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Scuole chiuse, l'acqua tornerà dopo le 13 - Il Tirreno Livorno

 

Tecnici Asa al lavoro tutta la notte, il servizio di autobotti resterà attivo anche stamani fino al “cessato allarme”
 
EMERGENZA SENZA PRECEDENTI»IL PUNTO
 
 
 
 
di Alessandro Guarducci wLIVORNO Anche oggi, a causa dell’emnergenza idrica, è stata sospesa l'attività didattica in tutte le scuole di ogni ordine e grado. «Non ci sono i tempi tecnici necessari per controllare gli impianti prima dell’ingresso degli studenti», ha spiegato il sindaco Alessandro Cosimi, sottolineando che la decisione è stata presa d’intesa con la Provincia, la Prefettura, l’Asl e il Provveditorato agli Studi. « All'interno degli istituti - prosegue Cosimi - sarà comunque garantita la presenza di personale per fornire informazioni ai familiari degli alunni e per permettere l'accesso alla struttura da parte di tecnici comunali per la eventuale verifica degli impianti». Il rischio è che al riavviarsi dell’acqua possano esserci problemi legati all’occlusione dei filtri e ai contatori, con possibili disservizi. Prima della riapertura delle scuole il Comune dovrà provvedere pertanto alla totale pulitura dei filtri, dei contatori e dei cassoni autoclave. Le lezioni riprenderanno quindi domani, mentre l’acqua dovrebbe far ritorno in città già da stamani. Nel corso della riunione dell’unità di crisi che si è svolta nel tardo pomeriggio di ieri a Palazzo Civico e che è stata presieduta dal sindaco (erano presenti i rappresentanti del Comune della Protezione Civile, dell’Asa, della Prefettura, dell’ Asl e del Provveditorato), i tecnici dell’azienda di servizi hanno spiegato che l'operazione si sarebbe conclusa intorno alle 4 di notte e che successivamente, ma molto gradualmente, si sarebbe proceduto all'erogazione dell'acqua. Già all’alba, quindi, ci dovrebbe essere acqua nelle abitazioni ai piani bassi e, a mezzogiorno, tutto dovrebbe funzionare a regime. Queste sono le previsioni:solo stamani stamani sapremo se sono state confermate o meno dai fatti. Di certo c’è che nella zona del guasto, nei pressi del canale dei Navicelli, si è lavorato duramente per tutta la notta. Nella tarda serata di ieri, comunque , è stata messo nuovamente a regime il bypass, ovvero la condotta più piccola (tubo da 400) che è entrata in funzione intorno alle 21. Ciò ha consentito di avere di avere disponibilità di 300 litri al secondo e quindi acqua ai piani terra delle abitazioni - almeno in alcuni nquartieri - e riempimento dei cassoni autoclave. Difficoltà nell’approvvigionamento idrico si sono coimunque continuate a registrare un po’ dappertutto ieri sera, comprese anche diverse abitazioni della zona sud, quella che comunque è stata meno colpita dall’emergenza idrica: questo perchè la periferia sud è servita dalla conduttura di Mortaiolo, mentre il resto della città riceve acqua dalla grande conduttora di Filettole, che è proprio quella in cui si è verificato il guasto conseguente a una rottura. Comunque sia, finché il guasto non sarà completamente riparato e tutta la città non avrà l'acqua, il Comune insieme ad Asa continueranno a garantire il servizio di approvvigionamento idrico con autobotti che è scattato ieri mattina. «Un piano di sostegno alle funzioni vitali della città messo a punto dalla Protezione Civile del Comune», ha commentato al riguardo Alessandro Cosimi. Una misura che si affianca al lavoro già messo in piedi da ieri dalla Protezione Civile del Comune insieme al volontariato (tramite il numero 0586-446622) per rispondere a emergenze di anziani soli, persone malate. Il piano, come spiega il sindaco Alessandro Cosimi, «intendeva dare una risposta immediata alla popolazione che si è trovata per molte ore sprovvista d'acqua. Ospedale, case di riposo e altri "luoghi sensibili" sono tutelati e vengono continuamente riforniti d'acqua; così come tutti i malati domiciliari vengono contattati dalle associazioni di volontariato per la distribuzione di acqua in caso di necessità». La Protezione Civile del Comune invita comunque la cittadinanza «a fare un uso oculato dell'acqua, razionalizzandone al massimo il consumo. Si invita pertanto a limitare l'uso di lavatrici e di lavastoviglie». Cautela nei consumi è stata raccomandata anche agli uffici pubblici. (ha collaborato Martina Corirossi) ALTRO SERVIZIO A PAGINA 14

