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Il sindaco medita di dare le dimissioni - Il Tirreno Livorno
Dopo le critiche del segretario del Pd, una tesissima riunione politica della giunta Indiscrezioni unanimi: il primo cittadino ha chiesto un po’ di tempo per riflettere
PROTAGONISTI DEL VERTICE L’analisi di De Filicaia addossa le colpe sulla amministrazione e basta senza tenere conto della crisi politica e economica
di Alessandro Guarducci wLIVORNO Questa volta non ha picchiato il pugno sul tavolo. E non ha nemmeno sbottato, prendendosela per qualcosa in particolare. Nelle quasi tre ore di seduta della giunta “politica” andata in scena l’altro ieri, il sindaco Alessandro Cosimi (nella foto) è rimasto freddissimo («fin troppo calmo, conoscendo il suo carattere», dicono all’indomani alcuni assessori) nell’analizzare le dichiarazioni sulla stampa di Yari De Filicaia. E ha concluso la riunione senza prendere alcuna decisione in merito. «Rifletterò sul da farsi», è stata la frase con cui il sindaco ha chiuso la seduta. Lasciando così aperta l’eventualità di possibili dimissioni. Parola che non ha pronunciato, è vero, come invece era accaduto in passato, ma è proprio questo fatto, paradossalmente, a preoccupare di più gli assessori. Uno di loro ce lo dice chiaramente: «Qualche volta è successo che il sindaco, preso dall’arrabbiatura, abbia detto “ce ne andiamo tutti a casa”. Ma stavolta no, ha voluto tenere tutto dentro di sè...» Di certo c’è che al sindaco, i giudizi espressi da Yari De Filicaia non sono andati proprio giù. E l’ha detto durante la giunta politica. A Cosimi è dispiaciuto soprattutto che De Filicaia non abbia fatto alcun cenno al contesto in cui l’amministrazione comunale si trova ad operare. «È vero - dice un altro assessore - Cosimi ha detto che De Filicaia, in questo modo, ha fatto passare il messaggio che se in città c’è malessere è solo e soltanto colpa del sindaco e della giunta. Come se la crisi economica e politica nazionale non lambissero Livorno. Come se nelle altre città guidate dal Pd tutto andasse per il meglio...» Ed è da questo punto che scatta la «rivolta» della giunta contro il segretario comunale del Pd: dicono che avrebbe dovuto calare le sue parole nel contesto politico che Livorno, ma non solo, sta vivendo. Ed è forse la preoccupazione su quello che potrebbe accadere a breve - adesso lo strappo tra sindaco e partito è sotto gli occhi di tutta la città - che spinge gli assessori a raccontarci l’esito della giunta politica chiedendoci però di rimanere anonimi. Cosa che non ha precedenti in passato. «Temo molto la riflessione che sta facendo in queste ore il sindaco...», ci rivela un suo stretto collaboratore. Un altro ammette che Cosimi «è davvero amareggiato», per poi aggiungere «che non è sua intenzione fare la parte del cattivo, mentre gli altri passano da buoni». Più che indiscrezioni, le parole dei protagonisti della giunta politica assomigliano a un resoconto. «Cosimi ha detto che non c’è nulla di moderne nelle parole di De Filicaia - ci racconta un altro compenente della squadra di governo cittadino - ed ha perfettamente ragione. Il nostro segratario si discosta infatti dalla visione regionale e da quella nazionale: ma come, il Pd al Senato indica Pietro Grasso come presidente, nel segno della legalità, e qui viene chiesta la variante anticipatrice delle colline, cioè la sanatoria degli abusi edilizi che è illegale...» Negli appunti che prendiamo parlando con i collaboratori del sindaco, sottolineiamo la questione del porto: il no alle crociere e la difesa degli accosti per la Compagnia prospettati da De Filicaia non sarebbero stata affatto gradita da Cosimi. Insomma, una rottura su tutti i fronti. Tanto che un assessore ci regala anche una confidenza che avrebbe ricevuto dal sindaco: «Mi ha detto che la visione politica di De Filicaia, è quella di un partito nel 1956...» C’è un solo assessore, tra i vari con cui abbiamo parlato, che decide di metterci la faccia. È Maurizio Bettini e lo fa per una questione specifica: le gare remiere. «Sono dispiaciuto per le dichiarazione di De Filicaia - dice - La riforma del remo non sarà la migliore del mondo e come tutte le cose è perfettibile. Di certo era necessaria, e io non ho fatto altro che portare a compimento il progetto messo a punto due anni fa da Claudio Ritorni». Insomma, anche il remo divide ormai il Pd dalla giunta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lippi fa l’equilibrista tra Cosimi e De Filicaia
Il segretario del Pd prova a ricucire: «I Mohicani? Battuta infelice, avrei evitato» E sulle priorità tracciate dal collega: «Condivisibili, ma c’è anche il lavoro...»
