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COMUNE UNICO LA PAROLA FINALE SPETTERà€ ALLA REGIONE - La Nazione Elba domenica 21 aprile

 


Referendum consultivo
e senza il «quorum»
— PORTOFERRAIO —
«SIETE FAVOREVOLI ad istituire il Comune dell’Isola d’Elba mediante la fusione dei Comuni di Campo nell’Elba, Capoliveri, Marciana, Marciana Marina, Porto Azzurro, Portoferraio, Rio Marina e Rio nell’Elba di cui alla proposta di legge di iniziativa popolare del 15 maggio 2012, n.10 (Istituzione del Comune dell’Isola d’Elba)?». E’ questo il quesito referendario che gli elbani che oggi e domani si recheranno alle urne si troveranno di fronte per decidere se dar vita ad un unico comune per tutta l’isola oppure mantenere l’attuale assetto istituzionale fatto di 8 comuni.
PER ESPRIMERSI basterà apporre una croce sul si o sul no. Barrando il sì, si sceglie di percorrere la strada che porterà al Comune unico. Barrando il no, al contrario, si boccerà la proposta lasciando tutto come prima. All’Elba, a differenza delle altre zone della Toscana dove oggi si vota per altre fusioni di comuni non c’è stato un percorso condiviso, con tanto di passaggi nei consigli comunali. Al referendum si è arrivati infatti attraverso la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare, corredata da più di 5000 firme raccolte da un apposito comitato. E gli elbani sono chiamati a dire sì o no al comune unico così come concepito nella proposta di legge in questione, fatta di 8 approssimativi articoli che non chiariscono appieno lo scenario futuro.
IL REFERENDUM è semplicemente consultivo, senza quorum. Sulla carta a decidere il futuro assetto istituzionale dell’isola potrebbe essere così una sparuta minoranza di cittadini.
L’ULTIMA parola spetterà comunque alla Regione (ai sensi di legge libera dal tenere conto dell’esito del referendum) che, in caso di vittoria del sì, deciderà il da farsi, valutando non solo l’affluenza, ma anche la distribuzione geografica dei voti sul territorio. Al voto si è arrivati al termine di una campagna elettorale piuttosto dura nella quale i due comitati schierati sulle opposte posizioni non si sono risparmiati attacchi ed accuse reciproche.
MA OGGI la palla passa finalmente ai circa 28.000 i cittadini elbani chiamati alle urne. Gran parte di questi ultimi è concentrata su Portoferraio, capoluogo dell’isola, dove i votanti sono 9.941 ai quali vanno aggiunti 46 cittadini comunitari inseriti nella lista aggiuntiva che in base alla normativa regionale, diversa da quella nazionale, possono votare in occasione di referendum. A Campo nell’Elba gli aventi diritto di voto sono 4213 (più 25 cittadini comunitari); a Capoliveri 3120 (più 127 cittadini comunitari); a Porto Azzurro 2844 (più 11 cittadini comunitari e 2 extracomunitari che hanno fatto domanda nei tempi di legge); a Marciana Marina 2092 (più 47 cittadini comunitari); a Rio Marina 1900; a Rio nell’Elba 1055; a Marciana 2325 (più 24 cittadini comunitari).
I SEGGI rimarranno aperti oggi, domenica, dalle ore 7 alle ore 22, e domani, lunedì, dalle ore 7 alle ore 15. Per esprimere il voto è necessario presentarsi muniti della tessera elettorale e di un documento di riconoscimento. Lo spoglio delle schede inizierà domani subito dopo la chiusura dei seggi.

COMUNE UNICO IL Sì
«Un cambiamento
dopo i falliti
tentativi
comprensoriali»
— PORTOFERRAIO —
«FINALMENTE siamo arrivati alla meta: oggi e domani si vota e con un si sulla scheda elettorale gli elbani potranno decidere una nuova organizzazione istituzionale per la loro isola chiedendo alla Regione di modificare la vecchia organizzazione amministrativa degli otto comuni, fondendoli in un unico ente». Esordisce così il comitato per il comune unico nel suo appello agli elbani perchè si concretizzi “quella rivoluzione da lungo tempo attesa, dopo i vari tentativi di politiche comprensoriali tutti falliti”: «Siamo in presenza – aggiunge il comitato dei favorevoli – di un coraggioso tentativo delle associazioni produttive elbane di dare un segnale di volontà di cambiamento, per avere un unico centro decisionale con cui affrontare e risolvere i vari problemi comprensoriali mai portati a compimento per i veti incrociati».

«UN COMUNE unico che possa semplificare la burocrazia oggi gravata da centinaia di regolamenti e procedure che frenano tutte le attività e gli investimenti, un Comune Unico che con le nuove tecnologie informatiche sia esso ad andare dai cittadini e dagli operatori con i servizi on line e non li costringa più a cercare gli uffici, un Comune Unico che con l’istituzione dei municipi mantenga e anzi potenzi tradizioni e servizi ai cittadini nei loro paesi , risparmiando sui costi della politica e sulla duplicazione delle spese, qualificando personale e migliorando le prestazioni e soprattutto acquisendo i copiosi contributi previsti dalle normative regionali e statali per la fusione dei comuni e attingendo anche ai contributi dell’Unione Europea previsti per i comuni sopra i 30.000 abitanti. Una scelta, quella di votare per il si, che farà fare quel salto di qualità alla nostra isola per non costringere più i nostri figli a lasciare il loro amato scoglio e consentire a tutti noi di vivere dignitosamente del nostro lavoro per tutto l’anno ed uscire dal continuo declino socio economico».

COMUNE UNICO IL NO
«Manca un vero
progetto:
si va a votare
il nulla»
— PORTOFERRAIO —
«QUELLA del si é una proposta senza un progetto reale. E’ un salto nel buio che rischia di rovinare tante delle nostre piccole e medie imprese, che, per le logiche del “comunone”, vedi grandi appalti, si troveranno a dover competere con tante ditte del continente. Parte da questa c considerazione l’appello del comitato del no agli elbani affinché vadano a votare “per evitare che una minoranza decida per tutti perché è un referendum senza quorum” e, soprattutto, respingano l’idea del comune unico mantenendo gli attuali 8.«Manca una proposta elettorale - attacca il comitato dei contrari – e si va a votare “il nulla”, salvo l’eliminazione di tutti gli attuali Comuni. Niente è inserito nella proposta di legge sul futuro che ci aspetta. Si affida l’Elba ad un “commissario regionale” per un tempo indefinito. Firenze da quel momento decide tutto con lui e attraverso di lui. Come sarà il dopo non é scritto da nessuna parte. Votare si é firmare una cambiale in bianco che peserà sulla nostra testa, ma soprattutto su quella dei nostri figli. E’ in atto una crisi economica senza precedenti: perché rischiare senza garanzie? Ci ingannano poi quando raccontano di contrazioni di costi o aumento di risorse».

«NON CI saranno risparmi, anzi produrremo ulteriori costi. Ad esempio la cura e la manutenzione delle strade provinciali passerà dalla Provincia al nuovo comune. E non ci verranno regalate somme aggiuntive per la fusione, né dalla Regione, né dallo Stato: sappiamo tutti che “non ci sono fondi”. Non sono poi previste norme a tutela della rappresentanza dei territori con intere zone, oggi Comuni, che non riusciranno ad eleggere un proprio rappresentante di riferimento e diverranno periferie. Con un solo comune rischiamo infine di perdere servizi come scuole e poste e ci sarà un minor controllo del territorio: chiuderanno infatti varie stazioni dei Carabinieri perché è prevista una sede per comune».


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