Da due notti nel fango per ridare l’acqua alla città
 
Lungo l’argine dell canale dei Navicelli con gli operai e i tecnici impegnati a riparare la tubatura che si è rotta tra piani alternativi e attese
 
di Federico Lazzotti wLIVORNO Le luci artificiali illuminano la seconda notte di lavoro lungo il canale dei Navicelli, a due passi dall’uscita che dall’Aurelia porta verso Coltano. «Dove c’era la discoteca Missisipi», si sente rispondere chi chiede indicazioni per raggiungere il punto esatto dove da 48 ore si sta combattendo la battaglia tra tecnologia e natura, nel tentativo di riportare al più presto l’acqua nelle case di centomila livornesi. Sono da poco passate le dieci di sera, e prima di intervenire sulla tubatura danneggiata, gli operai devono ancora piantare nel terreno argilloso le ultime palancole ermetiche, lastre alte almeno cinque metri che servono a formare una diga lungo l’argine per evitare che l’acqua del fiume filtri ancora nel cratere dove scorre la condotta. La colonna sonora sembra quella di un concerto metal che di tanto in tanto veniva organizzato nel rudere abbandonato a due passi dall’argine dove ora vengono appoggiati tubi e motori. Ma il suono sordo e metallico, stanotte, non è quello di batteria e basso, ma della testa della gru che batte sulle lastre per fissarle a terra. «Inizieremo a lavorare sul tubo che si è rotto intorno a mezzanotte e speriamo alle 4 l’operazione si sia conclusa», spiegano nell’ultima comunicazione ufficiale i vertici di Asa. Stefano e la sua squadra di trentatre turnisti ha davanti a sé una notte in bianco, Nicola, invece se l’è appena lasciata alle spalle. I due operai dell’Asa, giacca caterifrangente arancione e scarpe da lavoro, a metà pomeriggio hanno i piedi immersi nel fango e stanno appollaiati lungo l’argine dei Navicelli insieme ad una ventina di colleghi mentre davanti a loro si tagliano gli ultimi alberi per permettere la creazione del cantiere. È a pochi passi da loro, dentro ad un cratere che sprofonda per oltre tre metri, in mezzo ad acqua sporca, detriti e pezzi di legno che spunta la sagoma dell’acquedotto. «A guardarlo così – spiega un operaio con la barbetta ingrigita – sembra un tubo da nulla, invece da qui passano quattrocento litri al secondo, in pratica si tratta dei due terzi dell’approvvigionamento totale di cui ha bisogno la città». Quello che è successo tre metri sottoterra martedì mattina cerca di spiegarlo Mirco Brilli, responsabile impianti e reti dell’Azienda. «La giuntura che collega i due tubi, uno in fibrocemento e l’altro in acciaio, ha ceduto. L’acqua ha iniziato ad uscire creando il cratere che vedete. Ma la cosa peggiore è stata il cedimento del terreno e l’abbassamento di alcuni centimetri della condotta più piccola». Per riparare il danno, in un primo momento, gli ingegneri aveva ideato un piano soft e più rapido: mettere delle palancole intorno alla frana, pompare via l’acqua e con l’aiuto di un paio di sommozzatori mettere in linea la condotta e rattopparla con una nuova giunta. «Ma il progetto - spiega Nicola – è naufragato poco prima delle una quando ci siamo accorti che l’argine del fiume aveva ceduto più del previsto e quindi l’acqua che filtrava era troppa per poterla aspirare via». Per questo è iniziato il piano B e da Reggio Emilia è partito un camion con 54 lastre ermetiche ed è stato pianificata l’operazione di taglio e cuci del tubo. Il costo totale dell’operazione? «Per adesso – rispondono da Asa – cerchiamo risolvere il problema, i conti li faremo alla fine». È nei tempi morti che si fanno le riflessione. «Il problema vero – spiega un operaio con la tuta bianca guardando gorgogliare la condotta – è che questa tubatura risale a quando la città aveva la metà degli abitanti: prima eravamo 80mila ora siamo il doppio, tutti ci laviamo e vogliamo le comodità». La notte dei Navicelli non è ancora finita.

Se la protezione regge lavori veloci
 
 
 
 
La parola più gettonata della giornata è palancole. Si tratta delle lastre che sono state usate per creare una diga lungo il canale dei Navicelli e permettere di riparare la tubatura rotta lungo la condotta che da Filettole porta l’acqua fino a Livorno. «È un componente costruttivo – è la definizione – in acciaio laminato a caldo o a freddo con incastri maschio-femmina che connessi tra loro durante l'infissione nel terreno, formano una parete continua. La caratteristica principale del palancolato consiste nella resistenza alla spinta laterale ed all'impermeabilità del gargame. La superficie della palancola può essere rivestita per motivi estetici o per migliorare la resistenza alla corrosione. Il gargame può essere sigillato ermeticamente con resina tipo in poliuretano per ottenere un palancolato a tenuta».

