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In 11mila senza lavoro, come un esercito - Il Tirreno Cecina
Ma con la riforma Fornero in migliaia rischiano la cancellazione dalle liste e la perdita delle tutele legate alla mobilità
di Gianni Parrini wCECINA Ancora non si è capito se lo fanno per scelta o per imprecisione. Nel primo caso sarebbe cattiveria, nel secondo un errore da matita blu, imperdonabile per un cosiddetto "governo dei professori". Di fatto, però, la scure dell'esecutivo Monti colpisce le fasce deboli, in particolare i senza lavoro. Stanno a casa in 11.000. La schiera dei disoccupati aumenta di giorno in giorno e ha ormai composto un numero a cinque cifre. 10.945, questo il dato esatto degli iscritti alla disoccupazione ai Centri per l'impiego di Cecina e Rosignano a fine 2012. L'anno precedente erano 9.461. La crisi, dunque, morde le imprese e soprattutto la forza lavoro. E non finisce qua. Perché molte delle persone iscritte in un sol colpo si vedono escluse dalle liste di disoccupazione e da quelle per la mobilità. La disoccupazione negata. Una delle parti più rilevanti della famigerata riforma Fornero (legge n.92) riguarda la modifica dei criteri per l'iscrizione alle liste della disoccupazione. Fino a oggi rimanevano iscritti sia coloro che avevano un contratto a tempo determinato inferiore agli 8 mesi (dai co.co.co. a tutte altre forme parasubordinate) sia coloro che pur lavorando con continuità denunciavano un reddito annuo inferiore agli 8mila euro lordi (4.800 per gli autonomi, ndr). Con la riforma viene meno il criterio del reddito mentre quello della durata dei contratti passa da 8 a 6 mesi. Questa nuova definizione dello stato di disoccupazione cancellerà migliaia di nomi dalle liste attuali. «Un numero preciso non siamo in grado di fornirlo - spiega Patrizia Cotta Ramosino, la responsabile del centro per l'Impiego di Cecina e Rosignano - Il 10, il 20 o forse il 30% degli attuali 10.946 iscritti: è difficile dirlo con precisione. Di sicuro, sul nostro territorio il problema tocca in particolar modo il genere femminile: a perdere l'iscrizione saranno le donne che lavorano per imprese o cooperative di pulizie, o presso le mense, oppure fanno le impiegate part-time. In pratica, tutte quelle figure che lavorano per poche ore la settimana e che, pur in presenza di un rapporto continuativo, hanno un reddito inferiore agli 8mila euro annui». I “cancellati” rimangono così tagliati fuori da un sistema di agevolazioni che prevede indennità previdenziali e l'esenzione dalle spese sanitarie. Per non parlare della formazione gratuita fornita dai centri per l'impiego e della possibilità di usufruire degli sgravi contributivi di cui beneficiano le aziende che li assumono. Niente soldi per la mobilità. L'altra brutta sorpresa riguarda il trattamento di mobilità per i lavoratori delle piccole aziende (legge 236). A scoprire la novità una circolare dell'Inps dello scorso 28 gennaio, nella quale si denuncia la mancata copertura nella legge di Stabilità 2013 degli sgravi contributivi destinati alle aziende che assumono lavoratori in mobilità licenziati dalle aziende sotto i 15 dipendenti. «Questa è una vera e propria bomba - conferma la responsabile dei centri impiego - A parte la Solvay, la Coop o poche altre grandi aziende, qui sul territori sono tutte sotto i 15 dipendenti. Lo scorso anno, per fare un esempio, su 444 domande di mobilità presentate a Rosignano ben 424 facevano riferimento alla legge 236. Il mancato rifinanziamento della norma rischia di bloccare un meccanismo di reinserimento nel mondo del lavoro che ha dato buoni risultati. I lavoratori in mobilità, infatti, portano in dote al datore sgravi contributivi considerevoli, che possono protrarsi da uno a tre anni». Ad esempio, un lavoratore in mobilità sopra i 50 anni, formato e con esperienza ha una posizione contributiva che al datore di lavoro costa quanto quella di un'apprendista. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Cgil: «Nel 2013 cassa integrazione a rischio»
Domande triplicate rispetto all’anno precedente. I 33 milioni stanziati dal governo non bastano
CECINA «Mancano i soldi per mobilità e cassa integrazione in deroga». La Cgil di Livorno denuncia la situazione drammatica vissuta da aziende e lavoratori della Provincia: «Da gennaio ad oggi in Toscana si sono registrate 4927 domande di cassa integrazione – spiega Simonetta Bagnoli della Cgil di Livorno – Tre volte più che nello stesso periodo dello scorso anno. Il tutto per un importo complessivo di 60 milioni di euro. Una cifra praticamente doppia rispetto ai 33 milioni assegnati alla Toscana. E siamo solo all’inizio dell’anno». Situazione analoga per la mobilità: gli sportelli dell’Inps hanno continuato ad accettare le domande pervenute nonostante non vi fosse copertura. Sono state 406 le richieste avanzate in questa prima parte dell’anno. Nelle scorse settimane l’assessore regionale Gianfranco Simoncini aveva scritto una lettera al governo per denunciare e la mancata copertura della legge 236 e ieri nel corso di una conferenza Stato-Regioni svoltasi a Roma la situazione si è parzialemente sbloccata: «Mi auguro che oggi, superato il blocco – aggiunge Simoncini - gli uffici dell'Inps possano smaltire il forte ritardo accumulato in questi due mesi di stallo e che non vengano sollevati nuovi cavilli burocratici che sarebbero intollerabili». Resta un problema più generale legato alle risorse per tutti gli ammortizzatori: il fabbisogno previsto dal governo per la copertura del 2013 secondo le Regioni è fortemente sottostimato.
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