di Juna Goti wLIVORNO Martedì il segretario comunale del Pd, Yari De Filicaia, ha presentato ai giornalisti - e indirettamente agli enti della città, primo fra tutti il Comune - le otto priorità del partito. Otto punti, dal porto alla sanità, che hanno scatenato reazioni a catena fuori e dentro il partito. Lunedì, in via Donnini, De Filicaia era solo. Samuele Lippi è il segretario territoriale, in pratica l’uomo che dirige la politica del Pd in tutta la provincia. Lippi, lei sapeva della mossa di De Filicaia? «È stata una iniziativa dell'unione comunale». Ma nel merito cosa ne pensa? «Penso che il segretario ha affrontato questioni importanti, che sono sul tappeto. Non sono rimasto sorpreso dei contenuti». Quindi condivide o no le proposte fatte? «Sì, certo, sono condivisibili. Ma ce ne sono anche altre, a partire dal lavoro. In ogni caso è importante aprirsi al territorio, tornare nelle piazze, come ha detto anche De Filicaia. È una riflessione che avevamo già avviato negli organismi del partito». Il suo omonimo livornese si è lasciato scappare una battuta sul sindaco: lo ha chiamato “ultimo dei Mohicani”. Cosimi non ha gradito. Lei? «Onestamente l'ho trovata ingenerosa. Io non l'avrei detto. Siamo di fronte a una fase di grande cambiamento e innovazione: tutte le anime del partito, tanto più chi ha ruoli di primo piano, sono utili e devono dare un contributo. Diciamo che è stata una battuta infelice, poteva essere evitata …». Il numero due della segreteria comunale si è dimesso. Divergenze nel partito? «Alessio Ciampini è un bravissimo ragazzo, capace, ha tutta la mia stima. Lunedì inizierà un'esperienza professionale importante. È giusto che pensi al suo lavoro. Certo per noi è una perdita, ma nella sua scelta leggo più un'esigenza personale, di autonomia, che un contrasto col partito. Sono convinto che continuerà a dare il suo contributo, sarebbe un peccato». Ciampini (due lauree e un master) ha lasciato il coordinamento. D'Alonzo, ex segretario di Shangai, si è trasferito a Roma e guarda alla carriera diplomatica. Il Pd aveva puntato si Di Rocca, ex presidente Aamps e suo predecessore, che poi si è dimesso. Vi bruciate tutte le "carte giovani"? «Ma ci mancherebbe. Certe situazioni non vanno lette come dismissione di capacità o non attenzione ai nostri giovani. Semmai il partito, oggi, è uno strumento della politica fatta per passione: è finita l'era dei funzionari! Questi ragazzi devono avere opportunità extra, pensare alla loro vita. L'ho fatto anch'io quando ho deciso di smettere di fare l'amministratore pubblico per lavorare. Ho lasciato in anticipo l'incarico di assessore, a Cecina, quando mi si è presentata un'opportunità nel settore sviluppo energie di Unicoop Tirreno. Ho costruito la mia vita personale, senza abbandonare la passione politica. È giusto che i giovani del partito facciano lo stesso». Il sindaco era furioso dopo la linea dettata all'amministrazione. Vi siete sentiti? Lungo silenzio. Deduco di sì. Cosimi ha riunito la giunta, gli assessori sono in fibrillazione: le risulta che qualcuno abbia chiesto la testa di De Filicaia? «Questo onestamente non lo so. Però sì, ci siamo parlati in mattinata, prima della giunta. Il sindaco era amareggiato. Siamo in una fase delicata per tutto il sistema, ognuno deve mettere un quid in più di ragionevolezza in quello che fa …». Si riferisce al sindaco o al segretario? «A tutti. Siamo tutte persone intelligenti. Quello che non dobbiamo dimenticare è che le amministrazioni locali sono bloccate dal Patto di Stabilità, stanno facendo un lavoro immane per garantire i sevizi in mezzo a difficoltà oggettive. Dobbiamo avere la capacità di governare questo momento». È difficile se vi fate la guerra. «Nessuna guerra, siamo tutti dalla stessa parte, lo voglio chiarire. L'obiettivo è sempre lo stesso: lavorare per risolvere i problemi reali, concreti, della gente». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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