Assalto alle autobotti in coda alle fontanelle
 
Per evitare tensioni, in alcuni casi sono dovuti intervenire i vigili urbani File di oltre cinquanta persone munite di taniche, bottiglie e secchi
 
 
 
 
LIVORNO Lunghe code davanti alle fontanelle, autobotti prese letteralmente d’assalto, scaffali dei supermercati svuotati delle bottiglie. Immagini da “The day after” per l’intera giornata di ieri a Livorno, quando migliaia di persone si sono trovate assolutamente impreparate ad affrontare un’emergenza senza precedenti: la prolungata assenza di acqua potabile nelle case, nei negozi, negli uffici. E così ieri mattina di buon ora, dopo aver verificato che i rubinetti erano sempre all’asciutto, numerosi livornesi muniti di taniche, bottiglie e secchi si sono diretti alla volta delle fontane dell’Asa di via del Gazometro e dei Tre Ponti (quella di via Torino era già asciutta) e delle varie fontanelle sparse sul territorio per fare provvista d’acqua. Il tutto con l’ombrello aperto, per ripararsi dalla pioggia: rimanere all’asciutto, quando da giorni piove a dirotto è sembrata ai più davvero una beffa. Alla fontanella di via dei Pensieri, per esempio, la coda ha raggiunto le quaranta-cinquanta persone. Più o meno la stessa scena in altre zone. Per ordinare la situazione ed evitare tensioni, in alcune circostanze sono dovuti intervenire i vigili urbani. La protezione civile del Comune, d’intesa con Asa, ha poi predisposto un servizio di autobotti in otto zone della città (la prima è arrivata in piazza della Repubblica) proprio per permettere e alleggerire il rifornimenti idrico alle fontane pubbliche. Le autobotti per distribuire l’acqua potabile ai livornesi sono rimaste in funzione per l’intera giornata:in alcuni zone il servizio ha funzionato a tratti, come sul viale della Libertà, suscitando la protesta di decine di cittadini. Anche in questo caso si è reso necessario l’intervento dei vigili. Presi d'assalto i negozi in cerca di taniche e nei supermercati sono finite le scorte d'acqua imbottigliata: molti gli scaffali erano già vuoti nel primo pomeriggio di ieri. Alessandro Guarducci

Emergenza semza precedenti

di CRISTIANA GRASSO Genera più infantile stupore che rabbia quel rubinetto ostinatamente inerte. E per due giorni quello stupore si è ripetuto ogni volta che uno dei tanti banali gesti quotidiani - lavarsi i denti o sciacquare un bicchiere, riempire la ciotola del cane o fare il caffè - si è infranto contro una privazione praticamente sconosciuta. Perché l’acqua, potabile e corrente, è uno di quei “lussi” che diamo per scontati. Certo, almeno i più informati e sensibili alle problematiche ambientali, sanno che l’acqua non va sprecata, che le riserve non sono infinite, che ci sono luoghi dove per la mancanza di acqua si muore. Ma sono consapevolezze che l’abitudine a disporre di questo privilegio in ogni momento della giornata, quanto e come vogliamo, spinge nell’area più remota della coscienza. Non c’è acqua e sembra quasi uno scherzo, perché l’acqua ci spetta, fa parte della vita, un po’ come l’aria. E se non è uno scherzo al massimo può essesere una brevissima emergenza, minuti, al massimo poche ore. Invece non solo non è uno scherzo ma è un’emergenza vera e lunga, nessuna certezza su quando finirà, veri e propri bollettini di guerra rendono la situazione ancora più surreale. L’inquietudine cresce piano piano, l’incredulità resta costante. E chi avrebbe mai immaginato di dover compiere gesti dimenticati e addirittura sconosciuti ai più giovani, attingere da secchi e tinozze dove senza neppure troppa convinzione si sono raccolte un po’ di scorte. Oppure fare la fila all’autobotte e sembra di stare in un film. Gli scaffali vuoti dei supermercati raccontano di migliaia e migliaia di bottiglie di acqua minerale di cui è stata fatta incetta, ancora inquietudine quando non si trova più nemmeno al bar. Non c’è acqua e non riusciamo comunque a farcene una ragione, sovrappensiero torniamo a quel rubinetto sperando che questa volta non ci tradisca e invece il miracolo non si avvera. Traditi in casa e traditi fuori, anche dove meno ce lo saremmo aspettati. Manca l’acqua e, chi l’avrebbe mai detto, si ferma la città. Le scuole per esempio. Chiuse, per due giorni, ed è il primo choc. Poi molti bar, ristoranti, pizzerie, il parrucchiere. Persino il cinema. Niente servizi igienici niente proiezioni e chi mai avrebbe pensato che senz’acqua non si può nemmeno andare a vedere un film o uno spettacolo teatrale, che si fermano i cantieri edili, le palestre, le mense. Due giorni di passione e di spaesamento e questa inaspettata “assenza” sempre più pesante, sempre più invadente. Un disagio grande certo ma anche una bella lezione sulla precarietà del nostro stile di vita confortevole che riteniamo inattaccabile, sull’abitudine a non riflettere su quanto, cosa e come consumiamo, su come un banale incidente può cambiare da un momento all’altro le abitudini di centinaia di migliaia di persone. E, finita l’emergenza, magari per un giorno, a quel rubinetto che torna a versare acqua saremo un po’ grati. @crigrasso ©RIPRODUZIONE RISERVATA

