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Via Filzi, sparita l'ex Ginori e chiude pure Desio & robà© - Il Tirreno Livorno
In pochi giorni è stato annunciato che la fabbrica di isolatori cessa l’attività e che il grande magazzino tira giù la saracinesca alzata meno di tre anni fa
di Mauro Zucchelli e Manolo Morandini wLIVORNO Altro che la via Gluck: là dietro ci sarà stata anche l’erba ma soprattutto un mare di macchine a perdita d’occhio. C’era una volta l’ex Ginori, fabbrica-mito delle lotte operaie di trent’anni fa (ma sembra quasi preistoria...): una delle roccheforti di quell’economia in forma di cooperativa che, per un paio di decenni, dalla fine degli anni ’70 in poi, era stato il tentativo della sinistra di governo di gestire l’uscita da una economia nel segno delle Partecipazioni Statali. C’era una volta: perché l’azienda produttrice di isolatori elettrici ha annunciato nei giorni scorsi ai sindacati che i 30 lavoratori in cassa integrazione passeranno dalla “cassa” ordinaria a quella straordinaria «per cessazione di attività». Una mesta fine: «un’altra fabbrica storica della nostra cittá cesserá definitivamente la produzione nel 2014», annunciano le organizzazioni di categoria Cgil Cisl Uil. Proprio nelle stesse settimane in cui il marchio “Ginori” (ma per produzioni di tutt’altro genere) rischia di sparire dalla storia industriale anche a Firenze. Adesso la fine di quel complesso industriale è come se “raddoppiasse”, diciamo così: arriva al capolinea la vicenda della sede livornese di Desio & Robé, il grande magazzino dei fratelli Cerri che appena due anni e mezzo fa aveva rilevato una bella fetta dei fabbricati che un tempo ospitavano le produzioni degli isolatori in ceramica (10mila metri quadri, un terzo dei quali destinati alla vendita). A Roma è stato firmato l'accordo sulla cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività: durerà un anno a zero ore per i 77 addetti dei punti vendita di Navacchio e Livorno. Il provvedimento entrerà in vigore dalla seconda settimana di aprile. All'ipermercato di Livorno le attività cesseranno dall'8 di aprile. Venti sono gli addetti interessati dalla cassa integrazione straordinaria. Mentre per il punto vendita di Navacchio l'entrata a regime della "cassa" sarà graduale e le attività di vendita straordinaria proseguiranno ancora per un mese. In questo caso sono 57 i dipendenti finiti nelle secche della crisi finanziaria della società fondata negli anni Sessanta dai fratelli Desio e Roberto Cerri. Per la prosecuzione dell'attività non sembrano esserci margini. Difficile anche ipotizzare un cambio di mano. La caccia ad acquirenti o possibili soci è attiva da tempo, ma non sta dando frutti. E per proseguire è necessaria un'importante iniezione di capitali. L'ipotesi più accreditata è la cessione di alcuni immobili. Nelle scorse settimane ci sarebbero stati alcuni contatti, ma ancora niente di formalizzato. La cessione di alcune proprietà permetterebbe alla società dei fratelli Cerri di poter contare su risorse straordinarie con cui procedere alla ristrutturazione del debito e scongiurare così il percorso del concordato fallimentare. Ma a rendere complicata la vicenda c'è anche la particolare congiuntura in cui perfino il valore degli immobili adibiti a punto vendita, tutti di proprietà della famiglia Cerri ad eccezione di quello di Reggio Emilia, soffre delle prospettive della crisi . ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Smi, i 43 interinali perdono tutto
Sparisce il posto di lavoro e non c’è nemmeno la cassa integrazione
LIVORNO Niente da fare per i 43 lavoratori interinali della Smi, l’azienda – con sede in via della Ferrovia (accanto alla Trw) – che si occupa dell’installazione di impianti gpl a bordo di auto nuove, soprattutto Opel. Non sarà rinnovato il loro contratto né trasformato in contratto a tempo determinato: l’ha comunicato l’azienda nel faccia a faccia con il sindacato Fiom Cgil. Gli interinali rappresentavano praticamente la metà della forza lavoro dell’azienda e avevano il contratto in scadenza oggi. L’azienda deve fare i conti con le pesanti conseguenze del fatto che la società emiliana Landi, che gestisce il kit di trasformazione gpl, ha fatto un accordo con General Motors: l’installazione degli impianti non passa più dalla fabbrica livornese, è stato spostato in Spagna. La proprietà conta di ridurre così il costo del lavoro e andare in cerca di nuove commesse. Sta di fatto che ai lavoratori interinali non sarà neanche riconosciuta la cassa integrazione.
De Tomaso, a luglio il via ai licenziamenti
L’ODISSEA DEGLI EX DELPHI
Ormai era difficile farsi illusioni ma adesso siamo proprio arrivati al capolinea della triste vicenda De Tomaso: il curatore fallimentare dell’azienda della famiglia Rossignolo ha informato i sindacati che il 4 luglio saranno recapitate ai lavoratori le lettere di licenziamento. Più di mille fra gli addetti dello stabilimento torinese ex Pininfarina di Grugliasco e gli operai livornesi dell’ex Delphi che hanno vissuto un calvario personale durato sette anni prima di veder definitivamente finire in frantumi l’ipotesi di riavere un posto di lavoro, stavolta all’interno di una società che avrebbe prodotto auto extralusso con il marchio De Tomaso. Una vicenda precipitata nell’abisso di una gestione industriale che non ha mai spiccato il volo se non nelle chiacchiere: anzi, finita in un tourbillon di imputazioni e arresti. Dal Piemonte i vertici Fiom spiegano che si tratta di una procedura obbligata per evitare contenziosi sul preavviso: resta però in piedi «il tentativo di cercare una nuova proroga della cassa integrazione che scade appunto a luglio», dicono dal quartier generale dei metalmeccanici Cgil. Sul caso interviene anche il consigliere regionale Mauro Romanelli (Sel): «Finora le Istituzioni locali e regionali sono riuscite a fare ben poco, troppa fiducia a scatola chiusa è stata data in passato a Rossignolo». Chiedere al governo il sostegno a progetti di formazione e la proroga della “cassa” con la speranza di un'acquisizione, sono sì apprezzabili «ma rischiano di essere un palliativo, con poche speranze di successo: serve una riflessione urgente, sta andando a rotoli la coesione sociale».
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