri che gli elbani abbiano capito fino in fondo l’importanza del referendum. Comunque staremo a vedere». E se c’è chi è sicuro di andare a votare non manca chi, a seggi aperti da qualche ora, è ancora indeciso sul da farsi. «Se vado a votare? Ti giuro che non lo so ancora – spiega una donna che passeggia a pochi metri dal seggio allestito alla scuola Pascoli di Portoferraio – questo pomeriggio ci penso per bene, poi decido». È certo che i dati sull’affluenza sono deludenti, specialmente se confrontati con quelli delle elezioni politiche dello scorso febbraio. E, sebbene, il quorum non sia necessario in quanto il referendum è consultivo, le tante astensioni non sono un fattore positivo, qualsiasi sia la posizione sul Comune unico. I numeri del flop. I dati sull’affluenza non sono più incoraggianti alle 19, quando il numero dei votanti si è fermato a 6.478. In pratica, a quell’ora, ha partecipato al referendum solo il 23,33% degli aventi diritto, meno di un elettore su quattro. Il confronto con le elezioni politiche di febbraio è impietoso: lo scorso 24 febbraio si era recato alle urne il 45,28% dell’elettorato elbano, quasi il doppio rispetto ai numeri del referendum. Portoferraio, il comune più grande dell’isola, è anche quello che ha portato alle urne il maggior numero di elettori. Alle 19 hanno votato 2015 cittadini, il 20,18% degli aventi diritto. In pratica un residente su cinque. Il Comune con il più alto tasso di affluenza al voto è Porto Azzurro, sulla carta roccaforte del no, con il 28,64%. Segue Campo nell’Elba (27,89%). Il Comune con il dato di affluenza più basso, invece, è quello meno popoloso: stiamo parlando di Rio nell’Elba, dove gli elettori che hanno partecipato al referendum sono solo 196, pari al 18,42%. Vediamo se nella giornata di oggi i dati sull’affluenza subiranno un aumento più o meno sensibile. Si vota fino alle 15, dopodiché nei seggi elettorali allestiti negli otto comuni si procederà allo spoglio. Solo nel tardo pomeriggio si potrà conoscere l’esito del referendum sul Comune unico. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Troppi veti e veleni, l’ex sindaco Bosi fa un passo indietro
 
Colpo di scena a 5 giorni dalla presentazione delle liste «Mi dispiace, ma non ci sono le condizioni per candidarmi»
 
 
 
 
RIO MARINA «Veti incrociati, frammentazioni. Faccio un passo indietro». Il colpo di scena è arrivato quando mancano solo cinque giorni al termine per la presentazione delle liste. Francesco Bosi, ex sindaco del comune minerario, non correrà alle amministrative del prossimo maggio. La decisione, per alcuni un fulmine a ciel sereno, è arrivata dopo l’assemblea organizzata dal comitato “XBosi sindaco” di giovedì scorso, la stessa assemblea che sembrava aver lanciato definitivamente la candidatura dell’ex deputato Udc, che aveva dettato la linea del rinnovamento come condizione chiave per la sua nuova avventura riese. Una linea che, forse, non è stata accettato all’unanimità dalla base dello schieramento vicino all’ex sindaco. Tant’è che ieri mattina, con una nota inaspettata, Bosi ha chiuso, a meno di colpi di scena in extremis, all’ipotesi di una sua nuova discesa in campo. «Ho sempre dichiarato le mie oggettive difficoltà a candidarmi a sindaco di Rio Marina precisando che, ad esse, potevo derogare solo a condizione che si determinasse una larga convergenza indispensabile al governo di un paese immerso in grandi difficoltà – ha spiegato Bosi – Sono molto dispiaciuto nei confronti dei cittadini per dover declinare questo invito anche dopo l’assemblea in cui ho affermato di voler essere un sindaco di transizione per consentire il formarsi di una nuova classe dirigente capace di amministrare il Comune». Il piano di Bosi, a quanto pare, si è arenato sul nascere, a causa delle fratture interne e i contrasti esplosi con tutta la forza, un anno fa, comportando la chiusura anticipata dell’amministrazione Mancuso e il commissariamento del Comune. Lo stesso rinnovamento lanciato da Bosi, probabilmente, è stato contrastato dalla vecchia guardia che non avrebbe acconsentito al passaggio di consegne. «Purtroppo – spiega Bosi – forse a causa di eventi ai quali non ho partecipato, ho preso atto che sussistono veti incrociati e frammentazioni difficili da ricomporre. Il mio desiderio è quello di un'unità di intenti per affrontare la concretezza dei problemi, che tuttavia non si riesce a realizzare. Infatti iniziative elettorali sono già partite e anche la generosa proposta del segretario del Pd di Rio Marina, che avanzava la mia candidatura, si è scontrata con l'opposizione di uno zoccolo duro di una sinistra ancora ferma agli schemi del passato. Voglio dunque scusarmi con i tantissimi cittadini e con gli amici che credono in me, ai quali so di dare una forte delusione. Ma non mi ritengo un uomo per tutte le stagioni». Con l’ex sindaco fuori dai giochi, dunque, l’ago della bilancia è - al momento - tutto dalla parte di Renzo Galli, candidato sindaco per Comune amico che proprio ieri ha lanciato un appello all’unità rivolto a Bosi. Paola Mancuso, invece, rimasta a guardare in questi giorni, ha apprezzato il gesto di Bosi e, a qusto punto, ritiene necessario un passo indietro anche di Galli, «così da poter ripartire – dice – e aprire una nuova riflessione per il bene di RioMarina».


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