C’era un’altra condotta ma è abbandonata
 
Solo a sera riesce il tentativo di usare la tubatura del 1911 come bypass. L’Asa: colpa della pressione non della manutenzione
 
 
 
 
di Giulio Corsi wLIVORNO C’era un’alternativa alla conduttura che dagli anni Settanta porta l’acqua da Filettole alle case dei livornesi. E’ la vecchia conduttura che le corre parallela, dalle campagne del Serchio, lungo i Navicelli fino alla città. L’avevano costruita i nostri bisnonni all’inizio del secolo scorso. Era il 1911 e da allora, attraversando due guerre, i bombardamenti, la ricostruzione e l’espansione edilizia degli anni Sessanta, quei tubi in ghisa avevano garantito l’arrivo dell’acqua a tutta Livorno fino alla decisione di dismetterla per costruirne una più potente e moderna. E’ proprio a quella vecchia conduttura che all’Asa hanno pensato immediatamente quando si è verificato il crac del collettore. L’obiettivo era usarla come bypass per superare il punto di rottura. Ma lei, abbandonata o quasi da una quarantina d’anni, non ha retto. E’ collassata subito due volte. Facendo sgretolare anche l’opzione B e lasciando Livorno a secco. Anche se ieri sera è stata finalmente riattivata, e ha permesso di migliorare la situazione tanto che attorno a mezzanotte in molte case del centro l’acqua era miracolosamente ricomparsa. Una domanda tuttavia sorgeva spontanea: se la vecchia conduttura si fosse trovata in una condizione migliore, avrebbe potuto tamponare la falla di queste 48 ore? Tradotto: se l’Asa avesse curato anche la condotta parallela anziché abbandondarla ci saremmo salvati dal black-out usandola come bypass? La risposta che arriva dall’azienda è chiara: no. «Non è una questione di manutenzione - diceva in serata il direttore generale Michele Caturegli -. Il tubo è vecchio, fragile, è saltato per vari motivi, il principale dei quali è legato alla sovrapressione. La messa in marcia di un tubo è un momento delicatissimo dell’ingegneria idraulica, il rischio è quello del colpo d’ariete, cioé quel fenomeno che si presenta quando una condotta chiusa e in pressione viene aperta repentinamente arrivando a provocare la rottura del tubo. Sapevamo del rischio ma nell’emergenza l’abbiamo messa in esercizio, si è rotta e l’abbiamo riparata». E allora ecco la seconda domanda: qual è la soluzione che si dovrà studiare per evitare che un fatto del genere possa ripetersi? Va trovata nella vecchia condotta o altrove? Qui i vertici dell’Asa hanno opinioni contrastanti. «I tubi in ghisa non sono considerati più adatti e la pressione che la vecchia tubatura è in grado di reggere è minima rispetto a quella che serve oggi - premette il presidente di Asa Fabio Del Nista -. Però è chiaro che quest’emergenza ci farà studiare come rendere questa condotta parallela più utilizzabile. Di certo bisognerà capire i costi. Per ora solo per l’intervento d’emergenza siamo tra i 400 e i 600mila euro». Per Caturegli però la soluzione è diversa. E si trova già sul tavolo dell’azienda. «Si tratta di dare una maggiore autonomia nell’approvigionamento alla città - afferma il direttore generale -. Ad oggi gli stoccaggi che abbiamo al Cisternone ci garantiscono undicimila metri cubi d’acqua, mentre altri settemila sono contenuti nelle riserve che abbiamo a Banditella». La soluzione secondo Caturegli è triplicare le “gobbe” dei cammelli cittadini. «Dobbiamo arrivare ad avere una riserva da 50mila metri cubi d’acqua. In pratica dobbiamo costruire un nuovo serbatoio, che tra l’altro già si trova nei piani strategici della Regione. L’obiettivo deve essere quello di poter fronteggiare la mancanza dell’acqua per due, tre giorni, i tempi massimi che un’emergenza eccezionale come questa può richiedere. Conosciamo già anche i costi di un intervento del genere: dai cinque ai sette milioni di euro». @giucorsi ©RIPRODUZIONE RISERVATA


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