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Le sfide del lavoro - La Nazione Livorno

 

Ricetta anti-crisi della Lega Cooperative
«Stipendi ridotti per salvare i posti»
Anni duri per l’edilizia. Martelloni: «Ma la Clc resiste»
— LIVORNO —
LA LEGA delle Cooperative — come tutte le altre realtà che associano attività lavorative — naviga nel mare in tempesta per la crisi. Ma ha scelto una rotta per non finire contro le secche che fino ad oggi «ha permesso di salvaguardare i posti di lavoro, cioè di non licenziare» dice Ivano Martelloni presidente provinciale della Lega delle Cooperative. «Abbiamo fatto ricorso alla riduzione dei salariali per i soci — spiega — agli ammortizzatori sociali e ai contratti di solidarietà per i dipendenti». «Le cooperative — precisa — sono società senza scopo di lucro e i soci possono contare solo sui loro stipendi e gli utili, quando ci sono e adesso la difficile congiuntura non lo consente, devono essere reinvestiti nella cooperativa. Non possono cioè essere distribuiti tra i soci».
SONO CIRCA 6.500 i posti di lavoro a Livorno e provincia che si contano tra le pieghe del mondo cooperativo che gravita nella Lega della Coop. «Tra il personale diretto — prosegue Martelloni — più il migliaio di stagionali che lavorano in agricoltura e nel turismo. Insomma con tutti gli sforzi che stiamo compiendo non abbiamo perso un posto di lavoro dal 2009 ad oggi. Abbiamo stretto la cinghia, ma oltre un certo limite non si può andare...». Per tale motivo precisa Martelloni «la Lega delle Cooperative si da un gran da fare per far sì che le cooperative che lavorano in settori uguali o affini si mettano in rete. E i futuro magari decidano di fondersi con l’obiettivo di essere più strutturate e più patrimonializzate per essere pronte a cogliere le opportunità della ripresa quando ci saranno le condizioni».
LE COOPERATIVE che risentono di più della crisi «sono quelle edili — conclude Martelloni — a causa della stasi nel mercato del mattone. Nonostante questo la CLC (Cooperativa Lavoratori delle Costruzioni) che conta circa 90 soci lavoratori (più l’indotto) continua a stare in piedi». Mentre reggono un po’ meglio «le cooperative sociali nonostante i ritardi nei pagamenti di enti e clienti pagati. In attesa che siano saldati i conti sono costrette a chiedere gli anticipi alle banche per pagare gli stipendi». Intanto si aspettano come manna dal cielo i chierimenti sul cervellotico decreto del governo Monti per sbloccare i pagamenti degli enti pubblici alle imprese (dunque anche alle coop).
Monica Dolciotti

L’ATTESA
Autosped
spera
nell’accordo
LA DELEGAZIONE sindacale di Autosped (del gruppo Gavio che opera nel settore del trasporto dei contanier) ha incontrato lunedì i vertici aziendali a Milano dove ha sede la Fai (Federazione autostrasportatori italiani). Autosped si è impegnata a fornire una proposta di accordo riservandosi 72 ore tempo. Dunque entro questa sera comunicherà le sue intenzioni. E questo dopo lo sciopero di 48 ore proclamato per l’8 e il 9 aprile e messo in atto con l’adesione massicia del personale.
IL PROSSIMO incontro sarà presumibilmente entro il 15 di maggio. I lavoratori aspettano così fiduciosi gli sviluppo della situazione. I dipendenti Autosped a Livorno (sede di Stagno) sono 30 (nella foto) e fanno parte dei 150 addetti tra i quali rientrano anche i colleghi delle sedi di La Spezia e Castelnuovo Scrivia.
«LA PROTESTA dei lavoratori — ricorda Costantino Ferraro della Filt-Cgil — è nata dal fatto che l’azienda non ha rispettato l’accordo, firmato nel dicembre 2011, per la forfettizzazione del costo di trasferte e straordinari. Insomma l’azienda ha sempre pagato di meno violando di fatto gli impegni sottoscritti per cui i lavoratori ci hanno rimesso fino ad oggi da 300 a 400 euro al mese a testa. Nel maggio 2012 l’azienda ha anche chiesto ai dipendenti ulteriori sacrifici per salvaguardare in cambio l’occupazione. Per cui è stato firmato un altro accordo, valido però solo fino al 31 dicembre 2012, con cui sono state abbassate ancora le paghe». Entro il 15 gennaio 2013 «doveva essere rinnovato l’accordo sulla forfettizzazione per alzare i salari ma l’azienda non ha preso alcun impegno risolutivo».

DE TOMASO ENTRO IL 10 GIUGNO UN INCONTRO AL MINISTERO
Prorogata la cassa integrazione
La firma per altri sei mesi
IERI è stato firmato al ministero dello sviluppo economico a Roma il verbale con la richiesta di proroga per altri sei mesi della cassa integrazione straordinaria in scadenza il 4 luglio per i 131 lavoratori De Tomaso di Livorno (e per altri 900 a Grugliasco in Piemonte). Hanno partecipato per la Regione Toscana l’assessore al lavoro Gianfranco Simoncini, i Comuni di Livorno e Collesalvetti, la Provincia di Livorno e la Regione Piemonte e le delegazione di Fim, Fiom e Uilm di Livorno e Torino. Spiega Federico Mambrini della Uilm: «La firma del verbale presuppone il riconoscimento dei requisiti per autorizzare la proroga della cassa integrazione che sarà richiesta formalmente dal curatore fallimentare della De Tomaso Paolo Carotti». Entro il 10 giugno ci sarà un altro incontro al ministero «per formalizzare il decreto che autorizzerà la proroga della casa integrazione straordinaria». Simoncini ha sottolineato che la proroga della cassa si lega al «progetto Feg (Fondo europeo globalizzazione), presentato da Toscana e Piemonte all’Unione Europea, che prevede iniziative di formazione e ricollocazione dei lavoratori».
ENTRAMBE LE REGIONI hanno confermato «di avere le risorse per cofinanziare il progetto in attesa del via libero comunitario». Infine i sindacati hanno sollecitato il decreto che sblocchi il pagamento della cassa integrazione strardinaria per stato di crisi alla Panini. Questa azienda (presta servizi di movimentazione per la Trw) non è in grado di anticiparla ai 31 dipendenti in cassa integrazione a rotazione.


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